Trollati dai Balcani

Ho passato buona parte degli ultimi due mesi in viaggio, di cui alcune settimane nei Balcani, che ho deciso di raccontare in questo articolo. A me e ai due amici con cui viaggiavo incuriosiva questa parte di Europa, che ci aspettavamo essere la più autentica e “diversa” rispetto all’ Europa con cui siamo familiari.

Non siamo certo rimasti insoddisfatti: il risultato è stato un viaggio molto interessante, anche se francamente ho visto alcuni tra i posti più assurdi della mia vita. In effetti spesso durante il viaggio scherzavamo dicendo di subire continuamente un trolling da parte dei Balcani, che ci presentavano davanti agli occhi degli scenari così strani e inspiegabili che rimanevamo incerti e con la sensazione “che cosa cavolo stiamo vedendo?”.

Questo è il video che ho prodotto, che contiene alcune delle cose viste nei paesi in cui sono stato: Albania, Grecia, Macedonia, Serbia, Kosovo, Montenegro, Bosnia-Erzegovina, Croazia.

Impressioni generali avute durante il viaggio

C’è una quantità impressionante di terreni inutilizzati in questi paesi, che non vengono coltivati né dati al pascolo. È sorprendente pensare che molte persone si uccidono per vivere in aree aride del medio oriente, mentre qui nei Balcani c’è così tanta terra fertile che nessuno utilizza. La poca agricoltura e pastorizia spesso si traducono in cibo di qualità che va da “ok” a “agghiacciante”.

Ho percepito una vibrazione generale di oblio e assopimento, mischiati a un certo disinteresse per l’ambiente e le persone intorno, che specie nei Balcani dell’entroterra producono quartieri pazzescamente disordinati, traffico caotico, file venditori di strada e di negozi che offrono tutti gli stessi prodotti (vuoti, e che non so come vadano avanti).

Nonostante qua e là ci siano delle chiese dalle proporzioni deliziose, alcune delle quali appaiono in questo video, manca tantissimo il senso dell’ estetica e dell’arte. La differenza, per me che vengo dall’Italia, è davvero drammatica. Ho visto intere città in cui l’idea di abbellire un quartiere con una fontana o un giardino sembra non essere mai stata presa in considerazione.

In compenso le persone mi sono sembrate ovunque piuttosto amichevoli, e tutti questi paesi mi hanno dato l’impressione di essere sicuri, in cui crimini di strada e rapine sono eventi poco comuni. Inoltre, anche se attualmente proprio non vorrei viverci stabilmente, nei Balcani ci ho visto tanto potenziale: chissà come si trasformeranno in futuro?

Impressioni specifiche sui singoli paesi

Albania: un paese tanto, ma tanto strano. La cosa più inspiegabile sono le migliaia (tante migliaia) di edifici incompiuti sparsi ovunque, costruiti senza alcun criterio. Non credo esista il concetto di piano regolatore in Albania. Vedi un grattacielo di trenta piani senza finestre -abbandonato- accanto a un distributore di benzina -abbandonato- accanto a cinque palazzetti multicolor a schiera diroccati -abbandonati-, accanto a una villa stile impero romano senza finestre -abbandonata-.

Ci sono moschee sparse qua e là nelle aree industriali, nelle campagne, sui monti, che è difficile immaginare che vengano mai raggiunte da qualcuno. Nelle campagne vedi bunker di cemento, scheletri di case che potrebbero essere abitate, ma con pupazzi di stoffa impiccati a una corda e penzolanti dai balconi. Nelle aree rurali si utilizzano molto gli asini per trasportare i materiali, di taglia piccola, come mini-asini. Nelle città, a sorpresa, le automobili sono piuttosto di alto livello, credo infatti di aver visto molti più suv a Durazzo e Tirana che a Roma.

Tra i migliori troll subiti dall’Albania: vedere due uomini giocare a carte su un tavolino improvvisato, vicino al bordo di un’autostrada e sotto il sole, nel mezzo assoluto del nulla e lontanissimi da qualunque paese o città, che ti chiedi: a) come hanno fatto ad arrivare lì che non sembrano avere la macchina b) ma perché sono lì c) perché stanno giocando a carte a un metro dal bordo strada, a rischio di essere travolti da un camion. Almeno mettetevi un po’ più scostati e all’ombra!

Grecia: in questo viaggio abbiamo visitato solo la parte nord della Grecia, che mi è sembrata depopolata e con un paesaggio piuttosto asciutto. Le città in cui sono stato, ad esempio Ioannina e Kastoria, mi hanno lasciato l’impressione di assopimento di cui scrivevo sopra, di non possedere carisma. Salonicco, molto più grande, è senz’altro più animata, ma troppo turistica e caotica per i miei gusti.

