Roma vs Barcellona

Ormai posso dire di conoscere piuttosto bene sia Roma che Barcellona, per cui voglio scrivere alcune mie osservazioni sulle due città facendo un confronto. Purtroppo per lei, ve lo anticipo subito, Roma prenderà qualche sonora bastonata

In generale, di Barcellona posso confermare quanto dissi nel 2003, quando la visitai per la prima volta: è sicuramente bella, però non ha granché di speciale, se non altro in termini di monumenti, arte, scultura. Questo vale naturalmente prendendo come riferimento Roma, che ha una quantità di posti così incredibilmente straordinari che ti lasciano davvero senza fiato.

A Roma ci sono san Pietro con la cappella Sistina, piazza Navona con le sue meravigliose fontane, la piazzetta del Pantheon con le luci soffuse la sera, fontana di Trevi, e chi più ne ha più ne metta. Fai una passeggiata in centro, e ogni cento metri ti trovi davanti qualcosa di stellare. La più umile, semi-nascosta fontanella nella nicchia di un palazzo merita almeno qualche foto.

Barcellona non si può nemmeno accostare. Il monumento più famoso è la Sagrada Familia, che è sicuramente notevole, ma che però mi deluse già un pochetto la prima volta, con tutte quelle impalcature da lavori in corso. La Rambla, famosissima via in centro in cui c’è un continuo fiume di gente che cammina su e giù, in realtà è una via normalissima. Piena di negozi, ristoranti, artisti di strada, certo. Ma è una via normalissima.

Cos’ altro c’è a Barcellona? Piazza Catalunya e piazza Espanya, il palazzo nazionale, i giardini del Montjuic, il quartiere gotico, le statue di Gaudí, le spiagge. Tutto molto bello, eppure mancano i monumenti davvero memorabili, non ci sono tanti punti di interesse con l’ x-factor quanti ce ne sono a Roma.

Secondo me esiste quindi un mistero: come riesce Barcellona a reggere così bene il confronto con Roma nelle classifiche dei flussi turistici in Europa?

Ho fatto qualche ricerca e parecchie fonti indicano Londra e Parigi come prime due mete turistiche in Europa occidentale, seguite al terzo posto da Roma e al quarto da Barcellona. Mi è difficile trovare statistiche sicure e aggiornate, ma visto che spesso sono lì di persona, posso senz’ altro confermare un fatto indiscutibile: Barcellona ha un flusso turistico di proporzioni impressionanti, tutto l’ anno.

Ho l’idea che questo flusso, che tutto sommato non è giustificato da tanti monumenti particolarmente spettacolari, è giustificato in realtà da una serie di altri punti di forza che Barcellona ha saputo sviluppare, e che le garantiscono il successo che sta avendo. Vediamo quali sono, evidenziando le differenze che ci sono rispetto a Roma.

Innanzitutto: il talento dell’amministrazione

Barcellona, oggi, è amministrata da gente capace. Quel “poco” che hanno, lo sanno valorizzare e vendere bene. Ma soprattutto, laddove manca qualcosa, ci pensano loro ad aggiungerlo: in termini di attrazioni turistiche, ma anche in termini di eventi.

Un esempio di attrazione turistica creata sulla base del (quasi) nulla è la fontana magica. Si tratta di uno spettacolo di acqua, musica e luci fatto davanti al palazzo nazionale, di sera, nei weekend. La fontana usata per creare lo spettacolo è molto grande, ma la sua architettura è francamente modesta. Eppure, proprio partendo da una fontana così modesta, hanno saputo creare uno spettacolo molto suggestivo e che rappresenta certamente un’ attrazione per i turisti.

Sul fronte della capacità di creare eventi, invece, un ottimo esempio è il Mobile World Congress. Questa enorme fiera tecnologica, riguardante l’evoluzione di internet e comunicazioni mobili, ha acquisito ormai una rilevanza mondiale. All’ ultima edizione sono intervenuti i leader di molte delle aziende più influenti al mondo, tra cui Zuckerberg di Facebook e Wales di Wikipedia. La quantità di risorse che questo evento fa convergere verso Barcellona è davvero enorme.

Mi vengono in mente molti altri esempi da aggiungere a entrambe le categorie, ma voglio evitare di fare un elenco. In generale, trovo che Barcellona abbia un certo talento nel trasformare “quartieri normali”, in cui non ci sono né opere di Michelangelo né antiche rovine, in “quartieri interessanti”, grazie alla sapiente aggiunta di un mercatino, un’ installazione moderna, un giardino, un’ esposizione.

Non vedo la stessa abilità in Roma.

La nostra capitale è seduta su una miniera d’oro lasciatale dalle generazioni passate, ma oggi ha un’amministrazione talmente incapace/corrotta che non sa sfruttare questa miniera.

Io faccio spesso passeggiate nel centro di Roma, e ogni volta rimango stregato dalla sua bellezza. Non solo quella dei monumenti più famosi: a volte gironzolo a caso e mi ritrovo a entrare in chiese sconosciute, mai sentite nominare prima, e dentro ci scopro mosaici, dipinti, intarsi, cose straordinarie. Cose alla cui creazione, mi rendo conto, gli autori hanno dedicato anni ed anni della loro vita.

Eppure, quasi sempre di ritorno da queste passeggiate, tiro le somme e constato che praticamente tutto ciò di bello che ho ammirato, tutto ciò intorno cui erano ammassati i turisti, sono cose arrivate dal passato, create dalla civiltà antica. Templi dell’antico impero romano, chiese del rinascimento, palazzetti medievali…

e la Roma moderna che cosa sta aggiungendo a questo patrimonio? Troppo poco, direi. Quasi niente. Per lo più sta campando grazie a quegli antichi tesori, ma senza aggiungere alcun contributo degno di nota. Questo, naturalmente, non tenendo in conto “meraviglie” dai costi esorbitanti come la nuvola di Fuksas.

E sul fronte eventi, mentre Barcellona sceglie di concentrarsi sullo sviluppo tecnologico con il Mobile World Congress, Roma si prepara in questo periodo a ricevere i fedeli per un “giubileo extra” indetto dal Vaticano, ovvero l’evento di una religione centrata su Gesù Cristo, personaggio che con molte probabilità non è nemmeno mai esistito storicamente.

