Sogni e indovinelli

Forse siete già familiari con i sogni lucidi. Si tratta di quei sogni in cui magari siete impegnati a fuggire da un mostro che vi insegue, o state volando sopra una città, o magari state semplicemente viaggiando in macchina con la famiglia, ma a un certo punto vi rendete conto che quella situazione non è reale. Improvvisamente, un dettaglio vi sembra esagerato, fuori posto, e scatta la molla: acquisite lucidità e capite di trovarvi dentro un sogno, anziché nella vita vera.

A questo punto possono succedere due cose: la prima è che vi svegliate subito. E questa è decisamente quella che accade più frequentemente. Nel momento in cui acquisite lucidità lo scenario crolla e uscite dal sogno, ritornando in questo mondo.

La seconda cosa che può succedere è che non vi svegliate, almeno non immediatamente. Non svegliarsi una volta che si è acquisita lucidità è estremamente difficile, eppure c’è un grosso premio in palio per chi ci riesce: la possibilità di esplorare e soprattutto manipolare il sogno.

Il bello di non svegliarsi

Io trovo fortemente desiderabile non svegliarmi appena acquisisco lucidità dentro i miei sogni, e non credo certo di essere l’unico. Nel mondo esiste un numero di persone dedite all’onironautica, che provano ad avere sogni lucidi più o meno regolarmente, navigando dentro di essi e manipolandoli a piacimento.

Non è difficile capire il motivo di questo desiderio: dentro un sogno lucido puoi far accadere di tutto secondo la tua volontà, ma proprio di tutto: da fluttuare nello spazio, a chiacchierare con un faraone dell’antico Egitto, a emettere fulmini dalle mani. I limiti di questo mondo spariscono, eppure nello stesso momento “senti” le cose in maniera straordinariamente vivida: proprio come se fossero reali, pur essendo cosciente che non lo sono, visto che sei in uno stato di lucidità.

Se da lucidi avete volato nel cielo, non più costretti dalla forza di gravità che vi àncora al suolo, o se avete gironzolato liberamente sotto i mari, non più vincolati a dover respirare aria, allora sapete bene quanto meravigliose siano le sensazioni che si provano. E per questo probabilmente ve la state godendo così tanto che l’ultima cosa che volete fare è svegliarvi.

In effetti, quando io divento lucido dentro un mio sogno quasi sempre mi precipito a modificarlo e creare una situazione per fare sesso, il che la dice lunga su quanto “altamente spirituali” siano i miei desideri più profondi. Ma quando succede, lo faccio sempre con una certa ansia: so che potrei svegliarmi da un secondo all’altro e perdermi tutto il divertimento.

Mi dico sempre: “mantieni la calma, non agitarti, non svegliarti”, ma alla fine mi sveglio tipicamente nel giro di pochissimi secondi, piuttosto contrariato. La più lunga delle mie esplorazioni/manipolazioni dei sogni è durata forse 10 o 15 secondi.

Avere sogni lucidi è difficile

La dimensione dei sogni lucidi è estremamente affascinante da esplorare, eppure il problema di restarci per più che pochi secondi è già un problema successivo. Il problema principale è proprio avere sogni lucidi, in primo luogo. Infatti di solito solo una percentuale minima dei sogni che facciamo sono sogni lucidi.

Nel mio caso, ho buona memoria della percentuale dei miei sogni in cui ho acquisito lucidità. Ad esempio, ricordo chiaramente un sogno di qualche tempo fa in cui scappavo inseguito da un mostro, spaventatissimo, in cui a un certo momento mi fermato pensando “ehi ma che cavolo mi agito a fare? Questo mostro non può esistere, questo è chiaramente solo un sogno.”, al che mi sono rilassato e poi svegliato, poco dopo.

Sfortunatamente questo tipo di presa di coscienza mi capita raramente. Il più delle volte, dentro i miei sogni, sono talmente occupato a interagire con personaggi assurdi o a partecipare alle avventure più pazzesche, che proprio non mi accorgo che “qualcosa non va”. E quando alla fine del sonno mi risveglio nel mio letto, sono quasi incavolato con me stesso: come ho potuto non accorgermi che quella situazione non era credibile!

E se i sogni servissero a metterci alla prova?

Molte persone, tra cui io, si sono chieste spesso perché sognamo.

E’ affascinante pensare che i sogni siano una prova che ci viene riproposta ogni notte, che superiamo appunto solo accorgendoci di stare sognando, entrando quindi in uno stato di coscienza differente in cui abbiamo accesso a poteri enormi. Ed è affascinante pensare che qualcuno, o qualcosa, proietti ogni notte un’illusione nella nostra mente, lasciando come indizi dei dettagli fuori posto, e che sta a noi notare tali dettagli per accorgerci che stiamo subendo un inganno.

E’ affascinante pensare che i sogni non servano a farci dormire, ma a farci svegliare. Ma non necessariamente a farci svegliare per ritornare subito in questo mondo, ma a farci svegliare dentro i sogni stessi, in modo da imparare a utilizzare il potere di creazione che abbiamo.

In effetti, una possibilità è che i sogni normali, quelli non lucidi, per noi esseri umani non siano nient’altro che l’anticamera a un campo di “esercitazione”, quello dei sogni lucidi, in cui possiamo praticare l’abilità di creare scenari, persone, creature, situazioni secondo la nostra volontà.

Vi suona familiare?

Se conoscete quella che oggi è conosciuta come legge di attrazione, forse il parallelo vi è già venuto in mente a questo punto. La legge di attrazione è il principio secondo cui noi esseri umani creiamo la realtà che ci circonda con i nostri pensieri. Il mondo che abbiamo intorno altro non è che il riflesso del nostro mondo interiore, e il lavoro che facciamo, le persone che incontriamo, le situazioni che ci capitano quotidianamente, sono conseguenza dei pensieri che occupano la nostra mente.

La legge di attrazione è davvero molto popolare, e oggi ha un grandissimo numero di fans, anche se ho l’impressione che ben pochi ottengano risultati.

Il motivo secondo me è che anche se molti dicono di crederci a parole, cercando quasi di autoconvincersi che è così, in verità nel profondo dentro di loro non ci credono. E questo vale parzialmente anche per me: io credo alla legge di attrazione probabilmente molto di più della media delle persone, eppure sono cosciente di non crederci al 100%, non ancora almeno.

Ad esempio, credo di essere fortemente responsabile di quali persone sono presenti nella mia vita sociale, e credo di avere un enorme potere decisionale sulla quantità di denaro che guadagno, e in generale credo che la mia vita sia per molti aspetti meravigliosa proprio perché ho deciso di volerla così. Ma non credo ancora di poter far apparire della materia col pensiero. Potrei dire che ci credo a parole, e in un certo senso sento che “farei bene” a crederci, ma non corrisponderebbe a quello che sento dentro. Ci sono alcuni vincoli di questo mondo che mi sembrano ancora totalmente fuori dal mio controllo.

Eppure so bene che nei miei sogni lucidi invece posso fare tutto, incluso materializzare persone e oggetti, e infatti lo faccio (divertendomi parecchio). Allora chissà che i sogni lucidi non siano appunto una dimostrazione? Una dimostrazione che è possibile fare praticamente qualunque cosa, e che ci suggerisce l’idea di poter seguire un processo simile anche in questo mondo, usando la legge di attrazione.

E se anche questo mondo servisse a metterci alla prova?

