Trollati dai Balcani

Ho passato buona parte degli ultimi due mesi in viaggio, di cui alcune settimane nei Balcani, che ho deciso di raccontare in questo articolo. A me e ai due amici con cui viaggiavo incuriosiva questa parte di Europa, che ci aspettavamo essere la più autentica e “diversa” rispetto all’ Europa con cui siamo familiari.

Non siamo certo rimasti insoddisfatti: il risultato è stato un viaggio molto interessante, anche se francamente ho visto alcuni tra i posti più assurdi della mia vita. In effetti spesso durante il viaggio scherzavamo dicendo di subire continuamente un trolling da parte dei Balcani, che ci presentavano davanti agli occhi degli scenari così strani e inspiegabili che rimanevamo incerti e con la sensazione “che cosa cavolo stiamo vedendo?”.

Questo è il video che ho prodotto, che contiene alcune delle cose viste nei paesi in cui sono stato: Albania, Grecia, Macedonia, Serbia, Kosovo, Montenegro, Bosnia-Erzegovina, Croazia.

Impressioni generali avute durante il viaggio

C’è una quantità impressionante di terreni inutilizzati in questi paesi, che non vengono coltivati né dati al pascolo. È sorprendente pensare che molte persone si uccidono per vivere in aree aride del medio oriente, mentre qui nei Balcani c’è così tanta terra fertile che nessuno utilizza. La poca agricoltura e pastorizia spesso si traducono in cibo di qualità che va da “ok” a “agghiacciante”.

Ho percepito una vibrazione generale di oblio e assopimento, mischiati a un certo disinteresse per l’ambiente e le persone intorno, che specie nei Balcani dell’entroterra producono quartieri pazzescamente disordinati, traffico caotico, file venditori di strada e di negozi che offrono tutti gli stessi prodotti (vuoti, e che non so come vadano avanti).

Nonostante qua e là ci siano delle chiese dalle proporzioni deliziose, alcune delle quali appaiono in questo video, manca tantissimo il senso dell’ estetica e dell’arte. La differenza, per me che vengo dall’Italia, è davvero drammatica. Ho visto intere città in cui l’idea di abbellire un quartiere con una fontana o un giardino sembra non essere mai stata presa in considerazione.

In compenso le persone mi sono sembrate ovunque piuttosto amichevoli, e tutti questi paesi mi hanno dato l’impressione di essere sicuri, in cui crimini di strada e rapine sono eventi poco comuni. Inoltre, anche se attualmente proprio non vorrei viverci stabilmente, nei Balcani ci ho visto tanto potenziale: chissà come si trasformeranno in futuro?

Impressioni specifiche sui singoli paesi

Albania: un paese tanto, ma tanto strano. La cosa più inspiegabile sono le migliaia (tante migliaia) di edifici incompiuti sparsi ovunque, costruiti senza alcun criterio. Non credo esista il concetto di piano regolatore in Albania. Vedi un grattacielo di trenta piani senza finestre -abbandonato- accanto a un distributore di benzina -abbandonato- accanto a cinque palazzetti multicolor a schiera diroccati -abbandonati-, accanto a una villa stile impero romano senza finestre -abbandonata-.

Ci sono moschee sparse qua e là nelle aree industriali, nelle campagne, sui monti, che è difficile immaginare che vengano mai raggiunte da qualcuno. Nelle campagne vedi bunker di cemento, scheletri di case che potrebbero essere abitate, ma con pupazzi di stoffa impiccati a una corda e penzolanti dai balconi. Nelle aree rurali si utilizzano molto gli asini per trasportare i materiali, di taglia piccola, come mini-asini. Nelle città, a sorpresa, le automobili sono piuttosto di alto livello, credo infatti di aver visto molti più suv a Durazzo e Tirana che a Roma.

Tra i migliori troll subiti dall’Albania: vedere due uomini giocare a carte su un tavolino improvvisato, vicino al bordo di un’autostrada e sotto il sole, nel mezzo assoluto del nulla e lontanissimi da qualunque paese o città, che ti chiedi: a) come hanno fatto ad arrivare lì che non sembrano avere la macchina b) ma perché sono lì c) perché stanno giocando a carte a un metro dal bordo strada, a rischio di essere travolti da un camion. Almeno mettetevi un po’ più scostati e all’ombra!

Grecia: in questo viaggio abbiamo visitato solo la parte nord della Grecia, che mi è sembrata depopolata e con un paesaggio piuttosto asciutto. Le città in cui sono stato, ad esempio Ioannina e Kastoria, mi hanno lasciato l’impressione di assopimento di cui scrivevo sopra, di non possedere carisma. Salonicco, molto più grande, è senz’altro più animata, ma troppo turistica e caotica per i miei gusti.