Comunque, tutto sommato, uno potrebbe anche pensare che considerate quante cose ci sono già, Roma se lo può anche permettere di sedersi sugli allori, e può limitarsi semplicemente a gestire l’ esistente.

La gestione di quello che già c’è

Dal punto di vista strettamente turistico, secondo me Barcellona sa proteggere un po’ meglio i suoi monumenti di punta.

Ad esempio, non ho mai visto enormi schiere di venditori abusivi sulla Rambla, o nelle piazze principali. Ed intorno alla Sagrada Familia ci sono soprattutto negozi che -seppure a caro prezzo- vendono principalmente souvenir il cui tema è Gaudí o la Spagna.

A Roma la situazione è più selvaggia. A volte i suoi capolavori sono circondati da situazioni imbarazzanti: schiere di africani che vendono borse cinesi nella piazzetta del Pantheon, via dei Fori invasa da venditori di aste telescopiche per fotografie selfie, fontana di Trevi assediata da fotografi pakistani, mischiati tra i turisti e muniti di polaroid, che fanno foto alle coppie chiedendo poi cinque/dieci euro.

Queste situazioni al contorno, che inevitabilmente diminuiscono il fascino dei monumenti, non sono altrettando comuni a Barcellona perché probabilmente c’è un controllo più rigoroso e una minore tolleranza al degrado.

Poi ci sono gli aspetti meno strettamente turistici, come la gestione di trasporti e la pulizia stradale. Questi sono aspetti che influiscono molto sulla qualità della vita dei residenti, ma naturalmente impattano anche l’esperienza della città che hanno i turisti. Anche in questo caso, secondo me, la spunta Barcellona.

Le metropolitane sono un po’ più pulite e affidabili. Non ho mai visto tanti bus stracolmi, con i passeggeri pigiati come sardine, quanti ne ho visti a Roma. I tassisti abusivi non mancano neanche lì, ma almeno a Barcellona non sono sfacciati come quelli romani, che piantonano la zona arrivi dell’ aereoporto. E poi, differenza importante, l’amministrazione di Barcellona investe su un mezzo semplice eppure cruciale per diminuire il traffico: le bici.

Bici pubbliche e traffico

Barcellona ha un sistema di bici pubbliche da applausi.

Ci sono stazioni ovunque, basta passare una tessera sul lettore magnetico per prendere una bici, da riconsegnare poi alla stazione di arrivo. I costi sono bassissimi e la manutenzione delle bici è ottima. La qualità del servizio è alta per cui tantissime persone lo usano (me incluso), e questo contribuisce parecchio a ridurre il traffico.

Roma non ha ancora niente di simile, il che è sorprendente considerato quanto questo semplice mezzo potrebbe migliorare la viabilità della città. E c’è parecchio da migliorare, dato che il traffico nella nostra capitale è un problema gigantesco.

A Roma vige la regola che se prendi la macchina “sai quando parti ma non sai quando arrivi“. Di questo è certamente responsabile l’amministrazione, in buona parte, pur considerando l’attenuante che Roma ha una geografia e delle dimensioni più ostiche rispetto a Barcellona. Ma di questo sono responsabili anche i cittadini romani stessi, con i loro comportamenti.

A Roma, per dirne uno, parcheggiare in doppia fila rientra molto di più nell’ambito della “normalità”. Questa è un’ abitudine davvero odiosa che vedo raramente a Barcellona.

Rifacimenti stradali ovunque

Di tanto in tanto a Barcellona ho l’opportunità di vedere non solo il centro città, ma anche diversi quartieri periferici. E un po’ dovunque vedo lavori in corso per migliorare il suolo stradale, rifare i marciapiedi, mantenere i giardini.

Non mi illudo che anche a Barcellona una parte consistente dei soldi -quelli che l’amministrazione ottiene da tasse e turismo- non venga inghiottita dalla corruzione, eppure l’impressione è che una frazione di risorse un poco maggiore rispetto a Roma venga reimpiegata nella manutenzione della città.

Diversi dei quartieri meno centrali di Barcellona mi sembrano, tutto sommato, decisamente puliti e vivibili. Non ho la stessa impressione a Roma, dove già allontanandosi poche fermate di metro dal centro appare qualche segno di degrado.

Che succede, ad esempio, se metto a confronto due quartieri residenziali e non-centrali che conosco bene in entrambe le città, Poblenou a Barcellona e Garbatella a Roma?

Poblenou è pulito, i giardini ben curati, non ci sono abusivi sui marciapiedi, l’area dietro il lungomare è attrezzata con percorsi per fare peripezie con biciclette e pattini (molto popolare tra i giovani tra l’altro, un altro esempio di come creare un’ attrazione dal nulla, con un po’ di cemento). In questo periodo, a Poblenou ci sono in rifacimento tutta l’area dietro il litorale e lo stradone principale.

A Garbatella, invece, per camminare devi fare la gimcana tra bancarelle abusive e auto parcheggiate ovunque: sulle strisce pedonali, davanti ai cassonetti, sui marciapiedi. Il parcheggio in doppia fila è uno sport che si pratica tutti i giorni, tutto il giorno. Le strade sono leggermente più sporche e i giardini hanno spesso l’erba alta. In questo periodo, a Garbatella non mi viene in mente alcun lavoro di manutenzione degno di nota.

Penso a diversi altri quartieri delle due città per i quali, ripetendo il confronto, otterrei un esito simile a favore dei quartieri di Barcellona.

X-factor concentrato vs x-factor diluito

In termini di architettura, tra Roma e Barcellona esiste una netta differenza.

La caratteristica di Roma è che la sua bellezza è concentrata in punti. Il centro della città è tempestato di gioielli: statue, obelischi, chiese, fontane, piazze. E come ho scritto sopra, Barcellona questi gioielli non ce li ha di certo, non della stessa fattura almeno.

C’è da notare però che Barcellona ha una bellezza più diluita in tutta la città. Non ci sono piazzette che possiedono lo stesso carisma delle piazzette romane, però in compenso ci sono interi quartieri, anche in zone fuori dal centro turistico, in cui le facciate dei semplici palazzi residenziali sono molto belle, decisamente degne di nota.