All’idea che esistano due livelli, quello interno dei sogni che possiamo riuscire a manipolare diventando lucidi, e quello esterno di questo mondo che possiamo riuscire a manipolare usando le nostre credenze, segue naturalmente l’idea di estendere la struttura e pensare che possano esistere n livelli: altri ancora più interni a quello dei sogni, ed altri ancora più esterni a questo mondo.

livelli-dei-sogniChe esistano degli livelli interni al livello dei sogni in effetti lo sappiamo già: si tratta dei sogni incapsulati, quelli che sperimentiamo quando ci svegliamo da un sogno e ci ritroviamo ancora dentro un sogno. Quindi stavamo sognando di stare sognando. Anche di questi, che tecnicamente si chiamano falsi risvegli, io ho avuto esperienza. E questo tra l’altro è il tema su cui si sviluppa il film Inception, che è basato su un’idea molto originale, seppure a mio parere è stato realizzato in modo molto confusionario.

Che esistano degli livelli esterni al livello di questo mondo, invece, non lo sappiamo bene. Eppure l’idea che proprio questo mondo possa essere anch’esso un sogno, una sorta di illusione, è già stata suggerita da tantissimi autori in tantissime forme. Le prime che mi vengono in mente: il libro Il piccolo principe (l’essenziale è invisibile agli occhi), i libri di Peter Kingsley (quel che non è lì, di fronte ai nostri occhi, è usualmente più reale di quello che c’è), il film Matrix (in cui quella che molti conoscono come “realtà” è invece una proiezione creata dalle macchine), il film Truman show (in cui quella che il protagonista conosce come “realtà” è invece una proiezione creata da altre persone).

Se l’idea corteggiata in queste e molte altre opere è vera, e quindi questo mondo che siamo abituati a considerare assolutamente “reale” invece è anch’esso solo una specie di sogno, ne segue la vita che viviamo al suo interno può essere vista a tutti gli effetti come una prova, un rompicapo da risolvere, un indovinello. E il primo passo per arrivare alla soluzione sta proprio nel vedere l’illusione: acquisire lucidità anche qui.

La vita come un indovinello

Naturalmente, del fatto che la vita costituisca un gigantesco enigma e che quindi il nostro compito sia risolverlo, questo indovinello, non esiste alcuna prova. Né esiste prova che questo mondo che percepiamo coi nostri sensi sia solo parziale, e che esistano dei livelli esterni. Si tratta di un’affascinante speculazione.

Scegliere di credere che nella vita non ci sia niente di cui accorgersi, o scegliere di credere che nella vita ci sia qualcosa di cui accorgersi: questa è una decisione assolutamente personale, che tutti noi prendiamo più o meno coscientemente, basandoci esclusivamente sul nostro intuito. Nessuno potrà darci garanzia che abbiamo fatto la scelta giusta o sbagliata.

Eppure tenete in conto che questa scelta ha un impatto enorme sulla vita che ci ritroviamo a vivere. Perché nel primo caso sarà una serie di eventi, persone, immagini, che si susseguono senza un motivo particolare, fino alla morte. Nel secondo caso stiamo raccogliendo indizi. Quando degli eventi o delle persone entrano nella nostra vita, tendiamo a domandarci se ci sono entrate per farci accorgere di qualcosa. Sono lì per farci capire che ci stiamo facendo distrarre da illusioni? Sono lì perché le abbiamo materializzate noi?

Quando decidiamo che nella vita c’è qualcosa da scoprire (che ci si può svegliare, che si può manipolare fortemente il mondo esterno) noi stessi cambiamo tantissimo. Ci crescono dentro delle antenne che ci rendono più abili a notare le coincidenze, le cosiddette sincronicità, i deja vu. E tendiamo a mettere di più in dicussione le cose, senza dare per scontato che la realtà “sia la realtà” e basta.

Il mio indovinello personale

Io tendo a scegliere il secondo approccio: credo di essere in vita perché ho qualcosa da qualcosa da imparare, qualcosa da fare. E sento che c’è qualcosa da capire in tutta questa storia, anche se non mi è necessariamente ben chiaro cosa.

Il motivo di questa mia scelta è semplice: me lo dice il mio intuito, e oltretutto è anche l’opzione più eccitante.

Visto che nessuno può stabilire con certezza se è vero o no che la vita sia una specie di sogno, in cui c’è effettivamente da svegliarsi rispetto a qualcosa, decido io che è così. Mi sembra la decisione più sensata visto che riempie la vita di una magia particolare, una magia che io ho avuto la fortuna di provare già diverse volte.

Mi sono svegliato da una serie di illusioni che mi hanno tenuto distratto per anni in passato, ad esempio l’importanza del denaro, e questo è stato il punto di partenza da cui sono davvero iniziate ad apparire -o moltiplicarsi- cose magiche nella mia vita. I tramonti di una bellezza indescrivibile, le avventure di viaggio e le esplorazioni in posti nascosti, tutti per me, le persone che mi hanno fatto sentire capito e amato, scenari e atmosfere completamente nuovi, sono entrati nella mia vita solo dopo aver acquisito lucidità, dopo essermi liberato da delle illusioni ridicole dentro le quali prima mi muovevo e mi agitavo, incosciente.

Penso di essermi svegliato rispetto a una certo numero di llusioni, e per certi versi penso di vivere in questo mondo in uno stato di lucidità, ma probabilmente si tratta di un risveglio parziale. Probabilmente ci sono ancora molte altre illusioni che mi distraggono e mi tengono addormentato, ma di cui ancora non riesco ad accorgermi. Chissà quali e quante sono.

In effetti mi chiedo fino a che grado ci si può svegliare in questo mondo. Si può riuscire a notare abbastanza indizi da raggiungere una sorta di risveglio completo? Si può riuscire ad acquisire un livello di lucidità tale da poter davvero applicare efficacemente la legge di attrazione, e manipolare al 100% la materia e gli eventi?

E’ affascinante chiedersi se qualcuno c’è mai riuscito nel corso della storia, e se si in quanti. E dopo che fine hanno fatto? Sono ancora in questo livello, impegnati a plasmare l’universo, o si sono svegliati in un livello successivo, alle prese con un altro sogno più grande?

Chissà quanti sogni ci sono in totale nella struttura a cipolla? Chissà quanti sono gli indovinelli da risolvere?


Note: ho scritto che nei miei sogni lucidi “posso fare tutto”, ed è così, però voglio precisare che io spesso sperimento una certa inerzia nel manipolare i miei sogni. Quando divento lucido, se ad esempio provo a materializzare delle persone, queste di solito non appaiono immediatamente ben delineate, ma le loro sembianze si formano lentamente, con una certa fatica, e nello sforzo di renderne chiaro l’aspetto spesso mi sveglio. Mi chiedo se dipende dalla mia poca pratica.

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La direzione di questo blog

Chi tiene d’occhio questo blog avrà sicuramente notato che ultimamente pubblico meno frequentemente, e che i post si sono fatti più lunghi e più “seri”. Questo cambio di direzione non è casuale, ma è conseguenza di una serie di valutazioni che ho fatto su cosa voglio che sia questo blog, e sulla strategia che voglio seguire per diffonderne i contenuti.

Cancellare o non cancellare?

Se dò uno sguardo a quello che pubblicavo fino a qualche tempo fa, ammetto che mi vengono i brividi. E non solo qui sul blog, ma in generale su internet: ho scritto e detto una marea di stupidaggini, cose superficiali o insignificanti, commentato articoli/video altrui con odio, razzismo, sarcasmo, ego. Gli stadi della stupidità li ho attraversati proprio tutti -non me ne sono fatto mancare nessuno- e adesso li riconosco in tutte quelle scemenze pubblicate in passato.

