La funzione del lavoro

La funzione del lavoro è cambiata profondamente negli ultimi tempi: oggi non è più quella di produrre risorse, bensì quella di controllare l’accesso alle risorse. Incredibilmente, sembra che molti ancora non se ne siano accorti.

funzione-del-lavoro-copertinaLavoro improduttivo

Ogni giorno un fiume di impiegati si riversa nel traffico, e poi si chiude 8 e più ore in ufficio… però non sta producendo praticamente nulla. Una minima parte di questi lavoratori, certo, produce davvero risorse utili. Magari crea applicazioni tecnologiche innovative, o fa ricerche in campo scientifico o alimentare.

Ma sfortunatamente questa minima parte è sovrastata, schiacciata da un’enorme massa di impiegati che, in ore di fuffa davanti ai computer, non produce alcun valore concreto per la società. Di questa massa ho fatto parte anch’io, e fanno attualmente parte molti miei parenti e amici, per cui la sensazione frustrante di “non aver prodotto niente” alla fine di una giornata in ufficio la conosco bene.

Perché succede questo? La causa sono i lavoratori, che sono troppo pigri e demotivati, e che quindi in tante ore di lavoro non producono niente degno di nota? In realtà, solo in minima parte. La causa principale dell’ improduttività non sono i lavoratori, la causa è proprio il lavoro stesso: è concepito male, e soprattutto non serve.

Il lavoro è concepito male

Sul fatto che il lavoro moderno sia concepito male ho già scritto, per cui qui sarò molto breve.

Il problema è che insistiamo a usare un modello di lavoro dell’epoca industriale, obsoleto, che poteva andar bene un tempo, in cui un operaio messo al tornio per 8 ore a muovere la manovella, passava effettivamente 8 ore a muovere la manovella. Ma questo modello si continua ad utilizzare oggi, e applicato al lavoro intellettuale, di concetto, non funziona. Non ripeterò mai abbastanza che l’idea di portare avanti un lavoro intellettuale per 8 e più ore al giorno è irrealistico.

C’è l’ostinazione a vincolare il lavoro al tempo che il lavoratore passa effettivamente a lavorare, come se ai clienti che comprano un bene/servizio importasse qualcosa di quante ore è stato necessario lavorare per produrlo. Questo vincolo non ha molto senso, per un numero sempre crescente di lavori. Quello che ha senso, invece, è vincolare il lavoro al valore che viene creato e distribuito ai clienti.

Il lavoro non serve più

Ma c’è qualcosa di ancora più interessante: il fatto che il lavoro sia improduttivo, in realtà, non è un problema. So che questa affermazione sembra controintuitiva, eppure bisogna considerare che siamo arrivati a un punto, nella storia, in cui non abbiamo bisogno di aumentare la produzione di risorse, perché le risorse ci sono già per tutti. Anzi, ce ne sono decisamente troppe.

Ad esempio in termini di cibo. Attualmente siamo oltre 7 miliardi di persone sul pianeta, ma produciamo cibo per sfamarne 12 miliardi. Quindi produciamo troppo cibo e lo buttiamo via, riuscendo comunque, nel frattempo, a far morire di fame milioni di persone (in Africa e altri paesi poveri). Lo spreco della risorsa cibo è stato messo in numeri da uno studio di qualche anno fa, che ha evidenziato come una percentuale tra il 30 e il 50% del cibo prodotto sul pianeta non raggiunga mai uno stomaco umano. E senza dover consultare i numeri, lo vediamo bene “a occhio” nelle nostre case e nei supermercati: si butta tanto, si butta troppo.

E che dire del cibo per la mente? Anche di questo ce n’è tantissimo, infinitamente di più di quanto la società attuale sembra desiderare. Gli scaffali delle librerie contengono tantissimi libri grandiosi, ma di questi libri gran parte delle persone non ne leggerà nessuno, o al massimo solo una manciata, in una vita intera. Ci sono molti più documentari e film interessanti di quanti la persona media vedrà mai, e il mondo è pieno di posti meravigliosi (con bellezze naturali e artistiche da togliere il fiato), ma di questi posti la persona media non ne vedrà che una frazione microscopica in tutta una vita.

Il mio recente articolo “Roma vs Barcellona” infatti, è nato dal mio stupore nel constatare come la mia città, Roma, sia piena di posti straordinari, eppure gran parte delle persone che conosco -molte delle quali residenti a Roma stessa e dintorni-, non li ha mai visti, e anzi nemmeno sa che esistono. Passano gran parte del loro tempo a lavorare (improduttivamente) e di conseguenza non hanno molto tempo residuo per “consumare” le risorse artistiche della città.

Un altro esempio è quella della risorsa casa. Spesso si discute dei problemi di chi la casa non ce l’ha, e che si ritrova a vivere in strada, o delle famiglie numerose che vivono ammassate in un paio di stanze. Eppure raramente si fa notare che nelle città e nei paesi ci sono tantissime case vuote, inutilizzate. Case in cui non abita nessuno, e che non vengono nemmeno messe in affitto dai proprietari.

Questi sono pochi esempi, eppure già dovrebbero rendere evidente una cosa: la verità è che oggi esiste una sproporzione tra la quantità enorme di risorse che l’umanità ha a disposizione (cibo, case, arte, conoscenza, forme di intrattenimento…), e la quantità di queste risorse che viene effettivamente consumata: ne viene consumata solo una parte, a volte solo una parte ridicolmente piccola.

Per questo motivo i mantra ripetuti spesso da politici e media, “bisogna produrre di più” e “bisogna crescere”, sono una sciocchezza. Perché preoccuparsi di produrre più risorse, se l’umanità già adesso ha a disposizione un patrimonio immenso di risorse, di vario genere, che non usa?

Non ha molto senso questo fiume di lavoratori che corre ogni giorno tra il traffico e l’ufficio. Non solo il loro lavoro è condannato già dalla partenza ad essere improduttivo, proprio perché come ho accennato sopra segue un modello obsoleto e assurdo, ma addirittura non ha nemmeno bisogno di esserlo, produttivo, perché l’umanità non ha bisogno di più risorse.

Tutto questo lavoro non serve più. Non a produrre almeno, visto che la funzione originaria del lavoro è ormai decaduta.

Eppure si continua a lavorare

Già, eppure si continua a lavorare, e anche tanto. Il serpentone si attiva tutte le mattine. Sveglia, un caffè bevuto di corsa, i nervi per il tempo trascorso nel traffico, e poi ore e ore chiusi in ufficio, di cui solo una parte a produrre qualcosa di utile, e l’altra a perdere tempo in attività insignificanti. Tutto questo “qualcosa” dovrà pur fare. Una qualche funzione, tutto questo lavoro, dovrà pur averla. E infatti ce l’ha.

La funzione è diventata quella di controllare l’accesso alle risorse.

funzione-del-lavoro-controllo-accesso-alle-risorseIl fatto che le risorse esistano in grande abbondanza, infatti, non è certo garanzia che tutti riescano ad accedervi, tutt’altro. Oggi ad esempio moltissime persone non possono permettersi di mangiare cibo sano, di possedere una casa, di aumentare le proprie conoscenze tramite libri e documentari, di esplorare il mondo. E se non possono permetterselo è perché c’è qualcosa che glielo vieta: è proprio il loro lavoro.

È a causa del lavoro che le persone tornano la sera stanche a casa, e non hanno energia mentale per leggere un libro o guardare un documentario, per cui finiscono a guardare i telequiz in televisione.

È a causa del lavoro che le persone non hanno tempo e voglia di cucinare cibo salutare, che di solito richiede più tempo per essere reperito e preparato, per cui finiscono a mangiare cibi confezionati industriali, altamente processati.