Una cosa che mi ha un po’ sorpreso è che dovunque, soprattutto nei paesini meno conosciuti e più isolati, non sembrano esserci edifici antichi. Io sono abituato ai paesini pittoreschi dell’Italia, pieni di castelli, torri, costruzioni in pietra e dall’aspetto medievale. Nel nord della Grecia invece non ho visto nessun paese che tradisse una lunga storia. Molti piccoli paesi sono semplicemente gruppi di case dall’aspetto che definirei “normale”: con facciate in cemento, costruiti di recente. E le case antiche dove sono andate a finire?

Sorprendentemente, almeno per quanto mi aspettavo considerando i precedenti viaggi ad Atene, non è stato facile trovare cibo di qualità nel nord della Grecia. Nei supermercati c’era una predominanza di alimenti processati, e poco pesce fresco. Anche trovare un ristorante dove consumare un vero pasto è stato difficile. Ad Ioannina ad esempio sembra esserci solo una marea di caffè-bar, dove servono bevande e snack, ma pochissimi ristoranti.

Misteri: nelle campagne abbiamo notato qua e là piccoli campi di tabacco e di cotone. Che senso ha avere produzioni così piccole? Il tabacco magari viene rivenduto di contrabbando, ma il cotone? Un altro mistero è il numero esagerato di farmacie. In un paesino con piccolissima popolazione ne abbiamo contate cinque, quasi una accanto all’altra.

Macedonia: dopo l’intervallo di “normalità” nel nord della Grecia, che è comunque vicina all’Europa con cui sono familiare, il trolling è entrato nel vivo in Macedonia. È qui che ho visto alcune tra le scene più strane dei Balcani.

La maniera assurda di indirizzare i cavi elettrici negli edifici, di cui avevo comunque avuto già un assaggio in Albania: grossi grumi di cavi appesi in cima ai pali, da cui partono ragnatele in tutte le direzioni. Mi chiedo: se c’è un guasto ad uno dei cavi, come fa l’operaio a individuarlo in quel casino? Di nuovo ho visto tanti edifici incompiuti ed inutilizzati (ma non tanti quanti in Albania) e un’architettura dallo stile incredibilmente disomogeneo.

Una cosa curiosa è che più volte ho osservato le persone cercando di individuare quali fossero i tratti tipici della gente della Macedonia, e non ci sono riuscito affatto. In Albania, ad esempio, avevo trovato un certo schema ricorrente nelle strutture facciali. In Macedonia invece sono stato in un paio di città in cui, per quanto mi sforzassi, non c’è stato verso, finché mi sono dovuto arrendere all’evidenza: tutti sembravano avere tratti completamente diversi da tutti.

In Macedonia ho visto uno dei livelli più alti di oblio rispetto all’estetica (rimarrà alla storia la visita in una galleria d’arte contenente poster “artistici” che ho commentato -pure con arroganza- di poter scarabocchiare anch’io con la penna, magari mentre sono al telefono a chiacchierare) e al “concetto” di cibo. La qualità di frutta e verdura mi è sembrata ok, il problema è stato reperire le proteine: mancanza di pesce fresco ovunque (comunque giustificabile per un paese dell’entroterra) e soprattutto di carne di buona qualità (c’è tantissima carne processata e prevalentemente di maiale). Non ho mai notato cibo biologico nei supermercati in cui sono entrato.

Serbia: della Serbia ho visto pochissimo, abbiamo appena fatto un’incursione di qualche ora in macchina, nel sud, incontrando qualche villaggio piccolissimo sulla strada e fino a raggiungere la cittadina di Vranje, che ha molto vagamente l’aspetto di una cittadina di montagna del nord Italia. Non ho visto abbastanza comunque per poter notare particolari differenze rispetto ai paesi confinanti dei Balcani.

Kosovo: siamo entrati dal sud del paese e abbiamo guidato lungo tutto lo stradone che conduce alla capitale, Pristina. Inizialmente il Kosovo ci ha illusi con un paesaggio pieno di verde e natura, ma lo scenario si è velocemente trasformato: i bordi della strada hanno cominciato a popolarsi di negozi di grandi dimensioni: rivenditori di automobili, rivenditori di materiale edile, ristoranti. Una catena ininterrotta di attività commerciali, fino alla capitale, che rallenta decisamente il traffico. Tutti questi negozi mi davano comunque l’idea di non avere assolutamente clienti, eppure erano lì: aperti.