Una cosa che mi ha un po’ sorpreso è che dovunque, soprattutto nei paesini meno conosciuti e più isolati, non sembrano esserci edifici antichi. Io sono abituato ai paesini pittoreschi dell’Italia, pieni di castelli, torri, costruzioni in pietra e dall’aspetto medievale. Nel nord della Grecia invece non ho visto nessun paese che tradisse una lunga storia. Molti piccoli paesi sono semplicemente gruppi di case dall’aspetto che definirei “normale”: con facciate in cemento, costruiti di recente. E le case antiche dove sono andate a finire?

Sorprendentemente, almeno per quanto mi aspettavo considerando i precedenti viaggi ad Atene, non è stato facile trovare cibo di qualità nel nord della Grecia. Nei supermercati c’era una predominanza di alimenti processati, e poco pesce fresco. Anche trovare un ristorante dove consumare un vero pasto è stato difficile. Ad Ioannina ad esempio sembra esserci solo una marea di caffè-bar, dove servono bevande e snack, ma pochissimi ristoranti.

Misteri: nelle campagne abbiamo notato qua e là piccoli campi di tabacco e di cotone. Che senso ha avere produzioni così piccole? Il tabacco magari viene rivenduto di contrabbando, ma il cotone? Un altro mistero è il numero esagerato di farmacie. In un paesino con piccolissima popolazione ne abbiamo contate cinque, quasi una accanto all’altra.

Macedonia: dopo l’intervallo di “normalità” nel nord della Grecia, che è comunque vicina all’Europa con cui sono familiare, il trolling è entrato nel vivo in Macedonia. È qui che ho visto alcune tra le scene più strane dei Balcani.

La maniera assurda di indirizzare i cavi elettrici negli edifici, di cui avevo comunque avuto già un assaggio in Albania: grossi grumi di cavi appesi in cima ai pali, da cui partono ragnatele in tutte le direzioni. Mi chiedo: se c’è un guasto ad uno dei cavi, come fa l’operaio a individuarlo in quel casino? Di nuovo ho visto tanti edifici incompiuti ed inutilizzati (ma non tanti quanti in Albania) e un’architettura dallo stile incredibilmente disomogeneo.

Una cosa curiosa è che più volte ho osservato le persone cercando di individuare quali fossero i tratti tipici della gente della Macedonia, e non ci sono riuscito affatto. In Albania, ad esempio, avevo trovato un certo schema ricorrente nelle strutture facciali. In Macedonia invece sono stato in un paio di città in cui, per quanto mi sforzassi, non c’è stato verso, finché mi sono dovuto arrendere all’evidenza: tutti sembravano avere tratti completamente diversi da tutti.

In Macedonia ho visto uno dei livelli più alti di oblio rispetto all’estetica (rimarrà alla storia la visita in una galleria d’arte contenente poster “artistici” che ho commentato -pure con arroganza- di poter scarabocchiare anch’io con la penna, magari mentre sono al telefono a chiacchierare) e al “concetto” di cibo. La qualità di frutta e verdura mi è sembrata ok, il problema è stato reperire le proteine: mancanza di pesce fresco ovunque (comunque giustificabile per un paese dell’entroterra) e soprattutto di carne di buona qualità (c’è tantissima carne processata e prevalentemente di maiale). Non ho mai notato cibo biologico nei supermercati in cui sono entrato.

Serbia: della Serbia ho visto pochissimo, abbiamo appena fatto un’incursione di qualche ora in macchina, nel sud, incontrando qualche villaggio piccolissimo sulla strada e fino a raggiungere la cittadina di Vranje, che ha molto vagamente l’aspetto di una cittadina di montagna del nord Italia. Non ho visto abbastanza comunque per poter notare particolari differenze rispetto ai paesi confinanti dei Balcani.

Kosovo: siamo entrati dal sud del paese e abbiamo guidato lungo tutto lo stradone che conduce alla capitale, Pristina. Inizialmente il Kosovo ci ha illusi con un paesaggio pieno di verde e natura, ma lo scenario si è velocemente trasformato: i bordi della strada hanno cominciato a popolarsi di negozi di grandi dimensioni: rivenditori di automobili, rivenditori di materiale edile, ristoranti. Una catena ininterrotta di attività commerciali, fino alla capitale, che rallenta decisamente il traffico. Tutti questi negozi mi davano comunque l’idea di non avere assolutamente clienti, eppure erano lì: aperti.