È a causa del lavoro che le persone “non hanno le ferie” per potersi allontanare dalla propria città per viaggiare qualche mese per il mondo, per cui finiscono a doversi accontentare di 2-3 settimane di libertà all’anno, d’estate, in cui ovviamente tutto è più costoso: voli aerei, pernottamenti in hotel, intrattenimenti vari.

È a causa del lavoro che le persone restano disinformate, troppo svuotate fisicamente e mentalmente la sera da aver voglia di cercare informazioni alternative a quelle dalla televisione mainstream, e non vedono che sono proprio i politici e i capi delle corporazioni a decidere che le risorse vengano buttate, piuttosto che rese accessibli a chi ne ha bisogno.

Ad esempio, il motivo per cui molti proprietari di case preferiscono tenere le loro abitazioni chiuse e non affittate, piuttosto che metterle a disposizione, è che il governo rende sconveniente affittarle. Tra le tasse altissime e il nessun supporto in caso di infrazioni da parte degli inquilini, si è creato un sistema in cui è spesso preferibile lasciare la risorsa casa inutilizzata, piuttosto che metterla sul mercato.

Questa non è che una delle tante situazioni paradossali moderne, eppure di queste situazioni moltissimi lavoratori nemmeno se ne accorgono, proprio perché troppo assorbiti dal lavoro per farsi qualche domanda sulla realtà che li circonda.

Tenere occupate e distratte le persone, questa è diventata ormai la funzione predominante del lavoro, visto che la vecchia funzione produttiva si è praticamente estinta. Siamo arrivati a un grado di sviluppo in cui le risorse essenziali, quelle di cui la gente ha concretamente bisogno (cibo, casa, vestiti, medicinali e poco altro) vengono già prodotte da una piccola frazione della popolazione mondiale per tutti gli altri, in grande abbondanza, grazie al supporto delle macchine.

Tutto il resto dei lavoratori invece, il serpentone che tutti i giorni corre tra traffico e ufficio, è per lo più dedito a lavori superflui, poco produttivi, utili ad auto-alimentare il serpentone stesso. Dall’industria bancaria, all’industria farmaceutica (in gran parte), alle corporazioni alimentari del cibo processato, ai vari uffici pubblici, non è certo sorprendente che i lavoratori tornino a casa la sera non riuscendo a reprimere la sensazione di “non aver concluso niente”: il fatto è che non c’era proprio nulla da concludere!

Tutto quello che c’era da fare in realtà, era tenersi occupati e distratti. E a questo il loro lavoro ci ha pensato egregiamente.

I vantaggi della disoccupazione

Se aprite gli occhi, vi accorgerete che oggi le persone che hanno più difficoltà ad accedere alle risorse, quelle che ad esempio faticano di più a comprarsi una casa, o semplicemente a mantenere uno stile di vita salutare, sono proprio le persone che passano più tempo nel serpentone. Quelle che si tengono stretto il posto di lavoro, e che lavorano molte ore.

A queste persone viene ripetuto che “il lavoro è la soluzione” dei loro problemi, che lavorando di più si avvicineranno di più alle risorse che desiderano. E invece è vero esattamente il contrario: è proprio il loro lavoro che le tiene lontane dalle risorse. Il lavoro è il problema. Ad esempio, sono proprio tutte quelle ore di lavoro che tolgono alle persone la voglia di scoprire che cos’è il denaro, come viene prodotto, da chi, come funziona, togliendo loro di conseguenza la possibilità di imparare a guadagnarne di più.

Nonostante si continui a ripetere ovunque, senza applicare un ragionamento critico, che “c’è bisogno di lavoro” e che “bisogna aumentare l’occupazione”, io credo che oggi la società intera trarrebbe dei grossi benefici se aumentasse, di parecchio, la disoccupazione. Poiché moltissimi lavori che vengono svolti sono improduttivi e sterili, o magari lo sono, produttivi, ma producono comunque un eccesso di risorse che viene poi buttato, non ci sarebbero certamente danni se questi lavori sparissero.

Ci sarebbero invece molti vantaggi: le persone avrebbero più occasioni di guardarsi intorno, informarsi, avere una visione più completa della realtà in cui vivono. Potrebbero prevenire le malattie grazie a un’alimentazione naturale e uno stile di vita poco stressante, anziché curare le malattie dopo che si sono manifestate. Potrebbero dedicarsi alla ricerca, all’arte, allo studio. Tutte attività, queste, che accelererebbero lo sviluppo della società, piuttosto che la sua “crescita”.

Perché, è importante sottolinearlo, è lo sviluppo che fa bene a una società, non la “crescita”. La crescita infinita, su un pianeta con risorse finite, non ha senso. È solo uno slogan vuoto che ripetono i politici per mandare avanti questo sistema basato sul lavoro improduttivo, dei cui effetti (la generale disinformazione della popolazione) beneficiano solo loro stessi e pochi altri appartenenti ad elite di corporazioni e media.

Il futuro è della disoccupazione

Voglio cercare di rispondere a una domanda interessante: come evolverà il lavoro in futuro? Si lavorerà tante ore come oggi?

robot-cassiere-in-un-barLascio che a rispondere sia questa foto, che ho fatto di recente nell’aereoporto di Barcellona. È uno dei bar che vendono bevande e panini ai viaggiatori. Alla cassa non c’è piu solamente la cassiera umana che gestisce il pagamento da parte dei clienti. No: tra la cassiera umana e il cliente si è inserito un robot, bello corpulento tra l’altro. Il cliente quindi non paga più direttamente alla cassiera umana, ma mette i soldi dentro l’intermediario robot, e dal robot stesso riceve il resto.

Ho trovato buffo come la cassiera umana fosse quasi sepolta dietro l’ingombrante robot, e mi sono chiesto quanto tempo passerà prima che sparirà del tutto da lì dietro, lasciando che sia il robot da solo a gestire la transazione, in maniera completamente indipendente. Non molto, probabilmente.

Infatti, anche se il lavoro di cassiere oggi è ancora svolto per la maggior parte dalle persone, non è certo azzardato prevedere che in futuro sarà svolto quasi esclusivamente dalle macchine. La tendenza è già evidente adesso nei supermercati, dove c’è una frazione sempre crescente di casse automatiche che sostituiscono le casse dotate di operatore umano.

Per quanti tipi di lavori umani è in atto la stessa tendenza? Moltissimi: essenzialmente tutti quelli manuali, o che richiedono solo una capacità logica minima, come è fare i conti. Per altri lavori invece il passaggio di consegne deve ancora cominciare. Nel settore dell’edilizia, ad esempio, attualmente gli edifici si costruiscono ancora con molto lavoro umano da parte dei muratori, ma non è difficile immaginare che a breve anche il lavoro del muratore sparirà, e che le case verranno “stampate” con tecnologie come quella delle stampanti 3D.

Nel passato abbiamo visto l’estinzione progressiva di molti lavori umani, a ritmo continuo, e credo che questo ritmo continuerà naturalmente in futuro. I lavori che maggiormente spariranno saranno qualli manuali, mentre quelli con più alta probabilità di sopravvivenza saranno i lavori creativi e artistici, in cui l’umano ha un incolmabile vantaggio sulle macchine. Ed è proprio in questi tipi di lavori che quello che conta è il valore: le idee, gli spunti, l’ispirazione, la passione. Tutte cose che hanno poco a che fare con le ore passate dentro un ufficio.

Nonostante molte persone che svolgono lavori non creativi tendono ad avere paura del cambiamento, opponendosi all’idea che il loro lavoro non serva più (perché svolto in maniera più efficiente e produttiva dalle macchine), l’aumento della disoccupazione è naturale e fisiologico. Ha perfettamente senso che in futuro le persone lavoreranno per molte meno ore a settimana di quanto si faccia adesso.