Il primo che mi viene in mente è un video su Youtube in cui discutevo le insensatezze del sistema scolastico in Italia, in cui il punto centrale era che secondo me si fanno studiare i ragazzi per troppe ore, e oltretutto spesso facendogli memorizzare nozioni inutili. Sono ancora d’accordo con molti punti espressi in quel video, ma in un pezzo includevo, tra le materie di studio “inutili”, la filosofia. Il che oggi mi sembra una follia, perché adesso considero la filosofia una delle cose più importanti da insegnare ai ragazzi.

In maniera analoga, ho cambiato idea su tantissime altre cose, e la tentazione di cancellare molte delle stupidaggini pubblicate in passato è forte, però ancora resisto. Dopotutto, dove piazzare la linea al di sopra della quale “va bene”? Quali articoli e video che ho pubblicato sono abbastanza buoni per essere lasciati su internet, e quali sono al di sotto della soglia di tolleranza? Fare questa pulizia mi darebbe troppo la tentazione di lasciare online solo pochissime cose prodotte che considero di “alto livello”, e sarebbe pericoloso perché alimenterebbe il mio perfezionismo.

Oltretutto, rileggo le cose stupide e superficiali che ho pubblicato in passato con un certo affetto, perché mi ricordano il percorso che ho fatto per arrivare qui.

Spesso ascolto e leggo le idee di molte persone che producono contenuti su internet, che mi piacciono e che seguo, e mi sembrano così dannatamente sagge, intelligenti e piene d’amore, che non riesco proprio a immaginare che quelle persone siano mai passate attraverso tutta questa stupidità per arrivare a quello stadio di “evoluzione”. Mi viene quasi da pensare che siano state, più o meno, sempre così.

Ma io no. Non che adesso mi consideri particolarmente saggio, intelligente o pieno d’amore, ma almeno mi sembra di essere molto più maturo di quanto ero fino a pochi anni fa. Sono cambiato tantissimo in questi ultimi anni, un cambiamento sicuramente non indolore, ma di cui sono piuttosto orgoglioso. Eppure è avvenuto facendo tutti gli errori possibili e immaginabili, nessuno escluso.

C’è ancora spazio per errori e stupidaggini

Naturalmente, non c’è da preoccuparsi: di errori e stupidaggini probabilmente continuerò a produrne a pacchi. Immagino che in futuro leggerò quello che scrivo in questo periodo e penserò “come potevo non accorgermi di quanto era stupido!” o “come mi è saltato in mente di pubblicare una tale idiozia!”.

Né ho l’intenzione di mettere al bando ogni argomento superficiale dal blog, e scrivere solo di temi profondi e seri, suona piuttosto noioso. La capacità di spaziare da temi come la spiritualità e l’economia, a temi come il Centipede umano e Two girls one cup*, è una delle cose che più apprezzo della mia personalità. Cercai di spiegare questo lato del mio carattere nel post Inseparable emotions. Oltretutto, spesso gli argomenti superficiali sono un ottimo materiale di base per sviluppare post o video divertenti, che facciano ridere. E ridere e far ridere è decisamente una delle missioni della mia vita.

Resta comunque il fatto che ho deciso di cambiare l’approccio a quello che pubblico (e a come lo pubblico) qui sul blog e nei vari siti internet collegati, non appena mi sono chiarito nella testa alcune cose. Innanzitutto:

Cosa voglio che sia questo blog

Capire cosa volevo che fosse questo blog è stato un processo molto graduale, che ha richiesto parecchio tempo. Che volessi uno spazio per dare voce a tutte le mie “teorie”, quelle con cui tormento puntualmente amici e parenti, era ovvio già tantissimi anni fa. Così come era ovvio che l’argomento centrale del blog sono proprio io: le mie idee, le mie opinioni, la mia visione del mondo. Per cui è stato subito evidente che il nome del dominio da usare dovesse essere il mio: Paolo.

Un altro paio di aspetti, invece, sono diventati chiari solo dopo molto tempo, ma oggi finalmente anche di questi sono piuttosto sicuro.

Innanzitutto, voglio che questo blog sia uno strumento per produrre bellezza. Per distribuire idee interessanti, originali, utili, che possano migliorare la vita delle persone. Ed è questa la motivazione per cui passo ore a scrivere articoli o produrre video su argomenti che considero “importanti”, impegnandomi a descrivere le idee con chiarezza e semplicità.

Voglio anche che questo blog sia un diario personale, in cui posso raccontare, alternandole agli articoli di interesse generale, le esperienze della mia propria vita. Quello che mi succede, le persone che incontro, i luoghi che esploro, le situazioni che mi capitano durante le mie giornate, e cosa mi sembra di imparare da tutto ciò. Mi piace poter tenere sul blog una traccia del mio percorso di sviluppo personale.

Inoltre, voglio che il blog sia qualcosa che mi corrisponde davvero. Voglio poterlo aprire e ritrovarmi in uno spazio che sappia di me: dallo stile grafico, agli articoli, ai video, alla musica: qualcosa che sia originale, autentico, talentuoso, tormentato, comico. Il che è facile a scriversi ma non a farsi, naturalmente, ma questo almeno è l’obiettivo.

La strategia

Dopodiché c’è la questione della strategia da seguire, che spiega perché da un po’ i post sono piuttosto infrequenti, ma sono piuttosto lunghi.

Il motivo è molto semplice: non voglio diluire i contenuti. Fino a qualche tempo fa pensavo non c’è niente di male a pubblicare sia post seri e pensati a lungo, sia aggiornamenti casuali riguardanti i fatti del giorno, o sciocchezze superficiali tanto per ridere. E infatti è quello che facevo.

Ma poi mi sono reso conto che così facendo diluisco l’efficacia dei messaggi che affido a quei post più lunghi e articolati. E visto che internet ormai viene inondato quotidianamente di contenuti di poco valore -ogni giorno appaiono in rete milioni di nuovi articoli, video, notizie, per la stragrande maggioranza insignificanti- non ha senso cercare di mantenere il ritmo e pubblicare anch’io contenuti con frequenza tanto “per mantenere l’interesse”. Competere puntando sulla quantità, non mi sembra che abbia più molto senso.

La mia considerazione è che ormai la massa di contenuti prodotti dall’umanità è enorme, direi forse eccessiva, e questo si vede sia su internet, dove gran parte dei contenuti insignificanti vengono pubblicati e ignorati, cadendo nel dimenticatoio di internet e praticamente “sparendo” dai motori di ricerca, ma anche nel mondo reale, ad esempio nelle librerie, dove nuovi libri appaiono sugli scaffali a ritmi velocissimi, spesso per vendere solo poche copie e poi sparire dalla vista anch’essi.

La strategia migliore resta, secondo me, competere puntando sulla qualità. Questa ha ancora molto senso. Anche se pubblico nuovi articoli e video più raramente, se i loro contenuti sono “forti”, la gente li cercherà e li raggiungerà. E voglio che la gente sappia che quando raggiunge il mio blog, dentro ci troverà contenuti di alta qualità, senza dover fare la scrematura tra altre sciocchezze pubblicate tanto per pubblicare qualcosa.

Naturalmente, mi continua a venir voglia, ogni tanto, di scrivere pensieri su argomenti superficiali o commentare i fatti del giorno, e fortunatamente per questo ci sono i social network. Quando voglio pubblicare qualcosa di poco valore, o condividere contenuti non originali -quindi prodotti da altre persone- posso semplicemente farlo sui social network. La gente sui social network non ha voglia di assorbire idee o contenuti in ogni caso, ma quasi sempre va lì solo per scorrere in modo veloce e superficiale tra contenuti “facili”, che non provochino alcuna riflessione.