La scena si è ripetuta in città, a Pristina: una quantità impressionante di negozi di qualunque tipo, da centri estetici a rivenditori di elettronica, che sembravano sempre e per la maggior parte senza clienti. Non mi spiegavo perché li avessero aperti e come andassero avanti.

Pristina stessa ha un’architettura selvaggia: grattacieli mischiati a moschee mischiate a caserme di cemento. Anche qui i grumi di cavi elettrici campeggiano ovunque. È stato interessante scoprire che il centro è pattugliato da soldati americani, per lo più ragazzi ventenni inconsapevoli e con l’attitudine “stiamo salvando il mondo”. In realtà, dal poco che so della storia del paese, deduco che vengano tenuti lì a passeggiare dall’America come monito, dopo che il Kosovo è stato sottratto alla Serbia.

Da segnalare, ancora riguardo le attività commerciali, una particolare ossessione per gli autolavaggi, visti ovunque, anche nelle campagne più sperdute, ma di cui molti abbandonati da tempo. Anche in Kosovo ho visto molti edifici incompiuti e inutilizzati. Situazione cibo simile alla Macedonia: frutta e verdura ok ed economiche, ma tantissimo cibo processato, zero pesce fresco e carne per lo più industriale. Livello di trolling generale, comunque: altissimo.

Montenegro: secondo le statistiche la popolazione del Montenegro è tra le più alte del mondo. Curiosamente, appena arrivati nel primo paesino della zona più interna e montagnosa, abbiamo constatato subito che davvero tutti sembravano più alti. Ne abbiamo avuto conferma anche in seguito, guardandoci intorno nella capitale (Podgorica) e nelle zone costiere: per qualche motivo la popolazione montenegrina è decisamente alta.

Dopo il trolling estremo subito da Albania, Macedonia e Kosovo, la sensazione che ho avuto entrando in Montenegro è stata di un -parziale- ritorno alla normalità. Anche se in effetti avrei potuto sospettarlo dal nome, o fare un minimo di ricerca prima, ho scoperto che il Montenegro è quasi totalmente montagnoso, e montagne anche molto alte. È gia sulle montagne che la qualità del cibo ha fatto un piccolo passo avanti: nei supermercati si cominciavano a trovare prodotti salutari, fino ad arrivare alle coste dove è finalmente apparso un po’ di pesce fresco (seppure meno di frequente e meno economico di quanto si sperava).

Ci sono dei bei posti sulla costa, ovviamente non quelli ormai già rovinati dal turismo di massa come Cattaro e Budua, ma in generale mi hanno dato la sensazione di mancare carattere e di essere un po’ “spenti”. Il Montenegro è un’altro di quei posti che mi ha trasmesso una vibrazione generale di assopimento.

Bosnia-Erzegovina: anche in questo paese abbiamo fatto solo un’incursione in macchina di qualche ora. L’area che abbiamo attraversato è proprio una di quelle che maggiormente mi ha fatto venire il pensiero “guarda quanta terra libera”. Ho visto interi altipiani senza la minima traccia di presenza umana.

Fuori dalle cittadine, ancora una volta, ho notato la quasi totale assenza di agricoltura e pastorizia. Nei pochi campi coltivati ho visto più che altro il tabacco, che avevo notato spesso anche in Grecia.

Croazia: la Croazia era diventata una destinazione turistica molto popolare circa venti anni fa, perché economica e con un mare molto bello. L’impressione che ho avuto in questo viaggio è che la situazione sia un po’ cambiata: la costa è ancora bellissima, ma temo che il turismo abbia eroso il fascino di diversi posti.

È a Ragusa, nonostante il bellissimo panorama che ho ripreso nel mio video, che ho visto la fase finale, e più estrema, degli effetti del turismo di massa: file di club, ristoranti “per turisti”, negozi di souvenir, e turisti sonnambuli a girovagare nel mezzo. Ben distante dal mio desiderio di vedere luoghi autentici, ma decisamente interessante da vedere dal punto di vista “antropologico”, come ha commentato uno dei miei amici.

Dai pochi giorni che ci ho trascorso in questo viaggio, la Croazia mi ha trasmesso una vibrazione simile a quella del Montenegro: bella, bellissima in alcuni punti, ma al netto del ronzio turistico un pochino spenta, e carente carisma.


Note: ho appreso che i pupazzi appesi ai balconi dell’Albania sono dei “dordolec” (spaventapasseri), che secondo la credenza popolare servono a proteggere la casa, la famiglia e gli animali dal malocchio e dall’invidia.