Uno scenario futuro, verso cui possiamo dirigerci, è quello in cui ancora di più le macchine si occuperanno di produrre le risorse essenziali per le persone, mentre le persone si concentreranno su attività mirate allo sviluppo, come arte, scienza e ricerca. Uno scenario in cui il vincolo lavoro-reddito sia molto debole, e in cui ovviamente chi vorrà potrà lavorare anche tantissime ore a settimana, ma lo farà per passione, e non perché costretto dal sistema finanziario.

Verso questo scenario ci stiamo già dirigendo, ma in maniera incredibilmente dolorosa, a costo dell’enorme stress che moltissimi lavoratori immersi nel serpentone provano ogni giorno, e a costo del loro non poter accedere alle risorse proprio perché troppo occupati a lavorare (improduttivamente) per potervi accedere.

Capire che tutto questo lavoro, ormai, ha quasi esclusivamente la funzione di controllo sociale, di regolare l’accesso a risorse già esistenti in abbondanza, è un passo essenziale per facilitare il percorso. Aver letto questo articolo dovrebbe averti dato una mano a farlo.


Note: Lo studio citato sullo spreco di cibo è “Global food – Waste not, want not” condotto da imeche.org.

Relativi: Come guadagnare senza lavorare, Roma vs Barcellona, Come liberarti dal sistema

Cose importanti che ho imparato

Queste sono alcune delle cose più importanti che (penso) di aver imparato, o che sono nel processo di imparare, in questi ultimi anni della mia vita.

Spiritualità

● L’enorme potere della parola grazie.

● Il concetto di coscienza. Che ci sono diversi livelli di coscienza a cui la gente vive. Che anche la musica, i film, l’arte, gli oggetti hanno il loro livello di coscienza.

● Non è la coscienza ad essere creata dalla materia, ma esattamente l’opposto: la materia è creata dalla coscienza.

● L’ateismo ha un punto di vista fisso, piuttosto sterile. Dopo essersi diplomati dall’ insensatezza religiosa, è possibile, e necessario, diplomarsi ulteriormente dall’ateismo per continuare a progredire nel percorso dell’ evoluzione spirituale.

● Lo scetticismo cronico è un’ attitudine molto controproducente. Prima ero uno scettico cronico, che non credeva “in niente”. In questi giorni preferisco tenere gli scettici cronici a distanza.

● Ho imparato alcune grandiose lezioni dai libri di Eckhart Tolle, in particolare queste tre:

  • cosa significa essere presente, l’idea di essere qui e adesso. E ho realizzato che solo una frazione dei pensieri che fluiscono nella mia mente è utile. Il resto sono un rumore che mi distrae, inutile e ripetitivo.
  • che cos’è l’ego. Ho realizzato di avere un ego, e uno terribilmente difficile da domare.
  • il meccanismo del dramma che guida molte relazioni umane. Gran parte delle persone tendono a creare drammi non necessari e evitabili, per alimentare una piccola “bestia” che hanno dentro, una bestia che si nutre di emozioni negative.

Di questi tre concetti, penso di capire bene la teoria dietro i primi due, ma faccio ancora schifo nel trasformare questa teoria in pratica. Ci sono ancora più pensieri inosservati e più finzione in me di quanto mi piacerebbe avere. Con il dramma, invece, penso di andare bene sia in teoria che in pratica. Non sono mai stato una gran drama queen.

● La regola migliore da applicare con le persone che provano a incominciare un dramma è: non partecipare. Lasciarli gridare, gesticolare, piangere, restando assolutamente calmi, composti, in silenzio, replicando solo cose come “si, hai ragione”, finché si spengono.

● La vita è sul trovare il punto di equilibrio a metà tra due tipi di consapevolezza:

  • che noi, esseri umani, abbiamo un potere enorme e un grande controllo sulle nostre vite, e che siamo capaci di realizzare cose meravigliose, gigantesche, sensazionali.
  • che ci sono cose nelle nostre vite che non controlliamo affatto, e quelle cose potrebbero distruggere tutto quello che abbiamo costruito, in ogni momento.

Il trucco è riconoscere che sono entrambe vere, ma poi decidere di avere fede, e lavorare duramente per realizzare le cose meravigliose.

● Guarire non corrisponde a sentirsi rilassati e comfortevoli tutto il tempo. Guarire, di solito, significa dolore e sforzi.

● La legge di attrazione ha moltissimo senso, però sembra che molta gente non afferri la parte attrazione in essa. Dopo aver creduto che qualcosa succederà, è necessario lavorare -spesso duramente- per farla succedere.

● Ogni persona può essere un eroe. Anche se molte persone oggi considerano il coraggio come un tratto riservato ai personaggi dei film soltanto, chiunque può coltivare il coraggio e applicarlo alla vita vera, questa vita.

● La vita prova a “parlarci” costantemente, e prova a insegnarci lezioni tutto il tempo. Le persone che incontriamo, gli eventi che ci succedono intorno, spesso hanno dei messaggi per noi. Dobbiamo rimanere ricettivi, con un’antenna, per captare il messaggio.

● I sogni meritano molta più attentione di quanta ne ricevono comunemente: i sogni “normali” che abbiamo durante il sonno, i sogni lucidi in cui possiamo manipolare l’ambiente -sono davvero una figata-, e anche i sogni a occhi aperti. È vero, come ho letto da qualche parte, che i sogni non sono fatti per farci dormire, ma per farci svegliare.

● Gesù Cristo, probabilmente, non è mai esistito come figura storica. È un carattere fittizio che fu inventato dagli antichi Romani, come strumento di propaganda per dominare gli Ebrei del tempo. Ho sentito questa teoria nel documentario “Caesar’s Messiah”, e la considero non solo molto credibile, ma anche una rivelazione super sensazionale!

Amore

● L’amore è molto più grande del solo amore romantico, il tipo di amore nella relazione di coppia che viene dipinto estesamente nei film e nei libri. Quello è solo una parte, ma c’è anche l’amore per gli amici, la famiglia, gli sconosciuti, gli animali, le piante, l’arte, il lavoro, la vita.

● La gelosia non ha senso. Di fatto è una conseguenza di confondere erroneamente l’amore di coppia con l’amore vero.

● Se c’è un significato nella vita, è l’amore. Alla fine della storia, quello che conta davvero è l’amore che abbiamo dato, e l’amore che abbiamo ricevuto.

Me stesso

● La sfida più importante e difficile nella mia vita è imparare a gestire le mie emozioni. Sono consapevole che se voglio riuscire a raggiungere i miei più grandi traguardi, questa è un’abilità necessaria da padroneggiare. Non ho altre vie.

● Non farò progressi significativi nella vita imparando un sacco di nuove nozioni. Li farò, invece, imparando alcune nozioni specifiche, e coltivando virtù come il coraggio, l’onestà e la disciplina.

● Praticare l’introspezione, per scoprire cosa c’è dentro me stesso, è molto difficile e doloroso. È anche l’avventura più entusiasmante. Ed è anche piuttosto strano: ricerco, studio, faccio sforzi, tutto questo senza nemmeno sapere che cos’è quello che sto cercando. Ma ho un forte istinto che devo continuare a scavare.

● Gli stimoli con cui nutro me stesso (film, libri, musica) impattano direttamente il modo in cui penso, e il modo in cui mi sento. Per quanto possa sembrare ovvio adesso, non ero consapevole di questa connessione alcuni anni fa. In questi giorni, evito coscientemente di guardare film horror, o leggere libri riguardo assassini e psicopatici, per esempio. Preferisco dare in pasto alla mia mente argomenti felici.