Questo blog invece è la destinazione migliore per quelle che considero le mie idee migliori. Sembra ovvio adesso, eppure ho dovuto pubblicarci sopra una certa quantità di stupidaggini prima di capirlo.

Fino alla prossima valutazione della situazione quindi, la strategia sarà questa: tenere separati gli ambiti, e puntare più sulla qualità che sulla quantità.


Note: * nel caso non li conosciate, si tratta di due film piuttosto popolari con lo stesso attore protagonista: le feci umane.

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The direction of this blog

Those who keep an eye at this blog surely noticed that lately I publish less frequently, and that the posts have become longer and more “serious”. This change of direction is not casual, but it’s a consequence of a series of evaluations that I made on what I want that this blog is, and on the strategy that I want to follow to spread its contents.

To delete or not to delete?

If I take a look and what I was publishing until just a little time ago, I admit that I feel my skin crawling. And not only here on the blog, but in general on internet: I wrote and said a lot of stupid, superficial or meaningless things, I commented on articles/videos of other people with hate, racism, sarcasm, ego. I went through all the stages of stupidity -I didn’t miss a single one- and now I recognize them in all those stupid things that I published in the past.

The first that comes to my mind is a video on Youtube where I discussed the nonsense of the schooling system in Italy, in which the main point was that in my opinion they make the students study for too many hours, and also often they make them memorize too many useless notions. I still agree with many of the points that I made in that video, but in a portion of it I included, among the “useless” subjects, philosophy. And this today seems crazy to me, because now I consider philosophy as one of the most important things to teach to the students.

In a similar way, I changed my mind on many other things, and the temptation of deleting many of the stupid things published in the past is strong, but I still resist. After all, where to place the bar above which “it’s good”? Which articles and videos that I published are good enough to be left on the internet, and which ones are under the threshold of tolerance? Making this cleaning would give me too much the temptation to leave online only very few things that I consider “high level”, and would be dangerous because it would feed my perfectionism.

In addition, I re-read the stupid and superficial things that I published in the past with some affection, because they remind me the journey I had to get here.

Often I listen to and read the ideas of many people who produce contents on internet, people that I like and follow, and they seem so damn wise, intelligent and full of love to me, that I really can’t imagine that those people have ever gone through all this stupidity to get to that stage of “evolution”. I almost tend to think that they have always been, more or less, like this.

But I haven’t. Not that now I consider myself particularly wise, intelligent or full of love, but at least it seems to me that I am much more mature than I was until few years ago. I changed a lot in these last years, a change that definitely has not been painless, but I’m quite proud of it. And yet it happened making all the possible and imaginable mistakes, none excluded.

There’s still room for mistakes and stupid things

Obviously, there’s nothing to worry about: I’ll probably keep on producing tons of mistakes and stupid things. I imagine that in the future I will read the things that I write in this period and I will think “how couldn’t I see that it was stupid!” or “how did the hell came to my mind to publish that idiocy!”.

And I don’t even have the intention of banning every superficial topic from the blog, and write only about deep and serious topics, it sounds quite boring. The ability to span from topics like spirituality and economy, to topics like The human centipede and Two girls one cup*, that’s one of the things that I appreciate more about my personality. I tried to explain this trait of my character in the post Inseparable emotions. In addition, often the superficial topics are great base material to develop funny posts or videos, that make people laugh. And laughing and make people laugh is definitely one of the missions of my life.

However, there’s the fact that I decided to change the approach to what I publish (and how I publish it) here on the blog and on the various internet sites that are related, as soon as I clarified in my head some things. First of all:

What I want that this blog is

Understanding what I wanted this blog to be has been a very gradual process, that required a lot of time. That I wanted a space to give voice to all my “theories”, those I punctually stalk my friends and relatives with, this was obvious already many years ago. Just like it was obvious that the main theme of the blog is exactly me: my ideas, my opinions, my vision of the world. So it was immediately evident that the domain name to use was my own name: Paolo

Another couple of aspects, instead, became clear only after much more time, but today finally I’m quite sure about these too.

First of all, I want that this blog is a tool to produce beauty. To deliver interesting, original, useful ideas, that can improve the life of people. And this is the motivation why I spend hours to write articles and to produce videos on topics that I consider “important”, making an effort to describe the ideas with clarity and simplicity.

I also want that this blog is a personal journal, in which I can write, alternating them to the articles of general interest, the experiences of my own life. What happens to me, the people I meet, the places I explore, the situations I am in during my days, and what I think I learn from all of this. I like to keep on the blog a record of my personal development journey.

And I want that this blog is something that really corresponds to me. I want to open it and find myself in a space that really feels like me: from the graphic design, to the articles, the videos, the music: something that is original, authentic, talented, tormented, comic. It’s easier written than done, obviously, but this is the goal at least.

The strategy

Finally there’s the theme of what strategy to follow, that explains why in the last period the posts are rather infrequent, but pretty long.

The reason is simple: I don’t want to dilute the contents. Until little time ago I thought that there was nothing wrong in publishing both serious posts, coming from a lot of thinking, and also casual updates about the latest news, or superficial things, just for fun. And in fact that’s what I was doing.

But then I realized that by doing this I dilute the effectiveness of the messages that I include in those serious posts, those that come from a lot of thinking. And considered that today the internet is flooded daily with contents of little value -every day millions of new articles, video, news appear on the web, for the vast majority meaningless- it doesn’t make any sense to try to keep the pace and publish contents with high frequency as well just “to retain the interest”. Competing on quantity, it doesn’t seem to make too much sense anymore.

My consideration is that now the mass of contents produced by the humanity is enormous, I would almost say excessive, and this can be seen both in the internet, where most of the meaningless contents are published and ignored, falling in the oblivion of internet and basically “disappearing” from the search engines, but also in the real world, for example in the book stores, where new books appear on the shelves with very fast rhythms, often just to sell few copies and then disappear for the sight as well.

The best strategy is still, in my opinion, to compete on quality. This still makes a lot of sense. Even if I publish new articles and videos more rarely, it their contents are “strong”, people will search for them and reach them. And I want people to know that when they reach my blog, they will find high quality contents inside, without having to skim through other meaningless posts published just to publish something.

Of course, from time to time I still feel like writing thoughts about superficial topics or commenting the latest news, and fortunately there are the social networks for this. When I want to publish something of little value, or share non original contents -so produced by other people- I can simply do that on the social networks. People on social networks don’t want to absorb ideas or contents anyway, but they just go there to browse “easy” contents in a quick and superficial way, contents that don’t provoke any thought.

This blog instead is the best destination for those that I consider my best ideas. It seems obvious now, but I had to publish a certain amount of stupid posts on it before understanding this.

So until the next evaluation, the strategy will be this: keep the contexts separated, and pay more attention to quality than on quantity.


Notes: * in case you never heard about them, they are two quite popular movies with the same lead actor: human feces.