Thoughts

I find that vicarious is a very interesting word, especially because it describes the behavior of a huge number of people.

Living life vicariously means living it not in person, directly, but in a participatory way: through someone else. To the life experiences of this “someone else” the vicarious participates by staying few steps behind -at safety distance- but still close enough to be able to observe his adventures.

A very widespread example are the parents who live life vicariously through their children. It’s very easy to identify them on the social networks because often as profile picture they use -instead of a picture of themselves- a picture of themselves with their children, or worse, of their children only. They don’t see themselves as separate entities anymore: they identify completely with the children. If in a conversation you ask them “how are you doing” or “is there anything new”, they rapidly switch to telling you how their children are doing, or what their children are doing. The joys, the worries, the more meaningful experiences of life are about the children, from whom all the satisfactions and the unsatisfactions are derived.

This behavior of transferring every project on the children as soon as they are born, and at the same time ceasing to try to realize any own project, is so widespread that it’s almost considered “normal”. But unfortunately this concept of parenting, as parasitizing the life of children, is the perfect recipe for unhappiness: both of the children and of the parents.

A second example of vicarious behavior which is extremely relevant are those who watch a lot of movies and tv series. Creating interesting situations in real life often requires a certain amount of work, so they prefer to feel the excitement of a treasure hunt from the comfort of a movie theater, or participate to the flirt between two attractive actors from the sofa at home, maybe without having to care too much about staying in shape.

The approach and the motivation are exactly the same of the previous case: the vicarious parents send the children ahead so then they can be spectators, in this case the actors are sent ahead and of these, even more properly, people become spectators.


It took me awhile to have clear why many people who are into personal development -both the “gurus” and the “practitioners”- don not convince me, and this despite the ideas that they discuss often are actually very valuable.

The reason is that in my view they focus too much on the methods, for example “how to stay in shape” or “how to generate passive income”, so much that they lose sight that these methods are only useful to create the means to reach a goal, but they’re not the goal themselves.

While many enthusiasts of personal development focus for ever on how to stay in shape, how to reach financial freedom, how to develop creativity, there are people that already apply in “autopilot” the methods for staying in shape, having financial freedom, developing creativity, without talking too much about it or almost without even remembering that they do, but then they also take the next step: they use the staying in shape, the financial freedom and the creativity to produce things in the job they do.

For example, browsing the Wikipedia page of many successful people, actors, athletes, musicians, entrepreneurs, often there is some recurrent information that comes out: they pay a lot of attention to the diet, they exercise regularly, they do yoga or meditation, they don’t spend 40 hours in an office for a salary but instead, even if they work in particular sectors (for example the actors), often they have entrepreneurial activities “beside”, and so on.

And yet in the interviews they rarely waste too much time discussing these practices, for them they only represent necessary routines, that they do to put themselves in the conditions to do a good job -in whatever sector they work-.

This to say that even if I appreciate a lot the attitude and the ideas of many people in the sector of personal development, more and more often I tend to take as reference not them, but directly those successful people who already channel the results of their personal development work in the job. So, not the guru who is expert of staying in shape, as much as the athlete who uses his shape in the sport. Not the guru who “talks” about creativity, as much as the director who puts the creativity in his movies. And so on.


I noticed that for many adult people learning insistently new things, without a precise project, represents an escape from doing.

I realized it for the first time at the end of the university, noticing among the other students -who like me just got their degree- the tendency to insist, of wanting to study more. PHD, MBA, various specialization courses. Some were even starting all over again, to take a second university degree. It seemed to me that only few of those guys were doing that following a precise strategy, to become academic teachers. The others simply seemed to want to maintain the status of “students” as long as possible, to delay the moment of doing.

Many years have passed, but I still see this tendency of wanting to stay “students” among many adults: same age as me (35), but even adults well over 40 and 50.

A very common case that I notice today, for example, is learning a foreign language. Several friends and acquaintances come to my mind who, in this period, are learning languages like french, spanish, chinese, german. Almost none of them has a concrete project related to that: “I study french because I want to export products in France”, but has the vague motivation “it’s a good additional knowledge” and “you never know it could be useful someday”.

This phylosophy doesn’t make any sense to me -since to study you spend resources (time and effort) why spending them on something that probably will never have practical effects on life?- but even more importantly it seems suspicious: I think that often people use the learning insistently new things, when adult, as an excuse to tell themselves that they’re making progress in life… while they’re actually stuck at the same place. Learning is an easy escape, because it’s an activity that has good reputation in the society, and it’s generally seen as important and commendable.

