Pensieri buttati là

Sono sicuro che morirò senza mai aver capito quando cacchio è Carnevale. Come funziona, quand’è martedì grasso, giovedì grasso: io non c’ho mai capito una mazza.

Il successo di ‘sto videogioco “Flappy Bird” è per me un mistero più misterioso del terzo segreto di Fatima. Banale, e non sarebbe mica quello, è che è fastidiosissimo da giocare. C’ho provato 6-7 volte e ogni volta non passavo più di pochi ostacoli. C’ho provato ancora perché, mi dicevo, se è diventato così virale un motivo ci sarà. Beh io sto motivo proprio non l’ho trovato: il gioco m’ha solo dato a nervi e giocarci m’ha semplicemente dato un senso di frustrazione. Ho dovuto cancellarlo dall’iphone in men che non si dica.

Tra le frasi migliori della mia nuova paladina Paola Taverna, il suo ultimo cazziatone a Renzi: “sei solo una spruzzata di profumo per coprire il tanfo della vecchia politica”. M’ha fatto sganasciare.

A meno di colpi di scena in zona Cesarini, sta per chiudersi l’inverno più spettacolare dal punto di vista metereologico che io ricordi da un pezzo. La parola giusta per definirlo è semplicemente: mite. Passeggiate in centro a Roma, giornate al sole in campagna, il tutto con temperature gradevolissime in dicembre, gennaio, febbraio, quando negli altri anni nello stesso periodo il solo contatto con l’aere all’esterno era un pein in de as. Certo che se l’estate sarà proporzionata sarà bene tenere pronti i cammelli.

E comunque

Ai primi posti della classifica della tristezza ci metto quelli che fanno bodybuilding in palestra, la cui cena consiste nel mangiare riso in bianco e pollo da un tupperware seduti su una panca negli spogliatoi a fine allenamento, tra la gente che va avanti e indietro in ciavatte e le svampate di sudore.