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Tecniche di manipolazione dei media

Molte persone sono convinte di avere delle opinioni proprie: riguardo la politica, l’economia, la cronaca, lo sport, e via dicendo. Ma in realtà spesso le loro opinioni non sono le loro: sono nate, cresciute, e si sono orientate, sotto la guida scaltra di articolisti di giornali, o produttori di notiziari. Le opinioni della gente vengono fatte ricadere dentro un solco già scavato in precedenza.

tecniche-di-manipolazione-mediatica-fronteIn questo articolo ho deciso di raccogliere alcune tecniche di manipolazione che i media usano per influenzare le masse, tra quelle che io riesco a vedere, e tra quelle che più mi impressionano per quanto sono subdole e dannatamente efficaci. Queste tecniche vengono utilizzate dai media più o meno sempre per gli stessi scopi:

  • ricevere attenzione (e quindi soldi tramite pubblicità)
  • portare avanti l’agenda di qualche partito politico o corporazione

Naturalmente le persone che vengono influenzate dai media non ne sono mai coscienti  -loro pensano di avere opinioni “personali” e “libere”- per cui spero che, se sei vittima di una di queste tecniche di manipolazione, questo articolo possa esserti utile ad accorgertene. Iniziamo dunque con un grande classico:

1. Puntare costantemente i riflettori su personaggi che contano poco

tecniche-di-manipolazione-mediatica-personaggi-che-contano-pocoUn pilastro fondamentale della manipolazione mediatica è tenere al centro della scena, costantemente, personaggi che contano poco. Spesso si tratta di personaggi propensi a fare uscite forti, razziste, sessiste, che generano facilmente indignazione nel pubblico. Questi personaggi, della cui impopolarità i media sono perfettamente coscienti, vengono intervistati frequentemente, e le loro sciocchezze vengono immediatamente riprese da tutti i giornali generando dei “flame” tra la gente, cioè discussioni infuocate.

Dal canto loro, questi personaggi che contano poco sono spesso compiaciuti dell’attenzione ricevuta, e non sono essi stessi coscienti di essere pedine di un gioco molto più grande, un gioco il cui scopo vero è tenere dietro le quinte, lontani dai fari e sconosciuti ai più, i volti e i nomi dei personaggi che contano per davvero: banchieri, lobbisti, capi di corporazioni, e questi di certo si vedono molto meno nei notiziari.

Funziona benissimo: la gente concentra tutto il suo odio e i suoi insulti su personaggi irrilevanti, senza accorgersi che la vita pratica che fa tutti i giorni (sveglia – caffè – di corsa fuori casa – traffico – ufficio – spesa…) dipende invece fortissimamente dalle decisioni di ben altri personaggi, che lontani dai riflettori esercitano il potere indisturbati.

Magari, a volte, anche questi altri personaggi hanno pensieri razzisti o sessisti, ma si guardano bene dal dargli voce in televisione: loro sono abbastanza intelligenti da non fare dichiarazioni che ne potrebbero compromettere l’immagine pubblica, e stanno ben attenti a non sovraesporsi. Preferiscono lasciare i burattini al centro della scena.

2. Puntare costantemente i riflettori su luoghi che contano poco

tecniche-di-manipolazione-mediatica-telecamere-parlamentoDavvero pensi che sia il parlamento il luogo in cui si prendono le decisioni importanti? Raramente. Le decisioni importanti ormai si prendono in tutt’altri luoghi: in ville private, sui tavolini dei bar, nei ristoranti. E le prendono appunto quei personaggi sconosciuti alla massa, che discutono di accordi miliardari indisturbati dalle telecamere.

Nel frattempo i media continuano a dare ampia copertura a quello che succede in parlamento: le votazioni, le dichiarazioni dei politici, le bagarre in aula quando l’opposizione si scalda, i battibecchi su questioni marginali, e via dicendo.

Intendiamoci: in teoria avrebbe davvero molto senso tenere puntata l’attenzione sul parlamento… se il parlamento fosse davvero il luogo dove si fanno le leggi. Purtroppo in pratica, e questo vale per molti governi, il parlamento nella sua globalità è una macchina di una inefficienza mostruosa, che produce una legge ogni morte di papa. Non è questione di destra, sinistra, centro o opposizione: è proprio il parlamento intero che è un organo improduttivo.

E nei pochi casi in cui arriva davvero a produrre una legge, il processo spesso è ben poco democratico. Infatti non c’è nessun dialogo tra le parti: ogni politico si alza, prende il microfono, fa le sue dichiarazioni che gli avversari a malapena ascoltano, e si siede. La scena si ripete a parti invertite. Dopodiché si vota seguendo indicazioni arrivate dall’alto, dai capi delle due fazioni, che spesso non sono nemmeno seduti parlamento, o addirittura non ne fanno parte affatto (lobbisti, banchieri, etc).

In maniera analoga al caso precedente quindi, una seconda tecnica di manipolazione mediatica -efficassima- consiste nel puntare costantemente i fari sul parlamento, suggerendo l’idea che è quello il centro dell’azione, lasciando invece che ai tavolini di un bar, a pochi isolati di distanza, qualcun altro stia decidendo le sorti del paese davanti a un caffè.

3. Inondare blog e giornali online di trolls

tecniche-di-manipolazione-mediatica-trolls-internetCasomai non foste familiari con il gergo di internet, nell’ambito dei blog e dei siti di notizie online, un troll è qualcuno che commenta un articolo con degli scopi ben precisi: creare divisioni nella comunità, ridicolizzare l’autore, insinuare dubbi tra i lettori, smorzare gli entusiasmi.

L’elite che detiene il potere ha capito una cosa: è facile manipolare il pubblico attraverso i vecchi media monodirezionali, come la televisione. Con la televisione la propaganda viene propinata agli spettatori, senza che questi possano fare molto più che assorbirla. Ma è molto più difficile tenere sotto controllo internet. Non solo esiste una varietà enorme di siti di opposizione che diffondono contenuti “scomodi”, ma quegli stessi siti di opposizione permettono uno scambio bidirezionale: gli utenti possono commentare gli articoli, discutere tra di loro, mettersi in contatto. E tutto ciò è estremamente pericoloso per chi detiene il potere.

La tecnica più efficace che hanno trovato per manipolare le persone quindi -anche su internet- è quella di inondare questi siti di trolls. Trolls che, non appena viene pubblicato un nuovo articolo dai contenuti potenzialmente “pericolosi”, si mettono all’opera e lo riempiono di commenti carichi di scetticismo, pessimismo, sarcasmo, o in cui semplicemente insultano gli altri utenti reali creando dei flame, così che se non altro distolgono l’attenzione dal tema originale che veniva discusso nell’articolo.

I trolls sono difficili da identificare, soprattutto perché grazie all’anonimato tipico di internet possono apparire con nomi diversi, e sembrare numericamente molti più di quanti sono in realtà. L’efficacia del loro lavoro si gioca sul fatto che molte persone hanno una tendenza naturale a lasciare che la propria opinione si allinei all’opinione collettiva (o almeno che percepiscono come l’opinione collettiva).

Nonostante ciò, con un po’ di esercizio svilupperete abbastanza fiuto da riuscire a smascherarli con agilità, e a quel punto vi accorgerete anche di quali sono i siti che fanno vera opposizione al sistema, perché solitamente sono proprio quelli in cui l’infestazione dei trolls è più grave.

4. Distrarre il pubblico con i diritti

tecniche-di-manipolazione-mediatica-pinkwashing2I media utilizzano diverse strategie per distrarre il pubblico, portando l’attenzione generale via da tematiche importanti e riposizionandola su tematiche minori. Un buon esempio è il grande risalto che danno ai “diritti”, e di questi un caso popolarissimo sono i diritti delle donne e degli omosessuali.

Una parola che spiega estremamente bene questa tecnica è il pinkwashing, cioè il lavaggio del cervello “rosa” che viene effettuato sul pubblico ad opera di governi e corporazioni. I media sono pieni di esempi di pinkwashing: prodotti alimentari che sponsorizzano la ricerca per il cancro al seno, interviste a politici che ripetono come un mantra l’importanza dei matrimoni gay, paesi che promuovono il turismo LGBT e facilitano eventi come il gay pride.