● Ci sono così tante cose che non so. Ma più cose nuove scopro, più cresce dentro di me il senso che ce ne sono altre da scoprire…

Persone

● Avere pensieri originali è estremamente raro. Gran parte dei pensieri che circolano nella mente della gente sono pensieri di qualcun altro.

● Molte persone, quando parlano, semplicemente rigurgitano cose che gli sono state insegnate da bambini. Lo fanno a ripetizione, tutta la vita, senza mai applicare un po’ di pensiero critico per decidere se quegli insegnamenti avessero senso o meno.

● Semplicemente perché qualcuno parla più forte, o ha un microfono in mano, non significa che meriti più attenzione.

● C’è una differenza enorme tra cultura e saggezza. Molte delle persone che conosco sono piuttosto colte, ma pochissime sono sagge.

● Il mondo è pieno di corruzione, odio, disonestà, eppure nel mezzo di questo casino ci sono alcune persone con un’anima incredibilmente bella. Sono così preziose che danno un senso alla missione di ricercarle.

● È una grande abilità essere capaci di parlare, e agire, senza farsi guidare delle emozioni. Ed è importante riconoscere quando le altre persone, specialmente quelle vicine, come i familiari e gli amici, danno suggerimenti dettati dalle loro paure e insicurezze, in modo da scartarli.

● Molte persone non cambiano mai. Per quanto vengono esposte a informazioni chiare, utili, che potrebbero usare per risolvere i loro problemi, esse ignoreranno quelle informazioni e continueranno a sbattere la testa con gli stessi problemi, anno dopo anno, per tutta la loro vita. È meglio non perdere tempo insistendo ad aiutarle, ma focalizzarsi invece su quelli che sono pronti ad accettare soluzioni.

● Il modo migliore per rapportarsi con le persone depresse è starne lontano. La felicità è una scelta, e molte persone depresse semplicemente scelgono di essere infelici.

● Ci sono cose che le masse fanno, ma poco importa quante persone le facciano: non hanno comunque nessun senso, per cui non c’è nessun bisogno di unirsi al coro. Due grandi esempi in questa categoria sono:

  • rivolgersi alla politica per avere risolti i problemi della società.
  • lavorare in posti di lavoro in cui si scambia il tempo con il denaro.

Denaro

● Il denaro è un argomento eccitante, e non noioso come pensavo prima. Il denaro è utile per capire le emozioni della gente, soprattutto la paura.

● Il denaro è sostanzialmente solo un costrutto mentale.

● Il denaro favorisce quelli che lo producono e controllano (banche e governi) e schiavizza quelli che lo usano (i cittadini).

● Avere un lavoro regolare non è l’unico modo onesto di guadagnare denaro, i sistemi di reddito passivo sono un’altra opzione, e molto più intelligente sotto molti punti di vista.

● Economia e finanza sono due cose molto differenti. L’economia è più riguardo le persone, come si comportano nel mercato per andare incontro ai loro desideri. È un argomento molto più concreto, utile da studiare. La finanza invece è sui soldi di carta, banche, grafici, titoli: tutte queste cose fanno parte di un circo che non aggiunge essenzialmente alcun valore alla vita delle persone.

● Fare il passaggio da impiegato a imprenditore richiede un grande cambio di mentalità. Un imprenditore ha bisogno di abilità molto differenti: per esempio è necessario capire di più la psicologia delle persone.

● Capire la legge della domanda e dell’offerta è super utile, e non solo per un imprenditore che manda avanti un’attività, ma per chiunque, perché si applica a molte situazione di vita quotidiana.

● Non puoi fare la cosa giusta, se sei nel posto sbagliato. Per esempio, anche se lavori duramente, diligentemente e efficientemente, ma stai fornendo il tuo lavoro a istituzioni che producono zero (o sottraggono) valore alla società -come corporazioni bancarie o produttori di sigarette- stai solo illudendo te stesso che stai “facendo un buon lavoro”.

● Penso di capire il denaro bene abbastanza, adesso, da essere capace di diventare molto ricco se lo desidero, in maniera onesta, e senza nemmeno lavorare troppo. Però, non ho ancora deciso se questo è quello che voglio. Molto denaro mi permetterebbe di sviluppare alcuni bei progetti in grande scala (come costruire ospedali, scuole, media educativi), ma dall’altra parte, attrarrebbe inevitabilmente l’attenzione del governo. E non sono sicuro di voler spendere il mio tempo avendo a che fare con una simile struttura gigante e predatoria. Devo riflettere ulteriormente su questo.

● Una delle cose più pazze del mondo moderno è che molte persone passano una vita intera a lavorare per denaro, senza nemmeno capire per cosa stanno lavorando. Non si prendono mai un po’ di tempo per capire come il denaro viene prodotto, da chi, come funziona.

● Poche cose ti metteranno in una posizione inusuale come diventare libero finanziariamente. Mentre tutti parlano, agiscono e si muovono guidati dal desiderio di fare soldi, tu sei parte di una piccolissima minoranza che si focalizza su altri argomenti.

Salute

● Avere una dieta salutare essenzialmente richiede due cose:

  • sviluppare una conoscenza riguardo la nutrizione (in particolare capire il concetto di densità di nutrienti dei cibi).
  • disciplina.

● I prodotti basati sulla farina raffinata (come pasta e pane) sono quasi altrettanto poco salutari quanto lo zucchero bianco. Non ha senso, come facevo fino a qualche anno fa, evitare lo zucchero come un fondamentalista ma poi abbuffarmi di pasta e pane ogni giorno.

● Se c’è un cibo che devo stare sempre attento a non mangiare, è il cibo bruciato. Le croste nere sotto la pizza, sul pane tostato, sulla carne grigliata sono carichi di una quantità disastrosa di tossine.

● Gran parte del miele venduto nei negozi è altrettanto non salutare quanto lo zucchero bianco, perché è pastorizzato, scaldato a alta temperatura, questo gli da quella consistenza trasparente e fluida come di uno sciroppo. Il miele grezzo è quello da scegliere.

● I latticini con percentuali ridotte di grassi, o completamente scremati, sono in realtà meno salutari delle loro controparti intere. Il grasso nel latte, nello yogurt e nel formaggio è utile per digerire la vitamine lipo-solubili. Quindi è meglio mangiare questi cibi in versione intera.

● La dieta impatta la salute complessiva, e anche la figura, più di quanto faccia l’esercizio fisico.

● L’esercizio è utile, ma farne troppo può stressare i corpo e “consumarlo”. Avevo l’abitudine di andare in palestra 3/4 volte a settimana, in questi giorni preferisco andare un paio di volte e prestare più attenzione al modo in cui mangio, invece.

● Nonostante sia super popolare, fare jogging non è poi così salutare. Quando una persona corre, i tessuti e gli organi del corpo sballonzolano su e giù, su e giù, su e giù, e questo è piuttosto stressante -e invecchiante- per l’organismo. È molto più salutare a lungo termine preferire attività come il sollevamento pesi moderato, lo yoga, la ginnastica.


Note: Mi aspetto che queste comprensioni resteranno valide per molti anni a venire, quindi ho scritto questo post come un promemoria per me stesso, con alcune indicazioni utili da seguire in futuro. Sarà anche interessante vedere se cambierò opinione su alcune di esse, e se avrò voglia di aggiungerne altre.