A Barcellona l’hanno fatto nel passato e vedo che continuano a farlo nel presente: quando si costruisce o si restaura un edificio, quando se ne intonaca la facciata, vengono spesso incorporati rilievi con motivi floreali, riccioli, mosaici. I balconi delle abitazioni della gente “comune” poggiano spesso su bellissimi capitelli.

Questo a Roma non viene proprio fatto. A Roma, fuori dal centro, sembra che moltissime abitazioni che sono “semplicemente residenziali” non vengano mai considerate degne di venir trasformate in un qualcosa di bello. Si fanno facciate piatte, con al massimo dei mattoncini, si aggiungono gli elementi essenziali, e basta. Il risultato è che nella nostra capitale ci sono parecchie zone con edifici che oscillano tra l’ “insignificante” e il “deprimente”.

Eppure non credo che ci vorrebbe un enorme sforzo di fantasia, o di soldi, per rendere le facciate dei palazzi più interessanti.

“Ok. In questo confronto non stai glorificando un po’ troppo Barcellona?”

Naturalmente, è assolutamente vero che anche Barcellona ha i suoi bei problemi, molti dei quali in comune con Roma.

Visto però che esiste il luogo comune secondo cui “la Spagna è simile all’Italia” e “gli Spagnoli sono un po’ come gli Italiani“, ecco ci tengo a precisare che secondo me no, non è del tutto vero: almeno prendendo come riferimento Roma e Barcellona, a me sembra che a Barcellona le cose vadano un pochino meglio.

Naturalmente, anche Barcellona soffre la presenza dei circhi moderni che distraggono la gente (lavori d’ufficio improduttivi, banche, consumismo), quindi non è che la l’amministrazione e la popolazione siano composte da molti più intellettuali, scienziati e artisti, in grado di riempire la città di meraviglie a ritmi velocissimi.

Dubito che vedremo apparire presto a Barcellona nuove opere d’arte al livello delle opere di Gaudí, così come dubito che vedremo apparire presto a Roma costruzioni gloriose al livello delle costruzioni dell’antico impero.

Eppure la mia sensazione è che, anche se le due città sono inserite in un contesto globale simile, la Barcellona moderna stia usando i mezzi a disposizione in maniera più intelligente rispetto alla Roma moderna, riuscendo nonostante tutto ad aggiungere più valore alla città anche in questo periodo, e riuscendo a gestire meglio il valore preesistente della città.

Io credo che sia questo talento il responsabile del successo turistico di Barcellona, e che sia anche il motivo per cui, secondo me, nella capitale catalana anche i residenti hanno una qualità della vita piuttosto alta.

Roma oggi è una città meravigliosa, Roma è una ricchissima ereditiera, ma io credo che abbia diverse cose da imparare dall’ attitudine della meno fortunata Barcelona. Speriamo che ci riesca.

Habemus oculos!

I feel super happy and blessed because February 13, 2015 I had eye surgery with laser to correct my myopia and now I see! My eyes work!

my-eyes-after-lasik-surgeryIf like me you have been myopic for an entire life, and also with a quite high degree of myopia (I had 5.75 myopia at the right eye, 6.00 myopia + 0.25 astigmatism at the left eye), you can probably understand why this seems like a miracle to me. I’ve been using glasses -which I’ve always hated- and contact lenses since I was a teenager, and now all of a sudden I just open my eyes in the morning and I see everything around me! It makes me so happy, and I feel lucky and grateful that it worked so well.

Why I did it in Barcelona

I decided to have the surgery at the Corachan clinic in Barcelona.

While I still consider Rome as my base location, lately Barcelona has become a sort of second home for me, and this year I’m planning to spend few months here. The possibility of staying away from home, in this case even for a rather long period, is one of the many benefits I’m enjoying since I decoupled my job from where I work. I’m loving it.

The reason why I opted for having my surgery here is very simple: my friend in Barcelona Gerard had it not long time ago, so he knew a good clinic in the city, and a doctor he trusted. I could listen to his experience and understand how it worked for him. In Rome, instead, I don’t have any close friend who had this eye surgery recently, apart from acquantainces who had it more than ten years ago. But then the technology was not even as developed as it is today, and I’m not in contact with those guys anymore.

Another reason is that my friends in Barcelona encouraged me a lot. I was very scared of the surgery, even if many people consider it a routine these days, and do it without too much stress. But my friends told me many times not to focus on the surgery itself, but on the idea of having my eyesight back. This has been, for me, a big motivation to overcome the fear.

In addition, I must admit that not having my family around was also a bonus in this case. They’re wonderful, but in a situation like this they would have unloaded on me all their worries and doubts, and I didn’t want to add theirs to mine.

At the end, I just decided to have faith that everything would have gone well.

First appointment: the preliminary exams

In my previous trips to Barcelona I flirted with the idea of having the surgery, discussing the intention with my friends and gathering information. But since those were typically short trips (few days to few weeks) there was never a real chance to concretely start the process. This time instead, since I’m staying for so long, the chance appeared.

So I told myself “Ok, let’s just do the preliminary exams at the clinic and see what they say. I can decide later.” After all, the exams were very cheap, and I didn’t even know if I was eligible for the surgery (not everybody is, it depends on a series of parameters, like the thickness of the cornea). Of course, inside of me I was really hoping I was eligible.

The first appointment at the clinic was January 26, 2015. I had a series of tests with different doctors which lasted a couple of hours in total, considered also the waiting times. They took my graduation, measured the thickness of my cornea, and inspected my retina. To inspect my retina they put on me those eye drops that dilatate the pupil, and the effect lasted well over the duration of the visit. In fact, for three days my eyes were almost all pupil and no iris, making me look like a drug addict!

As it turned out, the results of the exams were good. My myopia was within the limit that can be treated with lasik (that’s the name of the laser used to correct the vision’s defect), which is around 8 degrees. My cornea had a good thickness, and therefore a thin layer of it could be vaporized to reshape the eye lens. My retina was healthy too. As the doctor said: “Your eyes are in very good shape. They’re just the typical myopic eyes.“.

Second appointment: meeting with the doctor

The second visit was February 3, 2015. I talked with the doctor who was going to perform the surgery on me, doctor Carlos. He was very nice and professional, like everyone else I met in the clinic.

The doctor didn’t make any test this time, apart from measuring my eye pressure. Instead, he explained how the surgery was going to work, the times, the recovery process. He made everything sound very easy, as it eventually was. He answered few of my questions and then checked the results of my previous exams, confirming that the surgery was possible. Great.