Tutte ottime cause naturalmente… se non fosse che questi governi e corporazioni spesso sono così tanto amichevoli nei confronti delle donne e degli omosessuali più che altro per convenienza (dopotutto è una strategia che costa poco e che dà ottimi risultati in termini di reputazione), ma soprattutto se non fosse che mentre come facciata sono così sensibili ai problemi delle categorie interessante, dietro le quinte adoperano delle pratiche orrende, che vanno dal “poco etico” al “criminale”.

Infatti, da una parte una corporazione alimentare sottolinea l’importanza della prevenzione nella salute delle donne, dall’altra dietro le quinte riempie i propri snack di additivi chimici che danno assuefazione (spesso cancerogeni tra l’altro…) e utilizza modelli di mercato distruttivi per l’ambiente. Da una parte un governo trasmette in televisione frequenti spot pro-gay e in nome dell’uguaglianza, dall’altra dietro le quinte colonizza territori stranieri e pratica la segregazione razziale. E così via.

C’è una forte componente emozionale, quella di donne e omosessuali, che viene sfruttata per manipolare il pubblico. Tra le persone che appartengono a queste categorie, che spesso storicamente sono state svantaggiate, e che più frequentemente sono state vittime di abusi, c’è un forte desiderio di validazione. E chi controlla i media l’ha capito bene: fornisce questa validazione battendo in continuazione il tasto dei loro diritti, per poi poter calpestare i diritti di molte altre categorie senza troppe interferenze.

5. Distrarre il pubblico con problemi insignificanti

test-doggyUna seconda tecnica che i media usano per distrarre il pubblico è discutere problemi insignificanti, e tra questi un caso che mi piace citare spesso è quello dell’abbandono dei cani.

In Italia è un grande classico, che viene riproposto a ogni estate. Stando allo spazio riservato a questo “problema” nei notiziari nazionali, sembrerebbe che ogni anno le autostrade del paese siano percorse su e giù da migliaia di persone crudeli, a caccia di un palo a cui legare il proprio animale. L’idea è ridicola, ma purtroppo funziona molto bene perché sfrutta la componente emozionale di molti appassionati di animali domestici.

Naturalmente, siamo tutti d’accordo che abbandonare un animale domestico è una pratica odiosa, ma dare tanto risalto a questo tema, che numericamente è irrilevante, significa togliere spazio alla possibilità di mostrare problemi veri, ben più impattanti la vita delle persone.

Purtroppo il metodo funziona, e il risultato è tragico e comico allo tesso tempo: mentre il sistema bancario parassitico causa disoccupazione e debiti, mentre in medio oriente migliaia di persone vengono brutalmente torturate e uccise, mentre esiste un’epidemia di problemi legati allo stile di vita, come depressione e intolleranze alimentari… gli spettatori di notiziari e i lettori di giornali si arrabbiano e si commuovono per l’abbandono dei cuccioli.

6. Demonizzare la vera opposizione

tecniche-di-manipolazione-mediatica-demonizzare-vera-opposizioneLe istituzioni che detengono il potere si servono dei media mainstream per neutralizzare i veri oppositori, quelli che denunciano gli abusi e che iniziano a guadagnare abbastanza consenso da rappresentare una seria minaccia, usando una strategia semplice ma certamente efficace: dargli poco spazio, e quando gli si dà spazio, buttargli fango addosso.

Poco importa che un politico, attivista, giornalista, filosofo, abbia un passato irreprensibile. Se viene identificato dal sistema come persona scomoda, ci sono mille modi diversi di dipingerlo nei media facendolo apparire come estremista, disonesto, immorale, pazzo.

Basta riprendere un lungo discorso tenuto dall’oppositore, magari della durata di ore, e da quel discorso estrarre una singola frase che può essere equivocata, per poi sbatterla su tutti i giornali e discuterla in tutti i notiziari. E in termini semplicemente di immagini, l’oppositore può partecipare a un evento pubblico e parlare quasi sempre con espressione rilassata, ma dalle registrazioni di quell’intervento i media possono comunque estrarre un singolo fotogramma in cui l’oppositore ha fatto una smorfia, o un’espressione corrucciata, e piazzarla in prima pagina con un titolo insinuante.

Naturalmente, se il personaggio in questione non ha un passato irreprensibile diventa tutto più facile. Non mi stupirei affatto di scoprire che alcuni governi, o vari gruppi di potere, abbiano messo su degli interi uffici dediti a cercare errori fiscali degli oppositori, a tentare di intercettarli telefonicamente, e in generale a scavare a caccia delle loro magagne. Se hanno fatto il minimo errore, quasi sicuramente prima o poi verrà fuori e verrà sbandierato nei media.

7. Dare spazio alla finta opposizione

tecniche-di-manipolazione-mediatica-finta-opposizioneChi controlla i media sa bene che di opposizione c’è bisogno, almeno una.

Molte persone “nella massa” spesso non riescono a vedere le cause principali di molti dei loro problemi (es. la natura parassitica del sistema bancario, le corporazioni che incoraggiano il consumismo, il governo che lavora per sé stesso e le lobbies anziché per i cittadini), ma questo non toglie che riescano a sentire il dolore conseguente a queste cause: la frustrazione dovuta alla mancanza di tempo libero, la noia/stress dovuti a lavori insignificanti, l’infelicità dovuta a troppi oggetti e a troppe poche relazioni umane.

L’elite che detiene il potere capisce bene che questo sentimento negativo ha bisogno di una valvola di sfogo, altrimenti ci sarebbe davvero una rivoluzione che cambierebbe il sistema. E allora gliela fornisce, mettendo però in piedi un’opposizione fasulla.

Il che non richiede certo un gran lavoro: esistono molti personaggi che spontaneamente calzano bene il ruolo dei finti oppositori, basta tenerli frequentemente sotto gli obiettivi delle telecamere. Politici che nelle interviste si dichiarano contrari all’operato del governo (e poi dietro le quinte ci fanno accordi) o politici che davvero sono contrari all’operato del governo, ma hanno delle personalità e idee talmente bizzarre che quasi riescono a far riconsiderare i partiti principali di governo come “il male minore”.

8. Dare nomi positivi alle schifezze

tecniche-di-manipolazione-mediatica-giochi-linguisticiUn’altra classica tecnica di manipolazione, usata tantissimo nei media, è tutta basata sul linguaggio: si utilizzano nomi a cui istintivamente la gente associa una connotazione “positiva” per chiamare dalle gran schifezze fatte dalle corporazioni e dal governo.

Un semplice esempio, di cui ci si può accorgere più facilmente, sono gli spot commerciali in televisione (nota, per capire se un prodotto/servizio è spazzatura potete applicare questo criterio semplice ma praticamente infallibile: se lo pubblicizzano in televisione allora è spazzatura). Esiste una varietà enorme di snack pieni di coloranti, conservanti, e rifiuti tossici vari, i cui nomi contengono le parole special, happy, diet, light, natural.

Però ci sono altri esempi di manipolazione di più alto livello, tra cui molte manovre fatte dal governo, che non sono altrettanto evidenti per il pubblico. Azioni di guerra in paesi stranieri e occupazione militare diventano missioni di pace. Aumenti delle tasse vengono inclusi in piani per la ripresa o decreti sblocca-Italia. L’istituto per il monitoraggio fiscale viene chiamato equitàlia. E soprattutto c’è lei, la parola insensata che intasa i notiziari e viene ripetuta ovunque nei media come fosse un mantra: la crescita.

Leader politici e di corporazioni continuano ripetere ovunque l’importanza di avere crescita economica, e il pubblico spesso non si accorge di cosa davvero si nasconde dietro questo messaggio, proprio perché spesso alla parola crescita si associa qualcosa di buono.