Come liberarti dal sistema

Ho osservato che molte persone vivono la loro vita coscienti che ci sono diverse limitazioni alla loro libertà. Per esempio, alcune limitazioni estremamente comuni sono la mancanza di tempo libero, essere intrappolati in un lavoro insignificante, la scarsità finanziaria dovuta a tasse/mutui.

come-liberarti-dal-sistema-fronteGran parte di queste persone capisce che le limitazioni esistono perché esiste un’ entità oppressiva, qualcosa a cui spesso ci si riferisce come “il sistema“. Però, spesso il sistema viene identificato con il governo soltanto, mentre io penso che sia importante prendere in considerazione due altri fattori che sono parti principali del problema anch’essi: i media mainstream e le corporazioni. Questo è il motivo per cui ho scritto il precedente articolo Che cos’è il sistema?, per aiutarti a vedere un quadro completo di chi sta causando le limitazioni.

Ora è tempo di cercare soluzioni. Nonostante quello che ti diranno i pessimisti cronici, liberarti dal sistema è possibile. Tutto quello che richiede è fare le cose in modo diverso dalla massa.

Infatti, sto per analizzare una lista di quattro reazioni differenti nei contronti del sistema che le persone possono avere. Quello che voglio mostrare è che, mentre le prime tre reazioni di questa lista sono molto più popolari, esiste una quarta opzione -una che considerano in pochissimi- e che “funziona” meglio di tutte le altre.

1. Lamentarsi, ma continuare a farsi sfruttare

Questa è di gran lunga la reazione più diffusa, vedo questo comportamento tutto il tempo.

È pieno di persone che hanno forti sentimenti negativi nei confronti dei frontmen del sistema (tipicamente i politici che vengono più esposti dai media), e che si lamentano infinitamente della loro condotta.

Queste persone esprimono disappunto e disusto in ogni conversazione relativa alle decisioni del governo, borbottano davanti alla televisione, scrivono post arrabbiati nei social network. Ma poi, il giorno dopo si presentano a lavoro e continuano la schiavitù. Facendo questo, in realtà nutrono quelle stesse persone di cui si lamentano.

Infatti, i membri corrotti di governo, media e corporazioni non si nutrono dell’ apprezzamento della gente: si nutrono del lavoro della gente. Non si preoccupano molto degli insulti, il loro ego di solito è grande abbastanza. Finché quelle stesse persone che li insultano continuano a presentarsi a lavoro, fornendogli denaro (attraverso le tasse) e specialmente beni e servizi (che loro non vorrebbero mai fornire svolgendo lavori non piacevoli), sono perfettamente a posto.

Un membro corrotto del governo probabilmente non darà le dimissioni per gli affronti che riceve nei social network. Un quotidiano online non smetterà la sua propaganda solo perché la gente lo accusa di mentire nella sezione dei commenti. E il capo di una corporazione non smetterà di distruggere l’ambiente semplicemente perché la gente dice che è immorale.

Essi smetteranno solo quando i cittadini smetteranno questo comportamento duale di lamentarsi di loro e anche finanziarli con il proprio lavoro.

Ora, se proprio ti piace lamentarti, non ti preoccupare: sei in buona compagnia. Puoi unirti alla maggioranza e lamentarti tutti i giorni di quanto i politici siano immorali, e di quanto oltraggiosa sia la loro condotta. Puoi sentirti soddisfatto di essere abbastanza coraggioso da usare la tastiera di un computer per insultare i tuoi politici via internet. Poi sei pronto per un altro giorno di schiavitù. Sii cosciente solo di una cosa: sei nel gruppo che costituisce la linfa vitale del sistema.

2. Combattere il sistema

Combattere il sistema è una seconda possibile reazione. Non altrettanto popolare quanto lamentarsi soltanto come fanno in molti (preferibilmente dietro lo schermo di un computer), ma è comunque un approccio che è molto attraente per parecchie persone.

Il desiderio di combattere il sistema è un indicatore salutare che alcune persone non accettano passivamente di essere sfruttate da governo, media e corporazioni. Capiscono che digitare alcuni insulti in internet, o borbottare di fronte al telegiornale, non serve ad alcuno scopo pratico. Allora si organizzano attivamente per produrre un cambiamento, e la strada principale che scelgono di solito per raggiungere questo obiettivo è la politica.

Sfortunatamente, per quanto questo approccio venga generalmente considerato “coraggioso e generoso” ci sono diverse ragioni per cui non lo considero un’ opzione intelligente.

La prima ragione è che, se decidi di combattere il sistema, dai via molto del tuo tempo personale e della tua energia -entrambi limitati e preziosi- nel farlo. Questo tempo e energia vengono sottratti dal tempo/energia che in realtà potresti usare per godere della tua libertà.

Molte persone decidono di fare il sacrificio comunque, perché sentono che stanno combattendo anche in nome degli altri, ma spesso stanno solo vivendo in una utopia: credere che gli altri cittadini vogliano essere liberati, così tanto quanto lo vogliono loro.

Se spenderai altrettanti anni quanti ne ho spesi io cercando di liberare le persone dalle differenti limitazioni causate dal sistema (per esempio spiegando perché molti lavori corporativi sono forme moderne di schiavitù, o contrastando la disinformazione diffusa dai media), alla fine concluderai che molte persone semplicemente non vogliono essere libere. Teorizzano di essere libere -si- ti incoraggeranno entusiasticamente a combattere, e ti applaudiranno persino. Ma poi si cercheranno un capo per cui lavorare.

Per molte persone la libertà è una bellissima teoria, e vogliono che rimanga proprio quello: solo una teoria.

Inoltre, non penso che sacrificare il tuo tempo/energia abbia senso anche perché la decisione di combattere il sistema è basata su un’assunzione sbagliata: che il sistema sia localizzato esclusivamente nel trio governo-media-corporazioni.

Certamente, queste strutture sono le tre più alte espressioni del sistema, e dovresti decisamente tenerle molto sott’ occhio. Ma la mentalità di ingannare e mentire che rendono governo-media-corporazioni delle entità così oppressive appartiene anche ai “comuni” cittadini, gli stessi cittadini che ti incoraggiano a combattere.

Di solito, la differenza principale tra molti cittadini e i politici è che il politici sono lassù, in posizioni di potere, solo perché sono più astuti. Ma per il resto, quei cittadini ingannano e mentono alla stessa maniera, solo in scala ridotta. Quindi ti applaudono se combatti per loro -sono felici, certo, se li aiuti a non essere più sfruttati- ma essi stessi non sono poi così disponibili a diventare virtuosi. Sei sicuro che ti vuoi sacrificare per loro?

E ultimo significativo svantaggio: se ti organizzi per provare a buttare giù il sistema, se aderisci a un partito politico o a qualche altra struttura, guadagni dimensioni. Se diventi grande, sarà più facile per il sistema notarti, e quindi si difenderà, e ti attaccherà di rimando.

Non nego che vittorie importanti possono essere raggiunte in questa maniera. Ma vedo una sproporzione tra queste vittorie e l’enorme ammontare di risorse (tempo/energia) che combattere il sistema ti richiede. Questa sproporzione, per me, non assomiglia molto alla libertà.

3. Unirsi al sistema

Se non puoi sconfiggerli, unisciti a loro.” dice un vecchio proverbio. È indiscutibile che unendoti al sistema, anche se solo ai livelli più bassi, metti te stesso in una posizione di favore.

Puoi ottenere un lavoro in una di quelle istituzioni che producono poco o nessun valore per la società, e guadagnarti da vivere predando quelli che il valore lo producono. Per esempio, nei miei precedenti articoli ho spiegato che considero gli stabilimenti politico e bancario dei grandi circhi che consumanto enormi quantità di risorse e producono quasi niente.

Puoi entrare in questi stabilimenti e, senza necessariamente dover raggiungere la cima delle loro gerarchie, godrai benefici che i lavoratori che hanno mansioni simili, ma in settori differenti, non avranno mai.