At that day, I already knew the basic functioning of this refractive surgery. First, a flap in the cornea is created and lifted (similarly to when you open a tuna can…!), second, while keeping the flap lifted, the laser called lasik is applied to a deeper layer of the cornea. For myopic eyes like mine, lasik vaporizes a thin layer of corneal tissue (“ablation”) to reshape the lens of the eye, positioning the focus of the images exactly on the retina.

The fun thing is that, probably with educational intent, in the doctor’s office there was a tv on a wall showing one of these eye surgeries. So while I was listening to him talking, behind his shoulders I had this eye in the screen, wide open, that was being treated. I am very, very uncomfortable with those videos! There are many also in Youtube, but I’ve never been able to watch more than few seconds, because I find them super creepy. My cornea is going to be opened like a tuna can? Fine, but don’t make me see how you’ll do it! Fortunately the doctor turned the tv off, to help me relax.

At this point I had already decided to go on, and have the surgery.

The doctor proposed me two different options for the surgery, regarding how the corneal flap is created. This put a little extra stress on me, because I was actually hoping not to have to decide anything about the procedure.

The first option was the microkeratome: the cut on the cornea is done with a mechanical blade. The second option was the femtolaser: in this case there is no blade involved, but also the cut is done with a laser. So, with this second option, the surgery would consist of lasers only: the femtolaser to create the corneal flap, and then the lasik to ablate the internal tissue.

The doctor explained me that both techniques usually have very good results, so I shouldn’t have worried a lot about this choice. The microkeratome has been around for many years and it’s a bit cheaper. Many people have perfect results with it. The femtolaser, on the other hand, is gradually becoming the new standard. It helps creating more precise flaps and it’s a bit more expensive.

I heard about the femtolaser’s technique already some years ago, so the first instinct was in its direction. Also, psychologically, the idea of my cornea being cut by an impalpable laser felt much better than the idea of some hard blade. In the next two days at home I searched a little in internet the comparison “microkeratome vs femtolaser”, and the results seemed to converge in favor of the femtolaser.

These was the difference of price, of course, but it really didn’t justify going for the option that I considered the less attractive. For something as important as my eyesight, I would have been very happy to spend even 100 times more, if somehow that could have given me the guarantee of good results in advance.

So it was decided, the first session available was ten days later: a friday 13. I booked it.

Third appointment: the surgery

February 13, 2015 arrived. My appointment was at 10.00 am.

As recommended by the clinic, the day before I had used antibacterial wipes on my eyelids, and taken the first eye drops of a long series. By my own initiative, I was also coming from two days of a healthier-than-usual diet (zero refined carbs, and lots of colored fruits and vegetables), to have my body as in good shape as possible. I felt ready for the surgery, and not even as nervous as I thought I would have been.

But there was a trick: the mirage of the Valium was boosting my courage.

Valium is a psychoactive drug, one that people take to calm anxiety or panic attacks. During my first conversations on the topic with Gerard, I discovered that he took Valium before his eye surgery. He said he felt fantastic with it: “I was singing in the metro going to the clinic for my surgery, completely relaxed!“. I thought that it would have been great to be in the same state for my own surgery, because for me this was such a “big thing” that I thought I could have been excessively tense in a non-sedated condition.

I also found that I could have got the Valium directly from the clinic, on the day of my operation. I immediately decided I wanted it. In general I am very adverse to pshychoactive drugs and I’ve never taken one before in my life, but this time it seemed just fine to be in a lower status of consciousness and let the doctors do what they had to do. Basically, it was the idea itself, the idea that I would have been sedated during the surgery, that helped me a lot in the morning not to become anxious, while I was heading to the clinic.

In fact, it turned out that the Valium was useful, but mostly as a placebo. While I was waiting for my turn at the clinic, I had already succeeded in enterering a “state of grace”, and I was already feeling very calm before taking the drug. I swallowed the pill anyway (approx. fourty minutes before the surgery), but I really didn’t notice any shift in my mood, or in my state of relaxation.

There were something like 7-8 people having eye surgery in the same session. I realized that this surgery is basically done in pipeline these days.

I went in around 11.20 am. First, an assistant doctor checked my graduation again. Then I waited for ten minuted in a room, where they put some drops on my eyes, probably the anesthetic. I think they were calibrating the machines in the meanwhile, because I was the first patient that day having the surgery with the femtolaser.

I finally entered the surgery room, where 4-5 people were busy around the machines, coordinated by doctor Carlos. The procedure itself lasted around ten minutes. I laid down in a bed, face up, and they operated my right eye first. All I could see then was through my right eye, because I had a paper mask on my face with a single opening just in corrispondence of that eye.

In the first phase (the creation of the flap on the cornea) I felt something like a circular frame being laid down on my eye, applying some pressure. Then the flap was created, but I really didn’t understand much. All I was seing were white lights, moving. After that part was completed, the bed where I was lying was shifted under a second portion of the machine, and there the actual correction of my myopia happened with the lasik.

They had instructed me to look at a “red light” while the lasik was in function, and that’s what I did for few minutes. I was expecting a red dot, instead there were two lights: red and green. And they were dispersed lights, rather that sharp points. This part lasted around three minutes, during which I diligently kept on following the light in movement. I could definitely tell that my cornea was being vaporized there: it smelled of burnt!

In five minutes my right eye was done. The doctor confirmed that all went well, and replicated the procedure for my left eye. Everything went exactly the same way, the only difference is that this time I felt more pressure applied to the eye in the first phase, the creation of the flap on the cornea, and that felt a bit uncomfortable, slightly painful. For the rest, the procedure was really identical.

Out of the surgery room

Right after the surgery, I opened my eyes and I was already seeing. And I was seing precisely the way the assistant who introduced me to the surgery room had anticipated: “You’ll see well, but with a sort of cloud in front of you.“. Yes, I had the cloud. But I could tell that beyond that cloud things were already looking much better than before.

I was super happy! There was just a little bad news waiting for me at check-out: they didn’t make a video of my surgery! I was really hoping to get the record of it, and I thought the record was done by default for every surgery. Instead I found out I should have asked for it in advance, something I had not done. Pity!! According to my friend Gerard, during one of the previous visits they even asked me if I wanted the video, and he says that I replied no. -_- I honestly don’t remember that ever happening, but if that is the case, it would be a great trophy to how crappy my comprehension of the Spanish language still is.