La realtà è che perseguire la crescita infinita -dell’economia, della produzione, della popolazione- su un pianeta con risorse finite è insensato e pericoloso. Sarebbe più sensato, secondo me, parlare di sviluppo, ma questa parola nei media non si sente quasi mai. Il motivo per cui i leader della politica e delle corporazioni insistono invece con la crescita economica è che la crescita genera tasse, e le tasse pagano appunto lo stipendio ai politici stessi (che poi ridistribuiscono a cascata i soldi alle corporazioni “amiche”), e gli permettono di fare quello che vogliono fare.


Lascia che le tue opinioni siano davvero le tue

Si possono discutere parecchie altre tecniche, ma queste che ho appena descritto in questo breve elenco sono sicuramente tra quelle che io “sento” di più, e contro cui considero più utile tenere alta la soglia dell’attenzione.

A me sembra di scorgere gli effetti della manipolazione mediatica in molte persone, in cui appunto noto l’abitudine a parlare rigurgitando opinioni altrui, piuttosto che dando voce all’opinione propria.

manipolazione-mediatica-rigurgitare-opinioni-altruiIl metodo migliore per non cascarci, e per non lasciar cadere la propria opinione nel solco pre-confezionato e pre-scavato dai media è applicare il pensiero critico. Non credere a una storia o una notizia semplicemente perché ci credono tutti, o perché la fonte è una autorità. Rendersi conto che molti media sono perennemente a caccia di attenzione (“attention whores“), e che di conseguenza pubblicano intenzionalmente molte notizie che suscitano reazioni forti -rabbia, indignazione, eccitazione- proprio con l’obiettivo di catturare il pubblico.

E naturalmente chiedersi sempre, ogni volta che si ascolta un notiziario o si legge un giornale, se l’intenzione di chi sta diffondendo quella notizia è davvero mostrare dei fatti inalterati per informare il pubblico… o se invece l’intenzione è manipolarlo, per motivi di comodo.


Note:

Relativi: Che cos’è il “sistema”?, Come liberarti dal sistema

Manipulation techniques in the media

Many people are convinced that they have their own opinions: about politics, the economy, the latest news, sports, and so on. But instead very often their opinions are not theirs: they are born, grown, and orientated, under the astute guidance of newspaper columnists, or television news producers. The opinions of people fall into a furrow that has already been plowed previously.

media-manipulation-techniques-frontIn this article I decided to collect some of the manipulation techniques that the media use to influence the masses, among those that I’m able to see, and among those that impress me the most for how sneaky and damn effective they are. These techniques are used by the media more or less always for the same purposes:

  • get attention (and therefore get money through advertisements)
  • promote the agenda of some political party or corporation

Of course the people who are influenced by the media are never aware of it -they think they have “personal” and “free” opinions- so I hope that, if you are victim of one of these manipulation techniques, this article will be useful for you to realize it. So let’s start with an all time classic:

1. Keeping figures who don’t count much constantly under the spotlight

media-manipulation-techniques-spotlight-for-irrelevant-figuresA fundamental pillar of media manipulation is to keep at the center of the stage, constantly, figures who don’t count much. Often they are figures who are likely to make “hard” declarations, racist, sexist, that easily generate indignation in the public. These figures are typically unpopular and the media are perfectly aware of it, they keep on interviewing them frequently, and their nonsenses are immediatly broadcasted in all the news generating “flames” among people, i.e. fierce arguments.

From their side, these figures who don’t count much are often pleased for the attention received, and they’re not aware themselves of being puppets that are playing in a much bigger game, a game that has the real goal of keeping behind the scenes, far from the spotlight and unknown to the mass, the faces and the names of the figures that really count a lot: bankers, lobbyists, leaders of corporations, and these certainly are much less visible in the news.

It works perfectly: people channel all their hate and insults on irrelevant figures, without realizing that the practical life they have every day (alarm – coffee – rush out of the house – traffic – office – grocery…) depends instead very very much upon the decisions of completely different figures, who are far from the spotlight, and who can use their power undisturbed.

Maybe, sometimes, even these other figures have racist or sexist thoughts, but they certainly don’t make the error of vocalising them on television: they’re smart enough not to make any declaration that could negatively impact their public image, and they are very careful not to overexpose themselves. They prefer to leave the puppets at the center of the stage.

2. Keeping places that don’t count much constantly under the spotlight

media-manipulation-techniques-spotlight-on-parliamentDo you really believe that the parliament is the place where the important decisions are taken? Rarely. The important decisions by now are taken in completely different places: in private villas, on bar tables, in restaurants. And they are taken right by those figures that are unknown to the mass, who discuss contracts worth billions without the interference of tv cameras.

In the meanwhile there’s plenty of media coverage for what happens inside the parliament: the voting sessions, the declarations of the politicians, the bagarres in the main room when the opposition gets upset, the squabbles on marginal issues, and so on.

Let’s clarify: in theory in would make a lot of sense to keep the attention on the parliament… if the parliament really was the place where the laws are made. Unfortunately in practice, and this is true for many governments, the parliament in its entirety is a machine of monstrous inefficiency, that produces a law every once in awhile. It’s not a matter of right, left, center or opposition: it’s the whole parliament that is an unproductive organ.

And in the few cases in which they really get to produce a law, often the process is not very democratic. In fact there isn’t any dialogue between the parts: each politician gets up, takes the microphone, makes his declarations that the opposers barely listen to, and sits down. The scene is repeated with reversed roles. Then everybody votes following indications arrived from the top, from the leaders of the two factions, that often are not even sitting in the parliament, or are not even part of it at all (lobbyists, bankers, etc).

So in a similar way to the previous case, a second manipulation technique by the media -very effective- consists in putting the spotlight on the parliament, suggesting the idea that that in the center of the action, leaving instead that on the tables of a bar, few blocks away, someone else is deciding the fate of the country in front of a coffee.

3. Flooding blogs and online news with trolls

media-manipulation-techniques-internet-trollsIn case you’re not familiar with the slang of internet, in the context of blogs and online news websites, a troll is is someone who comments an article with specific purposes: create divisions in the community, ridicule the author, insinuate doubts between the readers, dampen the enthusiasm.

The estabilishment understood one thing: it’s easy to manipulate people through old monodirectional media, like television. With television the propaganda is delivered to the audience, and the audience can’t do much more than absorb it. But it’s a lot more difficult to keep internet under control. Non only there is a huge variety of opposition sites that spread “inconvenient” contents, but those same opposition sites allow a bidirectional exchange: the users can comment the articles, discuss among themselves, share contacts. And all of this is extremely dangerous for those who keep the power.

So the most effective technique they found to manipulate people -also on internet- is to flood these sites with trolls. Trolls who, as soon as a new article with potentially “dangerous” contents is published, get to work and fill it with comments loaded with skepticism, pessimism, sarcasm, or simply insult the other real users creating flames, so that, if nothing else works, at least they divert the attention away from the original theme that was discussed in the article.

Trolls are difficult to identify, especially because thanks to the anonymity typical of internet they can appear with different names, and seem numerically many more than how many they actually are. The effectiveness of their work stands on the fact that many people have a natural tendency to let their opinions align with the collective opinion (or at least that they perceive as the collective opinion).

In spite of this, with a little training you’ll develop enough sense to be able to unmask them with ease, and at that point you will also realize which are the sites that do real opposition to the estabilishment, because usually they’re exactly those where the troll infestation is more severe.