Per quanto mi costa ammetterlo, questo approccio funziona nel darti notevoli vantaggi. In generale, ci sono più soldi da fare. Più riconoscimenti. Più stabilità finanziaria.

Ma non posso evitare di sterzare nella filosofia qui, con una prospettiva personale. Per me, scegliere di essere parte del sistema è, se non “immorale” (una parola che non mi piace usare perché capisco che per ogni persona la moralità è differente), piuttosto deprimente. Non sceglierei questa soluzione perché mi piace lavorare per creare qualcosa di utile e bello per me e anche per le altre persone, piuttosto che solamente parassitare quello che gli altri producono.

Considera anche due importanti e più pratici “contro” di questa scelta. Lavorare come parte del sistema, ad esempio svolgendo un lavoro improduttivo per il governo, qualche media mainstream, o una corporazione bancaria, significa lavorare attivamente alla causa di questi produttori di problemi. E i problemi affliggeranno qualcuno di certo, prima o poi. Se non sarà questa generazione, saranno le prossime.

Anche se non te ne importa delle prossime generazioni, c’è un’ altra ragione per cui non raccomando unirsi al sistema come un buon modo di raggiungere la libertà: non ti pone in una posizione indipendente. Dipendi sempre da quella parte della popolazione che produce (beni e servizi concreti).

E poi, naturalmente, c’è una parte della popolazione che non potrai mai raggiungere nella tua missione parassitica, perché è molto elusiva. Sono quelli che scelgono di fare alla seguente maniera.

4. Uscire dal sistema

Sarai in grado di liberare te stesso se agisci individualmente, come un pesce piccolo e veloce.

uscire-dal-sistemaI pesci che adottano la reazione 1 (lamentarsi) resteranno nella rete per sempre, senza nemmeno provare a sfuggire dalla trappola.

I pesci che adottano la reazione 2 (combattere) sono pesci che provano a convincere gli altri pesci a spingere contro la rete, per distruggerla. Ma aggregandosi diventano come pesci grandi e lenti, che la rete tiene intrappolati anche più strettamente.

I pesci che adottano la reazione 3 (unirsi) stanno lavorando per i pescatori. Hanno bisogno di cercare prede, continuamente. A breve termine hanno alcuni benefici, ma a lungo termine essi, o le loro generazioni successive, soffriranno per i danni causati al mare.

I pesci che adottano la reazione 4 (uscire) sono una netta minoranza, agiscono individualmente, prendono il tracciato meno battuto, e sono quelli con le più alte percentuali di successo nel raggiungere la libertà.

Come uscire dal sistema

Sii piccolo e veloce. Sfrutta queste caratteristiche. Preoccupati di liberare te spesso prima. Non organizzarti ed evita di confrontare il sistema apertamente. Come primo passo, comincia col riconoscere gli errori che le altre persone stanno facendo.

Questo è importante, perché quei primi tre comportamenti che ho descritto sopra sono così diffusi, così tanta gente li adotta in reazione al sistema, che devi fare uno sforzo per realizzare che -non conta quante persone reagiscano in quei modi- non sono le strategie più intelligenti.

Il prossimo passo, devi realizzare che la cosa più valevole che puoi offrire, come persona, è il tuo lavoro. Quello che fai con il tuo tempo. E il tuo lavoro è quello che il sistema desidera veramente. Non sono i soldi: i capi del sistema sanno che i soldi, alla fine, sono solo un costrutto mentale. Loro vogliono i beni e i servizi che produci lavorando decine di ore a settimana in lavori noiosi, stressanti, duri, che vengono tassati pesantemente. Loro non voglio fare questi lavori, preferiscono che li faccia tu, e che tu metta sul mercato i beni/servizi risultanti in cambio di pochi pezzi di carta (che loro producono e controllano).

Molte persone glielo lasciano fare, ma tu puoi fare scelte diverse.

Viene spesso detto che in molti lavori impiegatizi paghi così tante tasse che finisci a lavorare 5-6 mesi all’ anno solo per nutrire il governo (che nutrirà, in cascata, i suoi alleati media e corporazioni), e solo il resto dell’ anno per te stesso. Non so se le proporzioni sono così cattive, ma mi sembrano vicine alla realtà. E io penso che sia troppo.

Non sei costretto a essere sfruttato in questa maniera. Apri gli occhi e vedrai alternative che usualmente la massa è troppo cieca per vedere. Puoi scegliere un lavoro che è tassato meno, specialmente di tipo imprenditoriale. Puoi generare reddito attraverso flussi passivi. Puoi trasferirti in un paese differente con istituzioni meno abusatrici.

Se lasci un lavoro che non ti piace, un lavoro che è pesantemente tassato da un governo che non fornisce alcun valore decente in cambio, ci sono degli effetti molto positivi.

Sottrai immediatamente una risorsa al sistema. Questo è davvero il danno più grande che puoi fargli, anche più che combattendolo attraverso l’azione politica. La linfa del sistema è il lavoro che i cittadini gli offrono. È il flusso di impiegati che si svegliano ogni mattina, bevono il caffè, si affrettano fuori di casa, si incolonnano nel traffico, e passano 8 ore al giorno producendo beni/servizi che verranno messi sul mercato per appena qualche pezzo di carta.

Ma cosa succederebbe se più e più persone abbandonassero questa routine, fino a raggiungere una massa critica? Il sistema collasserebbe per la fame. Questo non succederà presto probabilmente, ma distaccando te stesso da questo modello dai il tuo contributo in questa direzione. Nel frattempo, rimani concentrato sulla tua situazione personale.

Riconosci che quello che fai con il tuo tempo, il tuo “lavoro”, è un tesoro. Assicurati che questo tesoro consista in un’ attività creativa, che ti piace svolgere, che ti appaga, che produce valore concreto per i tuoi clienti. E assicurati di essere tu il principale beneficiario di questa attività, non i politici pigri o i banchieri che stampano rettangoli di carta.

Ricorda che non tutti i lavori sono tassati allo stesso livello: scegli quelli in cui il carico fiscale è più leggero allora. E se la situazione davvero diventa troppo oppressiva nel tuo paese, se è troppo difficile evitare di lavorare molti mesi l’anno per il sistema, allora vai a lavorare in un altro paese che ti permetta di prosperare. Vota con i tuoi piedi.

Agisci da solo, adesso, senza aspettare che gli altri si sveglino. Se cerchi di liberare tutti gli altri insieme a te, indiscriminatamente, diventerai grande e lento come le istituzioni da cui stai cercando di liberarti. Perderai il vantaggio di essere un pesce piccolo e veloce.

Non è un comportamento troppo egoistico?

Io penso che sia esattamente il contrario.

Non tutti quelli che vengono sfruttati dal sistema sono pronti per uscirne, e nuotare verso la libertà. Gran parte delle persone non lo vedono nemmeno il sistema, ne sentono solo il dolore. E tra quelli che lo vedono, molti insistono ad adottare le reazioni 1, 2 e 3.

Ma c’è una quantità di persone pronte per un passo successivo, che sono pronte per la libertà. Indica loro la strada, mostra loro come fai tu. Dare un esempio ispiratorio è decisamente la cosa più generosa che puoi fare!


Note: Per questo articolo sono stato ispirato dall’esperienza in Italia del “movimento cinque stelle”, il film the Matrix, l’ allegoria della caverna di Platone, e al solito dalle bellissime idee di Loren Howe e Harry Browne.

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Sveltina col cactus

In una delle mie passeggiate senza meta a Barcellona, recentemente ho scoperto questo bel giardino chiamato Mossèn Costa i Llobera, dalle parti di Poble Sec. Tutto andava bene, finché tutto quel turgore vegetale mi ha fatto nascere nella testa delle strane voci.