Anyway, all was done. I got out of the clinic, happy and relieved. Since there was no sun that day, I could already walk in the street without even using sunglasses. Everything seemed so easy, and when my friends proposed that maybe we could have stopped for a coffee before returning home, I was like “Sure, why not! Let’s search for a bar in this area!“.

Ah, lovely optimism. I was still under the effect of the anesthetic. Two minutes more and I was saying “Hmm, I’m struggling to keep my eyes open. And even if I close them, it feels like if there’s too much light.“. Other two minutes and “Guys quick! Call a taxi, I want to go home right now!“.

I arrived at home with a solid headache and a strong sensation of discomfort at my eyes. I ate something, drinked water, applied several eye drops -which was challenging, considering that I was struggling to keep my eyes opened even for few seconds-. Then I taped to my face the protective goggles that I received from the clinic, to prevent unintentional scratches during sleep. In fact, I went to bed hoping to fall sleep and wake up later, without pain, but unfortunately it didn’t happen.

That afternoon, for the following 4-5 hours, I felt very bad. I kept on rolling in bed, suffering. I don’t want to make it sound too dramatic, as I actually felt even worse in other occasions when I was sick with fever. However, it was definitely not pleasant. I kept on drinking water and tried to focus on breathing while I was in bed, which I think helped a lot.

Finally, around 19.00 I started feeling better, and I even had a nap of half an hour. Then I got up, had a light dinner, put more eye drops, and then I returned in bed with my phone on my side, which was playing videos with relaxing sounds. Eventually, two or three hours later, I fell asleep. And I slept for about ten hours.

That was it. The day after I was already feeling very good, so all the post-surgery pain and discomfort were limited to the same day of the surgery. I heard stories from people who had lasik 10+ years ago, who had to stay locked in the house for days after the surgery, in the dark, with a lot of discomfort and “sand in the eyes” sensation. Luckily my recovery has been much easier than this. I guess it’s the same for a lot of people today, thanks to the advancement in the technology.

Post-surgery care

The clinic instructed me well about what to do after the surgery. My post-surgery care consisted mostly of three things: a lot of eye drops, dietary supplements, and protective goggles.

For one week after the surgery, I used eye drops with different functions: antibacterial, anti-inflammatory and lubricant. After that week I quit the first two, and continued with the lubricant only (which I am still using daily at the present, up to completing a period of three months). This has been an easy activity but it kept me quite busy, as I had to take the antibacterial and anti-inflammatory three times a day, and the lubricant five times a day.

In addition to the drops, I had a prescription for a dietary supplement, one pill a day for a month. Nutrients useful for the vision. I’ve never checked the composition of the pill in detail.

And then the protective goggles. Here’s me before going to bed, a picture I took one of the nights after my surgery:

my-protective-goggles-after-lasikUntil the cornea has healed from the wound created by the femtolaser/lasik, it’s better not to touch the eyes at all. One of the main risks is to stratch the eyes at night, unintentionally during sleep. So these goggles kept my eyes safe. They are actually two separate lenses that I taped each time to my face -with a super sticky tape- for nine nights after my surgery. The clinic recommended me to use them for one week, but I added a couple of extra nights to be cautious, as often I move around a lot in bed at night.

Post-surgery visits

February 14, 2015 in the morning, not even 24 hours after the surgery, I already had a first check in the clinic. I was already self-sufficient, so I went there alone with a combination of metro and taxi. Just having the ability to move independently in the city felt super! I couldn’t have done that in my presurgery life, without using lenses.

A young doctor took my graduation and inspected the surface of my eyes. There was definitely a bit of vision still missing, as I was struggling also with some letters of average size, but she confirmed that it was normal at that early stage. The surface of my eyes looked good. The visit lasted just ten minutes, and after that I returned home.

During the following days I didn’t work at all, I mostly rested, cooked, spent time with my friends, and had walks around Barcelona. I limited a lot the use of the computer and tv, and didn’t read any book. My vision was already very good, but not perfect. Probably around 90% perfect. Almost flawless with daylight, I only had some trouble with the smaller letters far away. But at night, or in darker places like the metro tunnels, I could tell that the quality of the images I was seeing was definitely worse. I had halos around lights, which I knew were a frequent post-lasik issue.

I was a litte anxious about that missing 10%. My eyesight would have improved further, or that was it? For few days I was constantly testing my eyes with signs and letters in the street, without significant improvements. The third day a little scar under the iris of my left eye appeared (or maybe I had not noticed it before). Then, fortunately, the fourth day a noticeable improvement came. Some of the street signs I was using as reference became clearer. That happened just in time for the second check at the clinic, which was five days after the surgery.

A young doctor, a guy this time, took my graduation once again. Right eye, almost perfect. Left eye, a bit lazy. I had to “guess” many letters. He reassured me, anyway, that everything was going very well, and that in the next week or two further improvements were very likely. Another doctor checked the surface of my eyes again, and again confirmed that my eyes were healing perfectly.

After this visit I was seeing around 95% perfect. I was super happy about it, definitely a great result. Anyway, here is where I started to realize that this good vision was coming mostly from my right eye, while my left eye was definitely not as good. In the following weeks my eyesight pretty much stabilized this way. Then, around week three, my left eye seemed to get slightly worse.

In the third check at the clinic, one month after the surgery, it was confirmed that I have a “souvenir” of 0.5 astigmatism at my left eye. While very happy in general about the results, I expressed a bit of concern about my left eye with the doctor, and he suggested me to have an extra visit in two of three months to check the situation again.

How I see now

Here is the situation today, five weeks after my surgery.

In general, I see very well. The improvement I had with the lasik surgery is gigantic.

My vision is not perfect. I am very aware that I don’t see as well as I did before with glasses/contact lenses.

There’s a substantial difference between how I see in the daylight and how I see at night. With daylight, my vision is almost flawless. I can read even the smallest signs far away. At night instead, or in darker places like the metro tunnels, the quality of the images becomes considerably worse. The problem is more evident with sharp contrasts, like with the street signs that are written white on black.