La scena si è ripetuta in città, a Pristina: una quantità impressionante di negozi di qualunque tipo, da centri estetici a rivenditori di elettronica, che sembravano sempre e per la maggior parte senza clienti. Non mi spiegavo perché li avessero aperti e come andassero avanti.

Pristina stessa ha un’architettura selvaggia: grattacieli mischiati a moschee mischiate a caserme di cemento. Anche qui i grumi di cavi elettrici campeggiano ovunque. È stato interessante scoprire che il centro è pattugliato da soldati americani, per lo più ragazzi ventenni inconsapevoli e con l’attitudine “stiamo salvando il mondo”. In realtà, dal poco che so della storia del paese, deduco che vengano tenuti lì a passeggiare dall’America come monito, dopo che il Kosovo è stato sottratto alla Serbia.

Da segnalare, ancora riguardo le attività commerciali, una particolare ossessione per gli autolavaggi, visti ovunque, anche nelle campagne più sperdute, ma di cui molti abbandonati da tempo. Anche in Kosovo ho visto molti edifici incompiuti e inutilizzati. Situazione cibo simile alla Macedonia: frutta e verdura ok ed economiche, ma tantissimo cibo processato, zero pesce fresco e carne per lo più industriale. Livello di trolling generale, comunque: altissimo.

Montenegro: secondo le statistiche la popolazione del Montenegro è tra le più alte del mondo. Curiosamente, appena arrivati nel primo paesino della zona più interna e montagnosa, abbiamo constatato subito che davvero tutti sembravano più alti. Ne abbiamo avuto conferma anche in seguito, guardandoci intorno nella capitale (Podgorica) e nelle zone costiere: per qualche motivo la popolazione montenegrina è decisamente alta.

Dopo il trolling estremo subito da Albania, Macedonia e Kosovo, la sensazione che ho avuto entrando in Montenegro è stata di un -parziale- ritorno alla normalità. Anche se in effetti avrei potuto sospettarlo dal nome, o fare un minimo di ricerca prima, ho scoperto che il Montenegro è quasi totalmente montagnoso, e montagne anche molto alte. È gia sulle montagne che la qualità del cibo ha fatto un piccolo passo avanti: nei supermercati si cominciavano a trovare prodotti salutari, fino ad arrivare alle coste dove è finalmente apparso un po’ di pesce fresco (seppure meno di frequente e meno economico di quanto si sperava).

Ci sono dei bei posti sulla costa, ovviamente non quelli ormai già rovinati dal turismo di massa come Cattaro e Budua, ma in generale mi hanno dato la sensazione di mancare carattere e di essere un po’ “spenti”. Il Montenegro è un’altro di quei posti che mi ha trasmesso una vibrazione generale di assopimento.

Bosnia-Erzegovina: anche in questo paese abbiamo fatto solo un’incursione in macchina di qualche ora. L’area che abbiamo attraversato è proprio una di quelle che maggiormente mi ha fatto venire il pensiero “guarda quanta terra libera”. Ho visto interi altipiani senza la minima traccia di presenza umana.

Fuori dalle cittadine, ancora una volta, ho notato la quasi totale assenza di agricoltura e pastorizia. Nei pochi campi coltivati ho visto più che altro il tabacco, che avevo notato spesso anche in Grecia.

Croazia: la Croazia era diventata una destinazione turistica molto popolare circa venti anni fa, perché economica e con un mare molto bello. L’impressione che ho avuto in questo viaggio è che la situazione sia un po’ cambiata: la costa è ancora bellissima, ma temo che il turismo abbia eroso il fascino di diversi posti.

È a Ragusa, nonostante il bellissimo panorama che ho ripreso nel mio video, che ho visto la fase finale, e più estrema, degli effetti del turismo di massa: file di club, ristoranti “per turisti”, negozi di souvenir, e turisti sonnambuli a girovagare nel mezzo. Ben distante dal mio desiderio di vedere luoghi autentici, ma decisamente interessante da vedere dal punto di vista “antropologico”, come ha commentato uno dei miei amici.

Dai pochi giorni che ci ho trascorso in questo viaggio, la Croazia mi ha trasmesso una vibrazione simile a quella del Montenegro: bella, bellissima in alcuni punti, ma al netto del ronzio turistico un pochino spenta, e carente carisma.


Note: ho appreso che i pupazzi appesi ai balconi dell’Albania sono dei “dordolec” (spaventapasseri), che secondo la credenza popolare servono a proteggere la casa, la famiglia e gli animali dal malocchio e dall’invidia.

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