Roma vs Barcellona

Ormai posso dire di conoscere piuttosto bene sia Roma che Barcellona, per cui voglio scrivere alcune mie osservazioni sulle due città facendo un confronto. Purtroppo per lei, ve lo anticipo subito, Roma prenderà qualche sonora bastonata

In generale, di Barcellona posso confermare quanto dissi nel 2003, quando la visitai per la prima volta: è sicuramente bella, però non ha granché di speciale, se non altro in termini di monumenti, arte, scultura. Questo vale naturalmente prendendo come riferimento Roma, che ha una quantità di posti così incredibilmente straordinari che ti lasciano davvero senza fiato.

A Roma ci sono san Pietro con la cappella Sistina, piazza Navona con le sue meravigliose fontane, la piazzetta del Pantheon con le luci soffuse la sera, fontana di Trevi, e chi più ne ha più ne metta. Fai una passeggiata in centro, e ogni cento metri ti trovi davanti qualcosa di stellare. La più umile, semi-nascosta fontanella nella nicchia di un palazzo merita almeno qualche foto.

Barcellona non si può nemmeno accostare. Il monumento più famoso è la Sagrada Familia, che è sicuramente notevole, ma che però mi deluse già un pochetto la prima volta, con tutte quelle impalcature da lavori in corso. La Rambla, famosissima via in centro in cui c’è un continuo fiume di gente che cammina su e giù, in realtà è una via normalissima. Piena di negozi, ristoranti, artisti di strada, certo. Ma è una via normalissima.

Cos’ altro c’è a Barcellona? Piazza Catalunya e piazza Espanya, il palazzo nazionale, i giardini del Montjuic, il quartiere gotico, le statue di Gaudí, le spiagge. Tutto molto bello, eppure mancano i monumenti davvero memorabili, non ci sono tanti punti di interesse con l’ x-factor quanti ce ne sono a Roma.

Secondo me esiste quindi un mistero: come riesce Barcellona a reggere così bene il confronto con Roma nelle classifiche dei flussi turistici in Europa?

Ho fatto qualche ricerca e parecchie fonti indicano Londra e Parigi come prime due mete turistiche in Europa occidentale, seguite al terzo posto da Roma e al quarto da Barcellona. Mi è difficile trovare statistiche sicure e aggiornate, ma visto che spesso sono lì di persona, posso senz’ altro confermare un fatto indiscutibile: Barcellona ha un flusso turistico di proporzioni impressionanti, tutto l’ anno.

Ho l’idea che questo flusso, che tutto sommato non è giustificato da tanti monumenti particolarmente spettacolari, è giustificato in realtà da una serie di altri punti di forza che Barcellona ha saputo sviluppare, e che le garantiscono il successo che sta avendo. Vediamo quali sono, evidenziando le differenze che ci sono rispetto a Roma.

Innanzitutto: il talento dell’amministrazione

Barcellona, oggi, è amministrata da gente capace. Quel “poco” che hanno, lo sanno valorizzare e vendere bene. Ma soprattutto, laddove manca qualcosa, ci pensano loro ad aggiungerlo: in termini di attrazioni turistiche, ma anche in termini di eventi.

Un esempio di attrazione turistica creata sulla base del (quasi) nulla è la fontana magica. Si tratta di uno spettacolo di acqua, musica e luci fatto davanti al palazzo nazionale, di sera, nei weekend. La fontana usata per creare lo spettacolo è molto grande, ma la sua architettura è francamente modesta. Eppure, proprio partendo da una fontana così modesta, hanno saputo creare uno spettacolo molto suggestivo e che rappresenta certamente un’ attrazione per i turisti.

Sul fronte della capacità di creare eventi, invece, un ottimo esempio è il Mobile World Congress. Questa enorme fiera tecnologica, riguardante l’evoluzione di internet e comunicazioni mobili, ha acquisito ormai una rilevanza mondiale. All’ ultima edizione sono intervenuti i leader di molte delle aziende più influenti al mondo, tra cui Zuckerberg di Facebook e Wales di Wikipedia. La quantità di risorse che questo evento fa convergere verso Barcellona è davvero enorme.

Mi vengono in mente molti altri esempi da aggiungere a entrambe le categorie, ma voglio evitare di fare un elenco. In generale, trovo che Barcellona abbia un certo talento nel trasformare “quartieri normali”, in cui non ci sono né opere di Michelangelo né antiche rovine, in “quartieri interessanti”, grazie alla sapiente aggiunta di un mercatino, un’ installazione moderna, un giardino, un’ esposizione.

Non vedo la stessa abilità in Roma.

La nostra capitale è seduta su una miniera d’oro lasciatale dalle generazioni passate, ma oggi ha un’amministrazione talmente incapace/corrotta che non sa sfruttare questa miniera.

Io faccio spesso passeggiate nel centro di Roma, e ogni volta rimango stregato dalla sua bellezza. Non solo quella dei monumenti più famosi: a volte gironzolo a caso e mi ritrovo a entrare in chiese sconosciute, mai sentite nominare prima, e dentro ci scopro mosaici, dipinti, intarsi, cose straordinarie. Cose alla cui creazione, mi rendo conto, gli autori hanno dedicato anni ed anni della loro vita.

Eppure, quasi sempre di ritorno da queste passeggiate, tiro le somme e constato che praticamente tutto ciò di bello che ho ammirato, tutto ciò intorno cui erano ammassati i turisti, sono cose arrivate dal passato, create dalla civiltà antica. Templi dell’antico impero romano, chiese del rinascimento, palazzetti medievali…

e la Roma moderna che cosa sta aggiungendo a questo patrimonio? Troppo poco, direi. Quasi niente. Per lo più sta campando grazie a quegli antichi tesori, ma senza aggiungere alcun contributo degno di nota. Questo, naturalmente, non tenendo in conto “meraviglie” dai costi esorbitanti come la nuvola di Fuksas.

E sul fronte eventi, mentre Barcellona sceglie di concentrarsi sullo sviluppo tecnologico con il Mobile World Congress, Roma si prepara in questo periodo a ricevere i fedeli per un “giubileo extra” indetto dal Vaticano, ovvero l’evento di una religione centrata su Gesù Cristo, personaggio che con molte probabilità non è nemmeno mai esistito storicamente.

Comunque, tutto sommato, uno potrebbe anche pensare che considerate quante cose ci sono già, Roma se lo può anche permettere di sedersi sugli allori, e può limitarsi semplicemente a gestire l’ esistente.

La gestione di quello che già c’è

Dal punto di vista strettamente turistico, secondo me Barcellona sa proteggere un po’ meglio i suoi monumenti di punta.

Ad esempio, non ho mai visto enormi schiere di venditori abusivi sulla Rambla, o nelle piazze principali. Ed intorno alla Sagrada Familia ci sono soprattutto negozi che -seppure a caro prezzo- vendono principalmente souvenir il cui tema è Gaudí o la Spagna.

A Roma la situazione è più selvaggia. A volte i suoi capolavori sono circondati da situazioni imbarazzanti: schiere di africani che vendono borse cinesi nella piazzetta del Pantheon, via dei Fori invasa da venditori di aste telescopiche per fotografie selfie, fontana di Trevi assediata da fotografi pakistani, mischiati tra i turisti e muniti di polaroid, che fanno foto alle coppie chiedendo poi cinque/dieci euro.

Queste situazioni al contorno, che inevitabilmente diminuiscono il fascino dei monumenti, non sono altrettando comuni a Barcellona perché probabilmente c’è un controllo più rigoroso e una minore tolleranza al degrado.