I think that there comes a moment in life, when we become adult, when it’s time to “reverse the flow”: to stop to focus on absorbing constantly new notions, decide what we want to do in life, and do it.

Doing it often means very different things that just having fun learning notions. It means to put in practice what we already know. It means finding the courage to leave the job we hate to start doing the other job we know is the right one. For a writer it can mean the discipline of staying every day at the computer writing for some hours, without being distracted by social networks. For an athlete it can mean the discipline of training in the gym every day, and repeat every day the choice of giving up the processed food in favor of the healthy food.

In fact maybe these are the only two things, that we should really learn when adult: courage and discipline.


It took me a long time to understand what meditation consist of, but finally I think I got it.

Actually I think that on this topic there is a lot of confusion, so many people “think” that they’re meditating, while they’re actually doing something else. After having made several unsuccessful attempts in the past myself, today I think I’ve understood enough to be able to provide my interpretation.

Meditating means being here and now, a concept that is rather famous today. The problem with the here and now is that it’s a damn difficult status to sustain. I used to see it in my attempts of meditation in the past. I used to free my mind from useless thoughts and finally I would start to absorb the reality around: the green of the plants, the buzz of the insect flying behind me, the noise of a distant car. But time few seconds and I was lost in thoughts again: what do I eat later for dinner? …tomorrow I have to write to the accountant… And so on.

Each time, when I returned to here and now realizing that I just got lost in my thoughts, I would take it as a defeat, and I would give up for the frustration. Until I realized that, instead, this is exactly the practical mechanism of meditation.

Getting lost in thoughts is inevitable for an untrained mind. And the mind is always at work projecting useless thoughts: ruminations of past events, anticipations of future events, putting labels to everything we see.

But the real game is, once we get lost in these thoughts, to awaken and return here and now. Get lost and return here and now. Get lost and return here and now. Get lost and return here and now. Many times, in a similar way to when we train our muscles at the gym. I heard the journalist Dan Harris make this comparison, and it seemed very appropriate to me.

At the gym we train the muscles, by doing several repetitions lifting weights. In meditation we train the mind, returning several times here and now after we get lost in thoughts. Today I see meditation this way, and this is how I practice it, with the same spirit I adopt when I go to the gym.


Again about the mind, some time ago I was discussing “spiritual” topics with a friend, and I asked him the following question: what do you think is the difference between consciousness and mind?

Even if in that period I was starting to be rather familiar with the two concepts, I had the tendency to confuse them, that’s why I asked his opinion. His answer was simple: he said that in his view the mind is a creation of consciousness. I reflected on these words several times later, and yes, now it seems obvious to me that this is exactly the difference.

So according to this view, consciousness is a “greater” concept and the mind a “smaller” concept. Consciousness created the mind as a tool and gave it us to use it, similarly to the physical body, but with the difference that the mind is impalpable.

Even if for many this revelation may be a banality, I think that for me it’s been very useful to see this triangular structure: cosciousness above, body and mind below as tools to be used.

It’s very useful especially in relation with the mind, since I’ve often forgot its presence in the past (and I still forget): for the fact that it’s impalpable, for the type of education I received, and for the type of society I live in.

Remembering that the mind is there made me want to study it and search for information about it, and this helped me reach interesting concepts, for example the idea that not only an individual mind exists, but also a collective mind. On a more practical level instead it made me want to train it, from here the interest in meditation.

Needless to say, after a certain amount of training, today my mind is still a mess (I suspect that it’s a mess for many people however), but I am confident that it will also get some abs sooner or later.


Notes: The book to read to understand the concept of here and now is The power of now by Eckhart Tolle. This article was originally published on July 7, 2016 in italian, this is its translation in english.

Pensieri

Trovo che vicario sia una parola molto interessante, soprattutto perché descrive il comportamento di un numero enorme di persone.

Vivere la vita vicariamente significa viverla non in prima persona, direttamente, bensì in maniera partecipata: tramite qualcun altro. Alle esperienze di vita di questo “qualcun altro” il vicario partecipa tenendosi qualche passo indietro -a distanza di sicurezza- ma comunque abbastanza vicino da poterne osservare le avventure.