The difference between my right eye and my left eye remains. To me, the situation seems stable at this point, but the doctor said there is still some hope for late improvements to the left eye. We’ll see. I know that some patients do touch ups when the first surgery doesn’t produce perfect results, but I’d really like to avoid that. I feel that my cornea has already been burnt enough.

During this month, I experienced most of the post-lasik issues that are frequently reported in the various forums in internet: increased sensibility to bright lights, halos, eye floaters. Of these, the one that bothered me the most, and still does to date, is the increased sensibility to bright lights, as I was already very sensible to bright lights even before the surgery (I also have the photic sneeze reflex). But I want to remark that for me these are not important issues, when compared to the miracle of seeing again.

Another thing, that I noticed only in thast few days, is that occasionally the pupil of my left eye is bigger than the pupil of my right eye. I found that this condition is called Anisocoria. This is not causing me any particular problem, but I’m monitoring it to see if it disappears.

How I feel

In general, I am very, very happy about the results. Would I do it again? Yes.

The most important thing is that the quality of my life improved considerably. And I really feel blessed for this.

My eyes feel “fresher” than when I was using contact lenses, there’s not anymore that patina between them and the outside. Sometimes I still have the instinct of searching for glasses when I wake up in the morning, and sometimes my mind reminds me “you have to remove your contact lenses” before going to sleep, which is funny. It’s fantastic that finally I don’t need those routines anymore.

I admit that I’m a bit disappointed that my vision didn’t come out perfect after the surgery. I was really hoping to be one of those cases where they get 20/20 with the laser, but unfortunately it didn’t happen for my left eye. In my next visit at the clinic I’ll listen to what the doctor suggests about it. However, even if my vision stays like this and there won’t be further improvements, I think I can live with it. I’d rather not to stress my eye with a second surgery.

All in all, it’s surely been a positive experience, and I feel I made a good move.

Thanks

Last but definitely not least: I can’t say a thank you big enough to my friends Gerard and Roberto, for encouraging me, for helping me through the entire process, and for being there with me the day of the surgery. And a thank you from the heart to Cristina, for assisting me like a mother when I was feeling bad after the surgery, checking that I had everything I needed.

You’re really awesome guys.

Che cos’è il “sistema”?

Il sistema è essenzialmente fatto da tre parti. È importante che le identifichi, prima che tu possa liberarti dalla loro azione combinata.

ministri-governo1. il GOVERNO. Molti di noi crescono in una società in cui il governo è considerato qualcosa di necessario, utile, che merita molta attenzione. Si assume comunemente che i politici nel governo abbiano il ruolo più importante nella società, perché sono visti come “quelli” che sono responsabili di produrre cambiamenti positivi, e di creare condizioni di vita migliori per i cittadini. Io penso che queste aspettative siano fortemente ingiustificate.

Si, i politici impattano molte cose con le loro decisioni, ma la natura del loro ruolo viene comunemente fraintesa, e l’ importanza del loro ruolo viene eccessivamente enfatizzata.

I politici sono dei semplici spostatori di risorse. Tutto quello che fanno è raccogliere denaro pubblico attraverso le tasse e, dopo averne trattenuta una frazione per pagare i loro comodi stipendi, ridistribuiscono quel denaro ai vari settori, usando certi criteri (per esempio danno 20% a esercito, 15% educazione, 16% salute, 17% turismo…). Questo è il loro lavoro, spiegato semplicemente. Analogamente a router internet che instradano dati a vari computer, i politici instradano denaro pubblico a vari settori.

Così la domanda importante è: che criteri usano per assegnare il denaro? Come decidono quale settore merita di più, e quale settore merita di meno?

Se hanno buone intenzioni (lavorano provando a servire i cittadini), assegnano il denaro in accordo con quel che pensano essere il meglio per i cittadini. Ma anche in questo caso, la loro percezione di quello di cui i cittadini hanno bisogno è usualmente distorta. Molti politici passano tantissime ore in palazzi pomposi, si immergono tra le carte, si perdono nella burocrazia. Più tempo spendono nel macchinario del governo, più diventano distanti dai cittadini. E non solo si perdono nella burocrazia, si perdono anche in ideologie (“noi siamo di sinistra e voi siete di destra”), e si perdono nell’ ego (“noi abbiamo ragione e voi avete torto”), come risultato la loro azione diventa altamente inefficace.

Poi ci sono quelli che non hanno buone intenzioni, e questo non è un caso raro. Molti politici entrano nel governo pagati dai cittadini per servire i cittadini, ma finiscono a lavorare per servire sé stessi, invece. Così il criterio che adottano per instradare il denaro pubblico è ottenere quanti più vantaggi personali possibile. Danno di più alle istituzioni che lavorano danneggiando i cittadini (per esempio finanziando lotterie, produttori di sigarette, corporazioni alimentari che usano additivi chimici dannosi), sottraendo risorse alle istituzioni che lavorano per i cittadini (come ospedali e scuole). In questo modo ottengono “favori”, solitamente denaro e potere, dalle istituzioni che lavorano danneggiando i cittadini.

In entrambi i casi considera che il governo funziona secondo il principio della coscienza di gruppo: ci sarà sempre un numero delle sue decisioni che andranno contro i tuoi interessi. Come conseguenza, spostare molta sovranità da te stesso al governo, sperando che renderà le cose giuste per te, è una strategia perdente.

distorsioni-media2. i MEDIA. Molti dei media principali lavorano in simbiosi estremamente profonda con il governo. Infatti, la ragione per cui molti di noi tendono a considerare il governo così importante e utile è che, sin da quando eravamo bambini, abbiamo guardato i suoi politici nei notiziari, costantemente.

Pensaci: quando accendi la tv, quali notizie vengono date per prime? Solitamente è qualcosa riguardo al governo. Il presidente ha detto questo. Il primo ministro ha detto quello. L’opposizione ha detto quell’altra cosa. Dibattito su una nuova legge. Veniamo costantemente informati su quello che sta facendo il governo, e questo implicitamente crea dentro di noi la mentalità “sapere quello che il governo sta facendo è importante”.