Poi ci sono gli aspetti meno strettamente turistici, come la gestione di trasporti e la pulizia stradale. Questi sono aspetti che influiscono molto sulla qualità della vita dei residenti, ma naturalmente impattano anche l’esperienza della città che hanno i turisti. Anche in questo caso, secondo me, la spunta Barcellona.

Le metropolitane sono un po’ più pulite e affidabili. Non ho mai visto tanti bus stracolmi, con i passeggeri pigiati come sardine, quanti ne ho visti a Roma. I tassisti abusivi non mancano neanche lì, ma almeno a Barcellona non sono sfacciati come quelli romani, che piantonano la zona arrivi dell’ aereoporto. E poi, differenza importante, l’amministrazione di Barcellona investe su un mezzo semplice eppure cruciale per diminuire il traffico: le bici.

Bici pubbliche e traffico

Barcellona ha un sistema di bici pubbliche da applausi.

Ci sono stazioni ovunque, basta passare una tessera sul lettore magnetico per prendere una bici, da riconsegnare poi alla stazione di arrivo. I costi sono bassissimi e la manutenzione delle bici è ottima. La qualità del servizio è alta per cui tantissime persone lo usano (me incluso), e questo contribuisce parecchio a ridurre il traffico.

Roma non ha ancora niente di simile, il che è sorprendente considerato quanto questo semplice mezzo potrebbe migliorare la viabilità della città. E c’è parecchio da migliorare, dato che il traffico nella nostra capitale è un problema gigantesco.

A Roma vige la regola che se prendi la macchina “sai quando parti ma non sai quando arrivi“. Di questo è certamente responsabile l’amministrazione, in buona parte, pur considerando l’attenuante che Roma ha una geografia e delle dimensioni più ostiche rispetto a Barcellona. Ma di questo sono responsabili anche i cittadini romani stessi, con i loro comportamenti.

A Roma, per dirne uno, parcheggiare in doppia fila rientra molto di più nell’ambito della “normalità”. Questa è un’ abitudine davvero odiosa che vedo raramente a Barcellona.

Rifacimenti stradali ovunque

Di tanto in tanto a Barcellona ho l’opportunità di vedere non solo il centro città, ma anche diversi quartieri periferici. E un po’ dovunque vedo lavori in corso per migliorare il suolo stradale, rifare i marciapiedi, mantenere i giardini.

Non mi illudo che anche a Barcellona una parte consistente dei soldi -quelli che l’amministrazione ottiene da tasse e turismo- non venga inghiottita dalla corruzione, eppure l’impressione è che una frazione di risorse un poco maggiore rispetto a Roma venga reimpiegata nella manutenzione della città.

Diversi dei quartieri meno centrali di Barcellona mi sembrano, tutto sommato, decisamente puliti e vivibili. Non ho la stessa impressione a Roma, dove già allontanandosi poche fermate di metro dal centro appare qualche segno di degrado.

Che succede, ad esempio, se metto a confronto due quartieri residenziali e non-centrali che conosco bene in entrambe le città, Poblenou a Barcellona e Garbatella a Roma?

Poblenou è pulito, i giardini ben curati, non ci sono abusivi sui marciapiedi, l’area dietro il lungomare è attrezzata con percorsi per fare peripezie con biciclette e pattini (molto popolare tra i giovani tra l’altro, un altro esempio di come creare un’ attrazione dal nulla, con un po’ di cemento). In questo periodo, a Poblenou ci sono in rifacimento tutta l’area dietro il litorale e lo stradone principale.

A Garbatella, invece, per camminare devi fare la gimcana tra bancarelle abusive e auto parcheggiate ovunque: sulle strisce pedonali, davanti ai cassonetti, sui marciapiedi. Il parcheggio in doppia fila è uno sport che si pratica tutti i giorni, tutto il giorno. Le strade sono leggermente più sporche e i giardini hanno spesso l’erba alta. In questo periodo, a Garbatella non mi viene in mente alcun lavoro di manutenzione degno di nota.

Penso a diversi altri quartieri delle due città per i quali, ripetendo il confronto, otterrei un esito simile a favore dei quartieri di Barcellona.

X-factor concentrato vs x-factor diluito

In termini di architettura, tra Roma e Barcellona esiste una netta differenza.

La caratteristica di Roma è che la sua bellezza è concentrata in punti. Il centro della città è tempestato di gioielli: statue, obelischi, chiese, fontane, piazze. E come ho scritto sopra, Barcellona questi gioielli non ce li ha di certo, non della stessa fattura almeno.

C’è da notare però che Barcellona ha una bellezza più diluita in tutta la città. Non ci sono piazzette che possiedono lo stesso carisma delle piazzette romane, però in compenso ci sono interi quartieri, anche in zone fuori dal centro turistico, in cui le facciate dei semplici palazzi residenziali sono molto belle, decisamente degne di nota.

A Barcellona l’hanno fatto nel passato e vedo che continuano a farlo nel presente: quando si costruisce o si restaura un edificio, quando se ne intonaca la facciata, vengono spesso incorporati rilievi con motivi floreali, riccioli, mosaici. I balconi delle abitazioni della gente “comune” poggiano spesso su bellissimi capitelli.

Questo a Roma non viene proprio fatto. A Roma, fuori dal centro, sembra che moltissime abitazioni che sono “semplicemente residenziali” non vengano mai considerate degne di venir trasformate in un qualcosa di bello. Si fanno facciate piatte, con al massimo dei mattoncini, si aggiungono gli elementi essenziali, e basta. Il risultato è che nella nostra capitale ci sono parecchie zone con edifici che oscillano tra l’ “insignificante” e il “deprimente”.

Eppure non credo che ci vorrebbe un enorme sforzo di fantasia, o di soldi, per rendere le facciate dei palazzi più interessanti.

“Ok. In questo confronto non stai glorificando un po’ troppo Barcellona?”

Naturalmente, è assolutamente vero che anche Barcellona ha i suoi bei problemi, molti dei quali in comune con Roma.

Visto però che esiste il luogo comune secondo cui “la Spagna è simile all’Italia” e “gli Spagnoli sono un po’ come gli Italiani“, ecco ci tengo a precisare che secondo me no, non è del tutto vero: almeno prendendo come riferimento Roma e Barcellona, a me sembra che a Barcellona le cose vadano un pochino meglio.

Naturalmente, anche Barcellona soffre la presenza dei circhi moderni che distraggono la gente (lavori d’ufficio improduttivi, banche, consumismo), quindi non è che la l’amministrazione e la popolazione siano composte da molti più intellettuali, scienziati e artisti, in grado di riempire la città di meraviglie a ritmi velocissimi.

Dubito che vedremo apparire presto a Barcellona nuove opere d’arte al livello delle opere di Gaudí, così come dubito che vedremo apparire presto a Roma costruzioni gloriose al livello delle costruzioni dell’antico impero.

Eppure la mia sensazione è che, anche se le due città sono inserite in un contesto globale simile, la Barcellona moderna stia usando i mezzi a disposizione in maniera più intelligente rispetto alla Roma moderna, riuscendo nonostante tutto ad aggiungere più valore alla città anche in questo periodo, e riuscendo a gestire meglio il valore preesistente della città.

Io credo che sia questo talento il responsabile del successo turistico di Barcellona, e che sia anche il motivo per cui, secondo me, nella capitale catalana anche i residenti hanno una qualità della vita piuttosto alta.

Roma oggi è una città meravigliosa, Roma è una ricchissima ereditiera, ma io credo che abbia diverse cose da imparare dall’ attitudine della meno fortunata Barcelona. Speriamo che ci riesca.