Un esempio straordinariamente diffuso sono i genitori che vivono la vita vicariamente tramite i propri figli. E’ facilissimo individuarli sui social network perché spesso come foto del profilo personale impostano -anziché una foto di se stessi- una foto di se stessi assieme ai figli, o addirittura dei figli soltanto. Non vedono nemmeno più se stessi come entità separate: si identificano completamente con i figli. Se in una conversazione chiedi loro “come va” o “ci sono novità”, passano velocemente a raccontarti di come stanno i figli, o di cosa stanno facendo i figli. Le gioie, le preoccupazioni, le esperienze più significative della vita riguardano i figli, dai quali vengono ricavate tutte le soddisfazioni e le insoddisfazioni.

Questo comportamento, cioè al momento in cui si fanno figli trasferire su di essi ogni progetto e contemporaneamente smettere di provare a realizzare qualunque progetto proprio, è talmente diffuso che è quasi considerato “normale”. Ma purtroppo questa concezione della genitorialità, come parassitaggio della vita dei figli, è la ricetta perfetta per l’infelicità: sia dei figli che dei genitori.

Un secondo esempio di comportamento vicario estremamente rilevante è dato da chi guarda molti film e serie televisive. Creare situazioni interessanti nella vita vera spesso richiede una certa dose di lavoro, per cui si preferisce provare l’eccitazione di una caccia al tesoro dal comfort di una sala cinematografica, o partecipare al flirt tra due attori attraenti dal divano di casa, magari senza doversi preoccupare troppo di tenersi in forma.

L’approccio e la motivazione sono esattamente gli stessi del caso precedente: i genitori vicari mandano avanti i figli per poi farne da spettatori, in questo caso si mandano avanti gli attori e di questi, ancora più propriamente, si fa da spettatori.


Ci ho messo un po’ ad avere chiaro perché molti adepti dello sviluppo personale -sia i “guru” che i “praticanti”- non mi convincono, e questo nonostante le idee che discutono spesso sono effettivamente molto valide.

Il motivo è che mi sembra che si concentrino troppo sui metodi, ad esempio “come stare in forma” o “come generare reddito passivo”, così tanto da perdere di vista che questi metodi servono soltanto a creare i mezzi per raggiungere uno scopo, ma non sono essi stessi lo scopo.

Mentre molti appassionati di sviluppo personale si concentrano in eterno su come stare in forma, come raggiungere l’indipendenza economica, come sviluppare la creatività, c’è gente che i metodi per stare in forma, avere libertà economica, sviluppare la creatività li applica già in modalità “pilota automatico”, senza né discuterne tanto né quasi ricordarsene, ma poi fa anche il passo successivo: utilizza lo stare in forma, la libertà economica e la creatività per produrre cose nel lavoro che fa.

Ad esempio, spulciando la pagina Wikipedia di molte persone di successo, attori, atleti, musicisti, imprenditori, saltano spesso fuori certe informazioni ricorrenti: prestano molta attenzione alla dieta, fanno esercizio fisico regolarmente, praticano yoga o meditazione, non spendono 40 ore in ufficio in cambio di uno stipendio ma al contrario, anche se lavorano in settori particolari (ad esempio gli attori), spesso hanno attività imprenditoriali “di lato”, e via dicendo.

Eppure raramente nelle interviste perdono troppo tempo a parlare di queste pratiche, per loro non rappresentano altro che routine necessarie, che fanno per mettersi nelle condizioni di fare un buon lavoro -in qualunque settore essi lavorino-.

Questo per dire che anche se apprezzo molto l’attitudine e le idee di parecchie persone nel settore dello sviluppo personale (settore in cui io “sguazzo” parecchio) più vado avanti e più tendo a prendere come riferimento non loro, bensì direttamente quelle persone di successo che già canalizzano i risultati del loro sviluppo personale nel lavoro. Quindi non tanto il guru della forma fisica, quanto l’atleta che usa la forma fisica nello sport. Non tanto il guru che “parla” di creatività, quanto il regista che la creatività la mette nei suoi film. E così via.


Ho notato che per molti adulti imparare a oltranza cose nuove, senza uno progetto preciso, costituisce una scappatoia rispetto a fare.

Me ne accorsi la prima volta al termine dell’università, notando tra i colleghi studenti -che come me si erano appena laureati- la tendenza a insistere, a voler studiare ancora. Dottorato, master, esami di stato, corsi di specializzazione. Alcuni addirittura ricominciavano tutto, per prendere una seconda laurea. Mi sembrava che solo pochi di quei ragazzi lo facessero seguendo una strategia precisa, per diventare docenti accademici. Gli altri parevano semplicemente voler mantenere lo status di “studenti” il più a lungo possibile, rimandando il momento del fare.