4. Distracting people with the rights

media-manipulation-techniques-pinkwashingMedia use different strategies to distract the audience, taking the general attention away from important themes and repositioning it on minor themes. A good example is the great relevance that they give to the “rights”, and of these a very popular case are the rights of women and homosexuals.

A word that explain this technique extremely well is pinkwashing, or in other terms “pink” brain washing, that is realized on people by governments and corporations. Media are full of examples of pinkwashing: food products that sponsor the research against breast cancer, interviews to politicians who repeat like a mantra the importance of having gay marriages, countries that promote LGBT tourism and encourage events like the gay pride.

All great causes obviously… if it wasn’t that these governments and corporations often are so friendly with women and homosexuals for convenience more than anything else (after all it’s a strategy that doesn’t cost much and brings great results in terms of reputation), but even more if it wasn’t that while as facade they are so sensible to the problems of these categories, behind the scenes they use horrible practices, that range from “not very ethical” to “criminal”.

In fact, from one side a food corporation remarks the importance of prevention in women’s health, on the other side behind the scenes they fill their snacks with chemical additives that cause addiction (often even carcinogenic…) and use marketing models that are destructive for the environment. From one side a government broadcasts frequent pro-gay spots on television and in the name of equality, on the other side behind the scenes they colonize foreign territories and practice racial segregation. And so on.

There’s a strong emotional component, that of women and homosexuals, that is exploited to manipulate the public. Among the people who belong to these categories, that often historically have been disadvantaged, and that more often have been victims of abuses, there’s a strong desire for validation. And those who control the media understood this well: they provide this validation by pushing constantly the button of their rights, so that then they can trample on the rights of many other categories without too many interferences.

5. Distracting people with meaningless problems

media-manipulation-techniques-meaningless-problemsA second technique that the media use to distract people is to discuss meaningless problems, and among these a case that I like to mention often is the case of dog abandonment.

In my country, Italy, it’s a great classic which is re-proposed every summer (probably each country has its own peculiar case). Looking at the coverage given to this “problem” in the national news, it would seem like every year the roads of the country are invaded by thousands of cruel people, who drive back and forth searching for a street pole at which they can tie their animal. The idea is ridiculous, but unfortunately it works very well because it takes advantage of the emotional component of many people who are passionate of domestic animals.

Obviously, we all agree that abandoning a domestic animal is a terrible practice, but giving so much coverage to this theme, that is numerically irrelevant, means to take room away fron the possibility of showing real problems, much more impactful for the life of people.

Unfortunately the method works, and the result is tragic and comic at the same time: while the parasitic banking system causes unemployment and debt, while in the middle east thousands of people are brutally tortured and killed, while there’s an epidemic of problems linked to the lifestyle, like depression and food intolerances… the news viewers and the readers of newspapers get angry and emotional for the abandonement of pets.

6. Demonizing the real opposition

media-manipulation-techniques-demonizing-real-oppositionThe estabilishment uses the mainstream media to neutralize the real opposers, those who reveal the abuses and start to gain enough consensus to represent a serious threat, with a simple but centainly effective strategy: they give them little coverage, and when they give them coverage, they sling mud at them.

It doesn’t matter that a politician, activist, journalist, philosopher, has a flawless past. If he’s identified by the establishment as a target, there are a thousand different ways to depict him in the media to make him appear as extremist, dishonest, immoral, crazy.

All they have to do is to take a long speech given by the opposer, maybe hours long, and from that speech extract a single phrase that can be misunderstood, and then publish it everywhere in the news. And simply in terms of images, the opposer can participate to a public event and talk almost always with a relaxed expression, but from the recordings of that intervention the media can extract anyway a single frame in which the oppositor had a scowling face, or was frowning, and place that on the first page with an insinuating title.

Obviously, if the person we’re talking about doesn’t have a flawless past everything becomes easier. I wouldn’t be surprised at all to discover that some governments, or various groups of power, have created entire offices dedicated to search for fiscal errors of the opposers, to try to tap them on the phone, and in general to dig trying to find their mistakes. If they made the minimal error, almost certainly it will be exposed sooner or later and will be published everywhere in the media.

7. Giving coverage to the fake opposition

media-manipulation-techniques-coverage-fake-oppositionThose who control the media know well that there is the need for opposition, at least one.

Many people “in the mass” often are not able to see the main causes of many of their problems (i.e. the parasitic nature of the banking system, the corporations that encourage consumerism, the government that works for itself and the lobbies rather than for the citizens), but this doesn’t eliminate the fact that they can feel the pain consequent to these causes: the frustration due to the lack of free time, the boredom/stress due to meaningless jobs, the unhappiness due to too many objects and too few human relationships.

The elite that holds the power understands well that this negative feeling needs a vent valve, otherwise there would really be a revolution that would change the system. And so they provide it, but setting up a fake opposition.

And it really doesn’t require a lot of work: there are many figures that spontaneously fit well the role of the fake opposers, it’s enough to keep them frequently under the tv cameras. Politicians who, in the interviews, declare their contrariness to the actions of the government (and then behind the scenes make agreements with it) or politicians who are really contrary to the actions of the government, but have such bizarre personalities and ideas that they almost succeed in making the main party of the government appear like the “lesser evil”.

8. Giving positive names to crap

media-manipulation-techniques-language-gamesAnother classic manipulation technique, used a lot in the media, is all based on language: they use names to which people instinctively associate a “positive” connotation to call some big crap produced by the corporations and the government.

A simple example, easy to recognize, are the commercials on television (note, to understand if a product/service is garbage you can apply this simple but practically infallible criterion: if it’s advertised on television then it’s garbage). There’s an enormous variety of snacks full of colorants, preservatives, various toxic sludge, whose names contain the words special, happy, diet, light, natural.

But then there are other examples of higher level manipulation, like many actions taken by the government, that are not as evident to the general public. War missions in foreign countries and military occupancy become missions of peace. Tax increments are included in plans for the recovery or treaties for stability. In my country the institute for fiscal monitoring is called equitàlia (from equity). And above everything else there is it, the nonsense word that clogs the news and is repeated everywhere in the media like a mantra: growth.

Political leaders and leaders of corporations continue to repeat everywhere the importance of having economic growth, and people often don’t realize what’s really behind this message, just because often to the word growth they associate something good.

The reality is that pursuing infinite growth -of the economy, the production, the population- on a planet with finite resources is a nonsense and dangerous. It would make more sense, in my opinion, to talk about development, but this words is never used in the media. The reason why the leaders of politics and corporations insist instead with economic growth is that growth generates taxes, and taxes pay the salary to the politicians themselves (who then re-distribute in cascade the money to the corporation “friends”), and allow them to do what they want to do.


Let your opinions be really yours

Many other techniques can be discussed, but these that I described in this short list are definitely among those that I “feel” more, and against which I consider more useful to keep the attention bar high.

It seems to me that there are evident effects of the media manipulation in many people, who have the habit to talk regurgitating someone else’s opinion, rather than talk giving voice to their own opinion.

media-manipulation-techniques-regurgitate-someone-elses-opinionsThe best method to avoid to fall in this trick, and to avoid that your opinion falls in the pre-packaged, pre-plowed furrow of the media is to apply critical thinking. Don’t believe a story simply because everyone else believes it, or because the source is an authority. Become aware that most media are constantly hunting for attention (“attention whores“), and that consequently they intentionally publish many news that generate strong reactions -rage, indignation, excitement- exactly with the goal of capturing the audience.

And always ask yourself, each time you listen to the news or read the newspaper, if the intention of the person who is spreading that news is really to show unaltered facts to inform the public… or instead his intention is to manipulate the publis, at his own advantage.


Notes:

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