I media principali mettono insistentemente il governo sotto i riflettori, e spesso usando una luce molto benevola: le ineguadezze del governo vengono trascurate, i suoi scarsi risultati amplificati. Perché? Perché si scambiano favori, sicuro. I media che ritagliano le notizie in una maniera utile al governo ottengono fondi, posti di lavoro, leggi favorevoli (tutto finanziato dai cittadini con le loro tasse). In ritorno il governo può continuare la sua azione, dato che i suoi politici continuano ad apparire in giacca e cravatta nei notiziari ogni giorno.

Anche negli altri settori, gli eventi presentati dai media sono raramente dipinti obiettivamente per informare gli spettatori, ma sono manipolati per produrre una reazione desiderata invece, per portare avanti un’agenda. Gran parte delle persone guardano i notiziari in tv e diventano conseguentemente indignati, spaventati, scoraggiati, senza nemmeno realizzare che quella è esattamente la risposta emozionale che voleva la persona che ha confezionato le notizie.

Il processo di selezionare quali eventi mostrare e quali eventi non mostrare è cruciale. Perché guerre che producono centinaia di morti vengono mostrate e dibattute per mesi, mentre altre che ne producono molte migliaia vengono ignorate? Perché studi che provano la sicurezza di un additivo chimico alimentare vengono mostrati, mentre altri che ne espongono i rischi per la salute vengono ignorati? Solitamente è perché qualche lobby fa più soldi con le prime opzioni.

Si può obiettare che fatti puri, obiettivi, non esistono, e che chiunque dovesse assemblare i notiziari dovrebbe fare una selezione, aggiungendo inevitabilmente la sua faziosità personale e portando avanti la sua propria agenda. Sono d’accordo con questo, ma allora penso che sia molto importante provare a capire qual’è l’agenda in ciascun caso. Quando leggi un articolo o guardi il notiziario, leggendo tra le righe vedi l’intenzione di informare gli spettatori o di manipolarli? E in entrambi i casi, perché? Ti incoraggio ad esercitare il tuo senso critico per rispondere a queste domande.

Una nota finale importante: è un falso mito che sia importante controllare le notizie regolarmente per “restare aggiornati”. A dir la verità io considero controllare le notizie regolarmente come un’abitudine molto controproducente. La ragione è che gran parte delle notizie dei media principali riguardano eventi che non fanno altro che spaventarti, problemi rispetto cui non puoi fare nulla, o cose che non hanno niente a che fare con te. Nel migliore dei casi sono una fonte di distrazione, nel peggiore dei casi ti renderanno seriamente depresso.

corporazioni-bancarie3. le CORPORAZIONI. Queste sono grandi compagnie che lavorano per profitti, usualmente con uffici/negozi in molti paesi diversi attorno al globo.

Le corporazioni esistono in quasi tutti i settori, dalle banche al cibo, giocattoli, vestiario, arredamento, elettronica, automobili, tabacco. Con un enorme fuoco sul fare soldi e il potere derivato dalle loro gigantesche dimensioni, molte di queste corporazioni hanno sviluppato un comportamento predatorio e hanno smesso di vedere le persone come persone, ma come “consumatori”. Spingono un modello di sviluppo non sostenibile che alla fine è destinto a esplodere.

Le corporazioni sono profondamente interconnesse con le altre due parti del sistema: i loro dirigenti hanno incontri frequenti con i capi dei governi, e comprano abbondante spazio nei media per pubblicizzare i loro prodotti.

È importante notare che gran parte dei cittadini di una nazione non realizzano che dietro le decisioni del loro governo c’è frequentemente una corporazione. Vedono solo il governo stesso, che è la parte più visibile del sistema, senza considerare che i suoi politici sono spesso forzati ad aver a che fare con corporazioni per tutte le decisioni più grandi. Forzati, certo, quando non sono essi stessi uomini piazzati lì dalle corporazioni.

Ci sono corporazioni abbastanza potenti da controllare i governi delle nazioni? Di sicuro: la banche. Le banche sono il tipo di corporazione più potente senza alcun dubbio, e hanno costruito un sistema finanziario complesso che è molto difficile da capire per il cittadino medio, e che dà loro vantaggi competitivi enormi nel mercato. Questo senza fornire alcun valore utile in cambio.

Naturalmente non tutte le corporazioni sono così potenti, e non tutte loro vendono prodotti di valore così falso come i soldi di carta. Nonostante ciò, vendere cose di dubbio valore con l’appoggio dei governi e usando trucchi di marketing nei media è un tratto comune a molte corporazioni del mondo moderno.

L’appoggio dei governi spiega perché succedono cose pazzesche sotto un modello di globalizzazione. Per esempio nel mio paese, Italia (attualmente il maggior produttore mondiale di kiwi), trovo spesso nei supermercati kiwi provenienti dalla Nuova Zelanda. C’è chiaramente qualcuno che ha deciso che è più conveniente -per loro- trasportare kiwi dall’altro lato del pianeta piuttosto che dall’agricoltore vicino.

E riguardo i trucchi di marketing, devi solo accendere la tv per vedere la pletora di pubblicità relative a snack pieni di zucchero raffinato e “esaltatori” di sapore, vestiti e scarpe che ci rendono “belli”, prestiti che ci permettono di diventare proprietari di case e automobili che sono degli status symbol, ultime versioni di gadget elettronici che rendono i nostri precedenti obsoleti, e così via.

Io credo che questo modello consumistico, spinto dalle corporazioni, non durerà. Ma anche finché dura, crea molti problemi perché diffonde l’illusione che diventiamo felici aggiungendo oggetti alle nostre vite. Invece, è vero esattamente l’opposto: “le cose migliori nella vita non sono cose“.


Note: il modello non sostenibile di sviluppo spinto dalle corporazioni è spiegato molto bene nel documentario “La storia delle cose“.

Relativi: Come liberarti dal sistema

What is the “system”?

The system is essentially made of three parts. It is important that you identify them, before you can free yourself from their combined action.

government-ministers1. the GOVERNMENT. Many of us grow in a society where the government is considered something necessary, useful, worth a lot of attention. It’s commonly assumed that the politicians in the government have the most important role in the society, because they are seen as “the ones” who are responsible to produce positive changes, and to create better life conditions for the citizens. I think that these expectations are largely unjustified.

Yes, the politicians impact a lot of things with their decisions, but the nature of their role is commonly misunderstood, and the importance of their role is excessively emphasized.