Sono passati molti anni, eppure questa tendenza a voler restare “studenti” la vedo ancora tra moltissimi adulti: coetani 35 enni, ma anche adulti ben sopra i 40 e 50 anni.

Un caso molto comune che noto oggi, ad esempio, è quello di imparare una lingua straniera. Mi vengono in mente diversi amici e conoscenti adulti che in questo periodo stanno studiando chi il francese, chi lo spagnolo, chi il cinese, chi il tedesco. Quasi nessuno di loro ha effettivamente un progetto a riguardo: “studio il francese perché voglio esportare prodotti in Francia”, ma ha la vaga motivazione “è pur sempre una conoscenza in più” e “non si sa mai potrebbe tornare utile”.

Questa filosofia mi sembra insensata -visto che per studiare si spendono risorse (tempo e impegno) che senso ha spenderle per sapere qualcosa che probabilmente non avrà mai effetti pratici sulla vita?- e soprattutto mi sembra sospetta: temo che si utilizzi l’imparare a oltranza, da adulti, come scappatoia per raccontarsi che si stiano facendo dei progressi nella vita… mentre in realtà si resta fermi nello stesso punto. Imparare è una scappatoia facile, perché è un’attività che gode di una buona reputazione nella società, è generalmente vista come importante e raccomandabile.

Io credo che arrivi il momento, da adulti, in cui è ora di “invertire il flusso”: smettere di concentrarsi ad assorbire continuamente nozioni nuove, decidere cosa si vuole fare nella vita, e farlo.

Farlo spesso significa ben altre cose che trastullarsi a imparare nozioni. Significa mettere in pratica quello che si sa già. Significa trovare il coraggio di lasciare il lavoro che si odia per iniziare a fare l’altro che si sa essere quello giusto. Per uno scrittore può significare la disciplina di mettersi ogni giorno al computer tot ore a lavorare, senza distrarsi coi social network. Per un atleta può significare la disciplina di allenarsi in palestra quotidianamente, e ripetere ogni giorno la scelta di rinunciare al cibo processato a favore di quello salutare.

In effetti forse sono solo queste due, le cose che davvero ci farebbe bene imparare da adulti: il coraggio e la disciplina.


Ci ho messo tanto tempo a capire in cosa consiste la meditazione, ma finalmente credo di esserci arrivato.

In effetti penso che sull’argomento ci sia molta confusione, cosicché molte persone “credono” di meditare, mentre in realtà stanno facendo altro. Dopo aver fatto anch’io parecchi tentativi maldestri in passato, oggi credo di averne capito abbastanza da poter fornire la mia interpretazione.

Meditare significa essere qui e adesso, un concetto che ormai è piuttosto famoso. Il problema con il qui e adesso è che è uno stato dannatamente difficile da sostenere. Lo vedevo nei miei tentativi di meditazione in passato. Sgombravo la mente da pensieri inutili e finalmente iniziavo ad assorbire la realtà intorno: il verde delle piante, il rumore dell’insetto che volava dietro di me, il rombo di un’automobile lontana. Ma tempo pochi secondi e mi ero già perso nei pensieri un’altra volta: che cosa mangio stasera a cena? …domani devo scrivere al commercialista… E così via.

Ogni volta, quando ritornavo qui e adesso accorgendomi che mi ero appena perso a fare una scampagnata tra i pensieri, la prendevo come una sconfitta, e lasciavo perdere per la frustrazione. Finché ho capito che invece è proprio questo il meccanismo pratico della meditazione.

Perdersi spesso nei pensieri è inevitabile per una mente poco allenata. E la mente è sempre all’opera a proeittarci pensieri inutili: ruminamenti di eventi passati, anticipazioni di eventi futuri, appiccicare etichette a qualunque cosa vediamo.

Ma il gioco è proprio, una volta che ci si è persi in questi pensieri, accorgersene e ritornare qui e adesso. Perdersi e ritornare qui e adesso. Perdersi e ritornare qui e adesso. Perdersi e ritornare qui e adesso. Tante volte, in modo simile a quando alleniamo i muscoli in palestra. Ho sentito fare questo paragone al giornalista Dan Harris, e mi è sembrato azzeccatissimo.

In palestra alleniamo i muscoli, facendo tot ripezioni sollevando i pesi. Nella meditazione alleniamo la mente, ritornando tot volte qui e adesso dopo esserci persi nei pensieri. Io oggi la meditazione la intendo e la pratico così, con lo stesso spirito con cui vado in palestra.


Sempre a proposito di mente, qualche tempo fa discutevo di temi “spirituali” con un amico, al quale ho fatto la seguente domanda: secondo te qual’è la differenza tra coscienza e mente?

Anche se in quel periodo cominciavo ad essere abbastanza familiare con i due concetti, tendevo ancora a confonderli, per questo gli chiesi un parere. La sua risposta fu semplice: secondo lui la mente è una creazione della coscienza. Su queste sue parole ho poi riflettuto diverse volte, e in effetti adesso mi sembra ovvio che sia proprio questa la differenza.

Secondo questa concezione quindi, la coscienza è un concetto “più grande” e la mente un concetto “più piccolo”. La coscienza ha creato la mente come uno strumento che ci ha messo a disposizione, un po’ come il corpo fisico, con la differenza però che la mente è impalpabile.

Anche se forse per molti questa rivelazione è una banalità, credo che per me sia stato molto utile vedere questa struttura triangolare: coscienza sopra, corpo e mente sotto, come strumenti “parimerito” a disposizione.

Mi è molto utile soprattutto per quanto riguarda la mente, della cui presenza mi sono spesso scordato in passato (e mi scordo ancora): sia per il fatto che è impalpabile, sia per il tipo di educazione che ho ricevuto, sia per il tipo di società in cui vivo.

Ricordandomi che la mente c’è mi ha fatto venire voglia di studiarla e informarmi su di essa, e questo mi ha fatto arrivare a concetti interessanti, ad esempio l’idea che esista una mente individuale ma anche una mente collettiva. All’atto pratico invece mi ha fatto venire voglia di allenarla, da qui appunto l’avvicinamento alla meditazione.

Manco a dirlo, dopo una certa quantità di allenamento, ad oggi la mia mente è ancora un bel casino (ho il sospetto che lo sia per molti però), ma sono fiducioso che anche lei metterà su qualche addominale prima o poi.


Note: Il libro da leggere per capire il concetto di qui e adesso è Il potere di adesso di Eckhart Tolle.

Spiders in San Procolo

After living for months in the city (Barcelona), I am finally back to the countryside for summer, and I’m super happy about it. I’m enjoying wonderful sunsets, having fun with gardening, and of course I’m meeting many fascinating animals. Here are some cool spiders that I photographed in the past two days/nights:

1-wolf-spiderThis is a wolf spider that I found at night, while I was exploring the surroundings of my house with a torch light and the camera. It was walking on the ground, but immobilized as soon as I went close. I’ve always seen this type of spiders walk around to hunt, instead of being on webs. Maybe they don’t make webs at all.

2-orb-weaver-spiderThis is an orb weaver, and in this period there are so many in the garden. I walk just few meters near the bushes and see like 7-8 orb weavers, each one waiting for preys at the center of its web. This is probably the most common spider in the area.

The next pictures are all about an old acquaintance: cellar spiders. It seems like, also this year, I arrived in the countryside in the middle of the reproductive period. There are several spider mums busy with eggs and spiderlings. Could these mothers be the generation that was born last year, from those eggs that I saw?

3-cellar-spider-eggsIn the picture above is a first cellar spider mother, holding her ball of eggs. She’s in a corner of the ceiling, in the kitchen.

4-cellar-spider-babiesThis is a full spider kindergarten, in the attic. The spiderlings have already hatched out, and form a constellation around the mother. They’re all under a shelf, not far from my bed! I guess I should move them out or do something soon…

5-cellar-spider-eggs-and-babies-1And here is another different spider mother. She’s near the staircase. Interestingly, part of her eggs are still closed, but some spiderlings have already hatched out. They’re still attached to the egg ball though.

6-cellar-spider-eggs-and-babies-2The same spider of the previous picture, one the day later. The spiderlings moved away from the mother a little bit, and now are at a 2-5 cms distance. The mother (in the background) continues to hold the other eggs that are still closed.

Edit July 31, 2016: While hunting a mosquito tonight, I saw a new spider with eggs on the ceiling of my room. She was in an comfortable position for me to take good pictures, so here she is. Very photogenic.

7-cellar-spider-eggs


Notes: I rotated 180° the 4th, 5th and 6th picture, cellar spiders usually hang upside-down from the ceiling.

Inside an intensive pig farm

Few days ago I visited an intensive pig farm in the region of Catalunya, Spain. I’ve had the desire to go inside one of these farms for awhile, and for a series of coincidences it finally happened. As many people I had seen the videos in internet, showing animals that live in horrible conditions, but I really wanted to see with my eyes.

I made this short video, hopefully it will contribute to raise awareness about what’s behind the production of the meat available in the supermarkets.