The politicians are mere movers of resources. All they do is to gather public money through the taxes and, after keeping a fraction to pay their comfortable salaries, they redistridute that money to the various sectors, using certain criteria (for example they give 20% to army, 15% education, 16% health care, 17% tourism…). This is their job, simply explained. Similarly to internet routers that route data to various computers, the politicians route public money to various sectors.

So the important question is: what criteria do they use to assign the money? How do they decide which sector deserves more, and which sector deserves less?

If they have good intentions (they work trying to serve the citizens), they assign the money according to what they think it’s best for the citizens. But even in this case, their perception of what the citizens need is usually distorted. Many politicians spend long hours in pompous palaces, do massive paperwork, get lost in the bureocracy. The more time they spend inside the government’s machinery, the more they get distant from the citizens. And not only they get lost in the bureocracy, they also get lost in ideologies (“we are democrats and you are republicans“), and get lost in the ego (“we and right and you are wrong“), as result their action becomes highly ineffective.

Then there are those who don’t have good intentions, and this is not a rare case. Many politicians enter the government paid by the citizens to serve the citizens, but end up working to serve themselves, instead. So the criteria they adopt to route the public money is to get as many personal advantages as possible. They give more to the institutions who work damaging the citizens (for example financing lotteries, cigarette producers, food corporations that use harmful chemicals), subtracting resources to the institutions who work for the citizens (like hospitals and schools). This way they get “favors”, usually money and power, from the institutions who work damaging the citizens.

In both cases consider that the government works on the principle of group consciousness: there will always be a number of its decisions that will go against your interests. As consequence, shifting a lot of sovereignity from yourself to the government, hoping that it will make things right for you, is a losing strategy.

media-distortion2. the MEDIA. Most mainstream media work in extremely deep symbiosis with the government. In fact, the reason why many of us tend to consider the government so important and useful is that, since we were kids, we have been watching its politicians in the news, constantly.

Think about it: when you turn on the tv, what news are given first? Usually it’s something about the government. The president said this. The prime minister said that. The opposition said that other thing. Debate over a new law. We are constantly informed about what the government is doing, and this implicitely creates inside of us the mindset “knowing what the government is doing is important”.

Mainstream media insistently put the government under the spotlight, and often using a very benevolent light: the government’s inadequacies are overlooked, its scarce results magnified. Why? Because they exchange favors, of course. The media that tailor the news in a way useful for the government obtain funds, jobs, favorable laws (all financed by the citizens with their taxes). In return the government can continue its action, as its politicians keep on appearing with suits and ties in the news every day.

Also in the other sectors, the events presented by the media are rarely depicted objectively to inform the audience, but are manipulated to produce a desired reaction instead, to carry an agenda. Most people watch the news on tv and get consequently indignant, scared, discouraged, without even realizing that that’s exactly the emotional response that the person who packaged the news wanted.

The process of selecting which events to show and which events not to show is crucial. Why wars that produce hundreds of deaths are shown and debated for months, while others that produce many thousands are ignored? Why studies that prove the safety of a food chemical are shown, while others that expose its health hazards are ignored? Usually it’s because some lobby makes more money with the first options.

It can argued that pure, objective facts don’t exist, and that everyone who would have to assemble the news would have to do a selection, inevitably adding his personal bias and carrying his own agenda. I agree with this, but then I think it’s very important to try to understand what is the agenda in each case. When you read an article or watch the news, do you see behind the lines the intention of informing the audience, or the intention of manipulating the audience? And in both cases, why? I encourage you to exercise your own critical thinking to answer these questions.

One final, important note: it’s a false myth that it’s important to check the news regularly “to stay updated”. I actually consider checking the news regularly as a very counterproductive habit. The reason is that most news by the mainstream media are about events that will only scare you, issues you can’t do anything about, or things that have nothing to do with you. In the best case they’re a source of distraction, in the worst case they’ll make you seriously depressed.

banking-corporations3. the CORPORATIONS. These are big companies that work for profits, usually with offices/shops in many different countries around the globe.

Corporations exist in almost every sector, from banks to food, toys, clothing, furniture, electronics, cars, tobacco. With a huge focus on making money and the power derived from their gigantic dimensions, many of these corporations developed a predatory behaviour and stopped seing people as people, but as “consumers”. They push a model of non sustainable development which is eventually destined to crash.

The corporations are deeply interconnected with the other two parts of the system: their executives have frequent meetings with the heads of the governments, and they buy plenty of media space to advertise their products.

It’s important to notice that most citizens of a nation don’t realize that behind the decisions of their government there’s frequently a corporation. They only see the government itself, which is the most visible part of the system, without considering that its politicians are often forced to deal with corporations for all the major decisions. Forced, of course, when they are not men put there from the corporations themselves.

Are there corporations powerful enough to control the governments of the nations? Of course: banks. Banks are the most powerful type of corporation without any doubt, and they built a complex financial system which is very hard to understand for the average citizen, and that gives them huge competitive advantages in the market. This without providing any useful value in return.

Of course not all the corporations are this powerful, and not of all them market products of such fake value as paper money. However, selling stuff of questionable value with the endorsement of the governments and using marketing tricks in the media is a common trait of many corporations in the modern world.

The endorsement of the governments explain why crazy things happen under a model of globalization. For example in my country, Italy (currently the world’s largest kiwifruit producer), I often encounter kiwis coming from New Zealand in the supermarket. There’s clearly someone who decided it’s more convenient -for them- to carry kiwis from the other side of the planet rather than from the farmer nearby.

And about the marketing tricks, you just need to turn on the tv to see the plethora of ads related to snacks full of refined sugar and flavor “enhancers”, clothes and shoes that make us “beautiful”, loans that allow us to be owners of houses and cars that are status symbols, latest versions of electronic gadgets that make our previous ones obsolete, and so on.

I think that this consumistic model, pushed by the corporations, will not last. But even until it does, it creates a lot of problems because it spreads the illusion that we become happy by adding objects to our lives. Instead, just the opposite is true: “the best things in life aren’t things”.


Notes: more about the non sustainable model of development pushed by the corporations is explained very well in the documentary “The story of stuff”.

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My tombstone

dont-cry-because-its-over-smile-because-it-happenedI was thinking that if I’ll die one day (very unlikely: I suspect I am immortal), I’d like my tombstone to look something like this! It would be so appropriate!